Fondazioni liriche: il Vajont del melodramma

Una volta i grandi teatri italiani (14 per l’esattezza) erano classificati in“Enti Autonomi” ma visto che di autonomo non c’era più niente o meglio c’era solo la capacità di produrre debiti… vennero quindi trasformati con decreto legge 376 del 1996 in “Fondazioni Lirico-Sinfoniche”: obbiettivo privatizzazione. Fu così che teatri come la Scala o il Petruzzelli o il Carlo Felice passarono di mano dal Ministero del Turismo e dello Spettacolo (abolito) ad un fac-simile di federalismo culturale misto pubblico-privato.  La politica intuii subito il potenziale del serbatoio clientelare delle principali aziende culturali italiane per trasformarle successivamente in veri e propri “assumifici” pubblici: non c’è Fondazione Lirica esente da un sovraorganico amministrativo e organizzativo a tal punto che il libro paga del personale dei nostri Teatri rappresenta il 70% delle risorse : un caso unico al mondo.

Conseguentemente le produzioni e le rappresentazioni sono arrivate ai minimi storici:stagioni liriche ridotte al lumicino per assenza di risorse economiche : un collasso di fronte al quale nessuno è in grado di poter offrire per i prossimi anni alcun tipo di risposta se non attendere il pensionamento di centinaia di dipendenti inutili e improduttivi o peggio,come sta già avvenendo, il licenziamento. I debiti sono principalmente nei confronti di banche, le stesse banche che piazzano di tanto in tanto consiglieri nei CDA il quale compito dovrebbe se non altro garantire più oculatezza di spesa. Nulla di tutto ciò e quindi di punto in bianco ci si accorge che la Scala di Milano chiude il 2013 con 47,3 milioni di debiti mentre il San Carlo di Napoli si “accontenta” di sforare di 43,5 milioni e a seguire altri dodici Fondazioni per un totale di 340 milioni di buco. Fino al 2012 parte di questi sforamenti erano ammortizzati da entrate messe a disposizione dal FUS (fondo unico per lo spettacolo) voluto dal Ministro Bondi dal quale queste sanguisughe succhiavano l’88% delle risorse !!! Nel 2012 il Ministro Bray cambia le carte in tavola e vara la legge 112 detta “Valore Cultura”. Una legge capestro che obbliga le Fondazioni ad un severo ridimensionamento pena declassamento. In pratica si taglia, si produce meno e se si licenzia accanendosi principalmente sull’organico artistico e riducendo in questo modo la qualità e la quantità delle produzioni. Una vera e propria mannaia che penalizza tutti e tutto esclusi i Sovraintendenti e i Direttori Artistici i cui stipendi oscillano ad oggi dai 180 ai 500 mila euro l’anno.

Una situazione esplosiva e ingestibile : serve liquidità (340 milioni di buco) ma è impensabile in un momento come quello attuale che il nuovo Ministro Franceschini stacchi un assegno del genere. Intanto la situazione sta letteralmente precipitando e viene anche da dire “chi è causa del suo mal pianga se stesso” ma in Italia a piangere sono sempre i più deboli e non certo i super dirigenti e super direttori artistici griffati e imposti dai brand politici nazionali.

I sindacati non possono chiamarsi fuori da questo sfacelo : il contratto nazionale dei lavoratori dei teatri (coro e orchestra) è intraducibile e impresentabile fuori dai confini nazionali. Orari di lavoro più bassi d’Europa, rigidità assoluta e poca voglia di far lavorare. George Pretre celebre direttore d’orchestra francese diceva sempre che le orchestre italiane erano impossibili da gestire e un giorno al Teatro La Fenice di Venezia durante le prove di Don Carlos venne interrotto dal capo orchestra nel bel mezzo di un’aria: “Maestro sono le 22.00 noi abbiamo finito o….straordinario “ . Pretrè lancio in aria la bacchetta gridandogli “ non siete musicisti, siete peggio dei mercenari” e chiuse definitivamente con il Teatro veneziano. Se un coro esegue un opera in lingua originale (Carmen per esempio) ha diritto ad uno straordinario, così se indossa barba o baffi finti, così se il regista chiede loro movenza scenica “particolare” ovvero non rimanere impalati . Se un’orchestra suona all’aperto e la temperatura è oltre i 27° centigradi scatta lo straordinario . Non contiamo poi i giorni di lavoro mediamente al 50% in meno di qualsiasi altra professione. Una vergogna .

