Oh boy! Un caffé a Berlino.

Il film  del regista tedesco Jan Ole Gerster racconta una giornata berlinese del giovane protagonista Niko Fischer. Sono ventiquattrore di un vagabondare tra storie metropolitane che gli capitano tra le mani suo malgrado, mentre cerca solo di trovare un buon caffé. Abbandonata l’Università senza dire niente al padre si trova la carta di credito bloccata, un appartamento da cominciare a viverci dentro dopo aver lasciato la sua ragazza senza un apparente motivo, e in queste scarse vicende intravediamo la Berlino dei locali, dei set cinematografici, dei teatri sperimentali. Un personaggio ambiguo quello di Niko, né disperato né ai margini, a cui tutti si rivolgono nel tentativo di ricerca di affetto (il vecchio che gli muore tra le braccia mentre cerca ancora un caffé al bar, l’anziana che gli fa provare la sua poltrona da decubito, la vecchia compagna di classe, ex grassa): una figura degna de La nausea di Sartre e che non avrebbe stonato dentro qualche film della Nouvelle Vague francese. Molto divertente la scena in cui, invitato da una amica attrice, piomba con il suo compagno di vagabondaggio, nel teatro underground dove debutta una piéce: la situazione al limite del ridicolo, è una pantomima contemporanea fatta per intellettuali spinti, categoria a cui nessuno dei due ragazzi appartiene. E al party alla fine dello spettacolo vengono insultati dal regista-coreografo perché avevano rumoreggiato in sala;  le argomentazioni del regista in difesa dell’inaugurabile piéce avevano a che fare con il senso di appartenenza a una categoria di artisti liberi e incompresi, non sovvenzionati dal teatro di Stato,ma ridotti a fare spettacoli in scantinati e sempre mal pagati.

 Girato completamente in bianco e nero, il film ha avuto tre nomination agli European Film Award, segno di una rinascita vigorosa della cinematografia giovane tedesca. Non c’è da stupirsi. Anche nel teatro il cuore della sperimentazione è Berlino. Basti ricordare René Pollesch, i Rimini Protokoll, oltre a Thomas Ostermaier e Frank Castorf.

Un film che sicuramente non rimarrà nella storia ma che lascia un senso di tranquillità interiore, un positivo sentimento che deriva dalla speranza che si possa ancora, come il protagonista, decidere come trascorrere la vita o anche solo una giornata, senza inseguire necessariamente i tempi della produzione.

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