Donne di mare, donne damare a Balnearia

Da anni, molto prima che si parlasse delle “quote rosa” sulle spiagge, operavano con passione e professionalità tante donne, bagnine che si sono guadagnate per bravura e professionalità la stima dei colleghi come degli ospiti estivi. Le bagnine, assieme a tutte le donne che lavorano nel settore della balneazione, hanno dato vita a un’associazione spontanea “Donne Damare” che in pochi mesi è diventata protagonista grazie ad iniziative che hanno premiato la loro capacità di fare gruppo e di rappresentare i problemi della categoria che ha storia e cultura imprenditoriale. Tanto lavoro e tanto impegno ha dato anche altri frutti: un bel volume “Storie di mare di donne damare” che ha come sottotitolo “Racconti, testimonianza, appelli salmastri”, curato da Bettina Bolla e Fulvia Frallicciardi con la collaborazione di Donnedamare che è stato presentato ufficialmente a Balnearia 2014.

In questo volume, duecento pagine di storie, documenti, fotografie, riflessioni c’è il racconto di tante vite, di donne, di uomini e delle loro famiglie alle prese con le fatiche i disagi e anche le piccole soddisfazioni di un lavoro dalle mille sfaccettature, un lavoro particolare, spesso mal capito e denigrato ma che nessuna di loro cambierebbe per niente al mondo.

È una soddisfazione essere riuscite a realizzare questo libro – ha detto Bettina Bolla presentandolo in fiera – che fa seguito al nostro impegno avviato con la creazione di Donnedamare l’associazione che ci ha dato modo di incontrarci e riscoprire una cultura e dei valori comuni. In questo libro abbiamo raccolto le nostre storie e i ricordi collettivi per aiutare anche i più distratti a capire che il nostro mondo è fatto di aziende ma anche di persone con le loro storie, i valori, le tradizioni che ne fanno un aggregato unico, un valore insostituibile. È un processo importante che porta conoscenza e autostima all’intero settore che vuole dimostrare che esiste anche un’imprenditoria balneare femminile, con migliaia di donne impegnate a gestire in prima persona le aziende di famiglia. Lo abbiamo in tante occasioni e lo ribadiamo anche in questo libro: non ci può essere un’Europa in cui si parla di pari opportunità e poi si toglie il lavoro a 60mila donne italiane che lavorano nell’ambito della balneazione e dei servizi”.

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