Michel Henry, Una filosofia dell’economia. Recensione di Daniele Ceccarini

In questo volume dedicato all’economia, Michel Henry compie una lettura assolutamente originale del pensiero di Karl Marx. Secondo Henry il fulcro del pensiero di Marx è “l’opposizione radicale di ciò che è l’azione in se stessa rispetto all’azione quale oggetto dell’intuizione e di rappresentazione, vale a dire quale “azione del pensiero”. In questo senso, la ricerca di Henry ha come presupposto l’individuo, in quanto vita immanente e determinazione monadica. La genesi dell’economia consiste nel fatto trascendentale dello scambio lavoro reale e lavoro astratto. In questo senso l’economia rompe il ciclo organico della vita e diventa alienazione, in quanto la realtà della realtà economica è tutta incentrata sulla dialettica valore d’uso e valore di scambio. Per questa ragione, la teoria dello scambio propria dell’economia classica, che riduce il lavoro ad una categoria oggettiva che fa sì che il lavoro possa essere misurato e quantificato, è del tutto priva di fondamento. Marx è, secondo Henry, un filosofo che pone al centro della propria ricerca: l’uomo nella prassi. Henry mette in luce che Marx dimostra che il lavoro non è una categoria oggettiva, ma è reale, vivente, soggettivo e creatore di valore. Il lavoro costituisce la possibilità trascendentale dell’economia stessa e in modo specifico di quella capitalistica. Per Henry è compito della filosofia mostrare come l’economia riposi sulla “vita”, ossia in ciò che Marx chiama la “prassi”, vale a dire il “lavoro vivente” del lavoratore. Una lettura certamente complessa, ma sicuramente importante.

Michel Henry compie gli studi alla Sarbonne con la tesi “Le bonheur de Spinoza” (La beatitudine in Spinoza). Inizia la carriera di professore di filosofia e lavora al Centre national de recherches scientifiques di Parigi, insegna all’estero e in Francia per diventare in seguito professore ordinario all’Università Paul Valery di Monpellier.
Ad Henry va riconosciuto il merito di essere il fondatore della “fenomenologia radicale della vita” che è esposta in “L’essence de la manifestation” del 1963. La fenomenologia di Henry è stata definita “radicale” in quanto studia che la manifestazione dei fenomeni esterni ha le sue “radici” nella donazione (la donation) della vita pura e non-intenzionale. Henry applica il suo pensiero filosofico a problemi politologici, a tematiche psicologiche, alla critica d’arte e cultura (in “La barbarie” e nel suo libro sull’opera di Kandinsky) e alla filosofia e alla religione. E’ anche autore di romanzi e racconti, molti dei quali tradotti in italiano.

Michel Henry e lo scientismo

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