Il mio compagno di banco Ramòn Mercader, di Victor Zaslavskj. Recensione di Daniele Ceccarini

Victor Zaslavsky è noto per le ricerche scientifiche molto approfondite sull’URSS, lo stalinismo e il comunismo, con questo volume ha voluto cogliere in una raccolta di piccole cronache “quanto il più comico assurdo possa convivere lugubremente con la vita quotidiana”. Un’opera piacevole e sicuramente divertente che ci fa incontrare così personaggi assurdi: il traduttore di poeti asiatici inesistenti; il reparto segreto dei matti che si credevano Lenin o Stalin; gli scrittori vietati perché autori di scritti antisovietici già prima della rivoluzione; il clown deportato per un vecchio numero diventato diffamazione del sistema sanitario; l’esperto in esplosivi che resiste a minare la chiesa di Dostojevskij: “Ma a lei cosa importa di Dostojevskij – gli obietta il capopartito – che non è nemmeno russo?”; la biblioteca dove chi chiede in prestito un libro straniero deve presentare contemporaneamente la traduzione.
Si tratta di storie che sono qualcosa di più di vicende di un regime, diventano il dramma esistenziale dell’individuo che ricerca la propria identità in un sistema dove tutto è organizzato previsto, programmato. Victor vede la follia che lo circonda e cammina con serenità senza giudicare, ma cercando con l’ironia di sorridere perché in fin dei conti il sistema per quanto ottuso e terribile resta altro da lui. Giustamente è stato detto che “il filo conduttore del libro è la delicatezza con cui Victor descrive vicende e storie singolari e la capacità del protagonista di convivere con la banalità della dittatura”. Con questo libro Victor Zaslavsky manifesta un’abilità non comune nel descrivere “vicende drammatiche e terribili di ordinaria follia”. Victor all’interno del mondo ottuso e ostile che lo circonda conduce la sua personale rivoluzione: leggere per inseguire i sogni, percorrere tutti i gradini di una gerarchia assurda, di censure prive di senso per trovare nella bellezza del racconto la fiducia di vivere. L’amore per la cultura assume una dimensione esistenziale una dimensione esistenziale, diventa l’unico modo per non essere fagocitato dal sistema. Improvvisamente si trova accanto un insolito compagno di banco: è Ramon Mercader, l’assassino di Leon Troskij! Il destino ha posto accanto accanto a Victor. il personaggio, che si aggira nella biblioteca come un fantasma. Victor lo osserva curioso leggere libri sospetti e sente i suoi pensieri nella sala della biblioteca. Un libro quindi che affascina il lettore dalla prima all’ultima pagina che alla fine ha il dubbio se Ramon Mercader è realmente stato accanto a Victor o è stata la materializzazione dei fantasmi dei libri che Victor leggeva.

Victor Zaslavsky (1937-2009), dopo i primi studi in ingegneria minerario, consegue una seconda laurea e lavora come insegnante per alcuni anni sociologia presso l’Università di Leningrado. Nel 1975 insegna sociologia all’Università di St. John’s in Canada. Autore di saggi di sociologia politica, tra cui Il consenso organizzato (Bologna, 1981) e The Neo-Stalinist State (New York, 1982), suoi racconti sono stati pubblicati in inglese, tedesco e russo. La casa editrice Sellerio ha pubblicato Il dottor Petrov parapsicologo (1985) e Il mio compagno di banco Ramón Mercader (2011)Tra le principali opere pubblicate in Italia di Victor Zaslavsky si deve ricordare Lo stalinismo e la sinistra italiana e Storia del sistema sovietico. L’ascesa, la stabilità, il crollo e infine in collaborazione con Elena Aga Rossi, Togliatti e Stalin – Il PCI e la politica estera staliniana negli archivi di Mosca.

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