Lettera di Bennardo Mario Raimondi: aiutatemi, ho bisogno di voi

Riceviamo e pubblichiamo un appello da Bennardo Mario Raimondi, ceramista siciliano, vittima di usurai e testimone di giustizia.

Salve, mi chiamo Raimondi Bennardo Mario, sono di Palermo ho 53 anni e sono un artigiano ceramista e presepista dal 1976, cioè da quasi 38 anni. E’ dal 2003 che la mia vita e quella della mia famiglia è un inferno; vittima di usura dal 1998 decisi di denunciare nel 2006. Sapete, non è facile specialmente quando ricevi minacce forti. Nel 2003 persi tutto: casa negozio lavoro ecc, per finire di pagare queste- diciamo- persone.
Dopo che denunciai, persi pure amici, parenti, clienti, fu un vero inferno di isolamento, minacce, intimidazioni, attentati.
Lo scorso anno finì il processo con la condanna prima di uno e poi di un altro usuraio, ma continua il processo per estorsione, aspetto ora forse i risarcimenti: uno di 15mila euro e l’altro di 250mila euro, chissà se arriveranno.
Tranne qualche aiuto tipo assistenziale tipo Caritas parrocchia o qualche vendita di beneficenza non ho ricevuto altro, se non il contributo per le vittime di usura, ma da restituire: non so come, però.
Assurdo anche questo, poi nessuna tutela per nessuno: per esempio ho dovuto trasferire mia figlia dalla scuola perché per colpa mia veniva insultata e tra  tanti problemi anche la morte di un figlio di soli 3 mesi e un altro figlio che ora ha 12 anni con vari problemi di malformazioni.
Dopo Avere scritto a sindaco, onorevoli, Presidente della Regione Sicilia, Presidente della Republica, commissione antimafia ecc, mi decisi, data la loro indifferenza, a scrivere a Papa Francesco, anche per avere un supporto psicologico umano. Mai potevo pensare che proprio Papa Francesco, unico, mi rispondesse e mi desse anche un piccolo contributo di mille euro; per me e mia moglie è stata una gioia immensa, un miracolo. Avevamo bisogno e abbiamo ora bisogno di parole di solidarietà, oltre che di un aiuto economico.
Ho avuto dei problemi burocratici perché io non ho un c/c bancario, quindi ho rispedito l’assegno al Vaticano che poi mi ha spedito i soldi con un vaglia postale. Ma il problema purtroppo persiste; speravo che andando in Rai avrei avuto un minimo di aiuto, quanto basta per ricominciare dignitosamente a lavorare, ma invece no: i giornalisti o le tv locali neanche mi rispondono come se fossi diventato io il mafioso. Non è vita questa, già lo scorso anno l’8 marzo tentai il suicidio, perché l’ indifferenza e il silenzio uccidono più della mafia, è vero, ma oggi, dopo aver capito lo sbaglio,  non mi uccido, ma batto il pugno perché non posso morire di solitudine di indifferenza o altro.
La mia famiglia i miei figli meritano rispetto, cosa che a Palermo la società ha fatto mancare: devo costruire per i miei figli, io ormai non conto più nulla e se rischio ogni giorno la vita è solo per loro, è giusto così.

Non può un artigiano che ha avuto il coraggio di denunciare finire cosi nel dimenticatoio. Chi volesse saper di più, può visitare il sito www.bennardomarioraimondi.weebly.com io sono e sarò sempre a vostra disposizione, il mio è un grido di aiuto disperato, volgio soltanto lavorare fino a quando le mie forze potranno. 

Ora sto seguendo il consiglio di un amico, che mi ha suggerito di andare a Roma, dove potrebbero esserci per me più possibilità; se avete dei progetti, prospettive, soluzioni aiutatemi. 

Bennardo Mario Raimondi

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