Perché allora non decentrare nei periodi di chiusura dei teatri (maggio/novembre solitamente) gli organici artistici (coro-orchestra) pagati comunque in situazioni di recite all’aperto o nei teatri minori di tradizione ? Perchè non sfruttare le risorse umane disponibili ,le scene,i costumi di produzioni anche celebri costate un occhio della testa, utilizzate per 8 recite e lasciate ammuffire nei capannoni di cui questi teatri dispongono ? Che senso ha negare la propria collaborazione culturale in contesti in cui la lirica è stata abbandonata e continuare a stipendiare migliaia di persone che per 5/6 mesi l’anno rimangono a casa ad oziare ? Oltretutto i teatri minori di provincia erano il grande vivaio delle giovani leve del canto nonché banco di prova indispensabile prima di poter ambire di esibirsi nei grandi teatri.

Ultima analisi: perché non rendere accessibili i Teatri gestiti dalle Fondazioni a chi chiede il noleggio o meglio perché “sparare”30/40 mila a sera per il noleggio di una Fenice di Venezia ? Cifre fuori mercato che rendono inaccessibile l’utilizzo della struttura. Si preferisce quindi tenerla chiusa per 6/7 mesi l’anno pur continuando a stipendiare il personale di sala e di portineria impegnato con la settimana enigmistica o il sudoku. E se invece questi 14 teatri chiedessero 6/7 mila €uro a sera (quotazione di mercato reale) le manifestazioni extra-cartellone sarebbero molteplici e almeno in parte la casse dei teatri ammortizzerebbero le spese relative agli occupati-disoccupati facendogli fare il lavoro per cui sono retribuiti annualmente.

Manca un Ministero specifico per il teatro , così come è concepito in tutta Europa. Il nuovo ministero della Cultura dovrà interagire con troppi settori e ciò significherà altri stanziamenti a pioggia . Negli anni ’70 (Legge Corona) i Comuni minori che possedevano teatri di tradizione potevano avvalersi della collaborazione di impresari lirici qualificati. Per ottenere la qualifica era necessario essere in possesso di un curriculum artistico e personale di ottimo spessore. Il Comune di Forlì (per fare un esempio) chiedeva al Ministero del turismo e dello spettacolo (abolito) la sovvenzione statale per una o più rappresentazioni annuale di opere liriche da affidare all’impresa lirica x o y. Una commissione del Ministero in base allo “storico” del Teatro concedeva delle quote fisse per n° opere 3 o 4 o 5 e così via…. Le opere di repertorio ricevevano 5.000.000 a recita, quelle fuori repertorio il 25% in più. Per repertorio s’intendeva un’opera popolare che avrebbe potuto garantire un buon incasso, questo a sua volta indispensabile per l’impresario. Certamente Boheme di Puccini incassa molto più di Lodoletta di Mascagni però tutte e due le opere rappresentano un patrimonio culturale. Ecco allora nell’intenzione della legge facilitare con un supplemento contributivo la rappresentazione di opere minori. Ogni Comune che disponeva di un Teatro (oggi teatri di tradizione) annualmente veniva messo nella condizione di poter svolgere la propria stagione lirica a dispetto degli Enti ora Fondazioni liriche che non gradivano questa concorrenza. Ma perchè non la gradivano ? Semplice : saltava fuori la sperequazione qualità-spesa – Se il Teatro di Forlì produceva cinque recite di Verdi con soli 25.000.000 di lire di sovvenzione+ incassi e l’impresario otteneva oltretutto un utile per se stesso , come mai per una produzione simile in un Ente Autonomo 500.000.000 milioni di contributo+incassi avrebbero comunque chiuso con segno finanziario negativo?
Facile, troppo facile da intuire, allora elimina la legge Corona, elimina il Ministero dello Spettacolo e affidiamo tutte le risorse a 14 grandi teatri, ieri Enti Autonomi oggi Fondazioni.
Risultato: la lirica in provincia è sparita o quasi, le Fondazioni sono al collasso (speriamo definitivo) e il buco di 340 milioni di €uro lo pagheranno i soliti noti.
Addio Melodramma , addio soldi.

Maurizio Macaluso (www.dietrolequinte.org)

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