Nicola Giusteschi Conti: l’amministratore di sostegno

La legge n. 6 del 9 gennaio 2004 ha introdotto nel nostro ordinamento, accanto alle tradizionali figure dell’inabilitazione e dell’interdizione, quella dell’amministrazione di sostegno.
Si tratta di una misura di protezione di carattere generale che ha la finalità di offrire a chi si trovi nell’impossibilità, anche parziale e o temporanea, di provvedere ai propri interessi uno strumento di assistenza che ne sacrifichi nella minore misura possibile la capacità di agire, distinguendosi, per tale caratteristica, dagli altri istituti a tutela degli incapaci, quali, appunto, l’interdizione o l’inabilitazione.
Esso è stato concepito proprio con tale duplice finalità, di potersi adattare quanto più sia possibile alle esigenze del beneficiario, limitandone, nel contempo, nella misura minore possibile la capacità.
A differenza, infatti, dagli altri due istituti, nei quali il tutore o il curatore hanno compiti e doveri prestabiliti dalla legge che limitano del tutto o comunque in misura molto profonda l’autonomia dell’interdetto o dell’inabilitato, il beneficiario rimane completamente autonomo in tutte le sue attività, ad eccezione di quelle inserite nel decreto di nomina di amministratore di sostegno.
In tal modo tutti gli atti non espressamente sottratti alla disponibilità del beneficiario saranno perfettamente validi, salvo l’annullabilità per incapacità naturale (art. 428 c.c.).
Per questo motivo la richiesta di nomina di amministratore di sostegno deve essere molto articolata e dettagliata; deve descrivere i presupposti di fatto sui quali si ritiene si fondi e deve anche descrivere quali atti dovrebbero essere sottratti alla libera disponibilità del beneficiario.
Ciò è ancora più necessario allorquando il beneficiario versi in una condizione di incapacità non continua o poco apparente.
Appare di tutta evidenza che allorquando si sia nella necessità di svolgere attività semplici e senza un eccessivo rischio che il beneficiario ponga in atto comportamenti pregiudizievoli a se medesimo, sia indubbiamente lo strumento che meglio si presti; laddove invece la consistenza e la complessità delle attività fossero elevate, in presenza delle condizioni di cui agli articoli 415 e 416 c.c., l’inabilitazione o, addirittura, l’interdizione potrebbero risultare più efficaci.
Giusta il disposto dell’art. 417 c.c. i legittimati a promuovere la nomina dell’amministratore di sostegno sono: il coniuge, i parenti entro il quarto grado, gli affini entro il secondo, il tutore, il curatore, la persona stabilmente convivente e il Pubblico Ministero.
Per quanto riguarda il PM, esso può esercitare tale legittimazione anche su sollecitazione anche non di soggetti indicati dagli artt. 406 e 417 cc, quindi anche, come si dirà più diffusamente oltre, dai servizi sociali, ovvero dal medico curante, laddove tutti gli altri fossero inerti.
Il citato art. 406, al III comma, prevede un vero e proprio dovere a carico dei responsabili dei servizi sanitari o sociali direttamente impegnati nella cura o nell’assistenza della persona, i quali, a seconda dei casi, potranno anche solo limitarsi a una relazione al PM, ovvero esercitare direttamente la legittimazione e quindi chiedere al Giudice tutelare la nomina di un amministratore di sostegno. Si tratta, come detto, di un vero e proprio dovere legato al loro ufficiose ai doveri di assistenza su di essi gravanti.

Per quanto attiene alla persona da nominare, l’art. 408 c.c. indica innanzitutto il criterio che deve orientare la scelta, ovvero con esclusivo riguardo alla cura ed agli interessi della persona del beneficiario. L’amministratore di sostegno può essere designato dallo stesso interessato, in previsione della propria eventuale futura incapacità, mediante atto pubblico o scrittura privata autenticata. In mancanza, ovvero in presenza di gravi motivi, il giudice tutelare può designare con decreto motivato un amministratore di sostegno diverso. Nella scelta, il giudice tutelare preferisce, ove possibile, il coniuge che non sia separato legalmente, la persona stabilmente convivente, il padre, la madre, il figlio o il fratello o la sorella, il parente entro il quarto grado ovvero il soggetto designato dal genitore superstite con testamento, atto pubblico o scrittura privata autenticata.
Non possono ricoprire le funzioni di amministratore di sostegno gli operatori dei servizi pubblici o privati che hanno in cura o in carico il beneficiario.
Il giudice tutelare, quando ne ravvisa l’opportunità, e nel caso di designazione dell’interessato quando ricorrano gravi motivi, può chiamare all’incarico di amministratore di sostegno anche altra persona idonea, ovvero uno dei soggetti di cui al titolo II al cui legale rappresentante ovvero alla persona che questi ha facoltà di delegare con atto depositato presso l’ufficio del giudice tutelare, competono tutti i doveri e tutte le facoltà previste nel presente capo.

Advertisements
Annunci
Annunci

Lascia un commento

Time limit is exhausted. Please reload CAPTCHA.