Murati Vivi: risposta ambigua e dilettantesca dal Ministero dell’Interno circa la “nave dei misteri”

Ambigua e dilettantesca la risposta del Ministero dell’Interno sulla vicenda della nave dei misteri che ha caricato o plutonio o uranio, o forse entrambi, all’interno dell’arsenale della Marina Militare alla Spezia, nella notte tra il 3 e il 4 marzo. Non è accettabile da qualsivoglia istituzione un tale livello di elusione e amatorialità nelle risposte su temi così delicati come la sicurezza, le procedure d’emergenza e la trasparenza.
Assicurazioni generiche, da chi poi non fornisce nemmeno l’identificazione precisa del sito di provenienza del trasporto e la natura del materiale trasportato, non hanno credibilità.
Dove sono i dati sulle procedure d’emergenza da adottare, l’analisi, le simulazioni, i risultati delle esercitazioni (obbligatorie) che dovrebbero essere state fatte, e non in generale, ma sul modello specifico della distribuzione degli abitati, sui venti e la conformazione orografica del golfo della Spezia?
Quali scenari sono stati previsti?

Il concetto di sicurezza inverificabile, segreto e calato dall’alto fu già la Marina Militare con un piano d’emergenza che prevedeva poco più che una serie di infantili nomi in codice da dare agli abitanti morti (falci) o contaminati (fulmini), in caso di incidente nucleare di un sottomarino straniero (mare lucente).
Neanche fossimo bestiame.
Siamo di fronte ancora una volta a questo basso livello di considerazione? La “gestione dell’emergenza” prevede ancora una volta solo come contare morti e malati? Non ci stiamo ad essere tagliati fuori su decisioni che riguardano la nostra salute. La fiducia verso le istituzioni, in una democrazia, non può essere cieca per definizione. Ma ora ci viene richiesto un atto di fede. Di cosa le istituzioni si rifiutano realmente di parlare? Cosa c’è di inconfessabile dietro a questo trasporto?
Vogliamo ben sperare che i rischi siano stati ridotti al minimo, ma come possiamo crederlo se il ministero non riesce neanche a dare un nome ai contenitori per il trasporto nucleare? I cask (o flask) non sono davvero un segreto e neanche difficili da capire. Si invocano dati di misurazione dell’ISPRA ma non li si illustra, e se è andato tutto bene sarebbe ottima cosa mostrarli.

Ancora una volta poi si precisa che il “materiale fissile” non sarà per uso militare, ma è come dire che un carico di “polvere da sparo” è per uso civile.
Come cittadini abbiamo a questo punto il dovere di credere solo a ciò che viene dimostrato e non a blande rassicurazioni. E stiamo aspettando da ormai quasi due settimane.

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