Museo del Bijoux di Casalmaggiore: scelto dalla nostra testimonial del mese Samatha Rossi

Istituito nel 1986 e allestito nella nuova sede nel 1996, è un museo specializzato del patrimonio storico-industriale. Vi sono conservati oltre 20.000 oggetti d’ornamento e accessori, tutti prodotti dalle diverse fabbriche di Casalmaggiore tra la fine dell’Ottocento e gli anni ’70 del Novecento. Nelle sale del Museo sono esposte anche macchine utensili, attrezzi, fotografie e cataloghi che documentano quello che fu un fenomeno industriale pressoché unico in Italia. Per scolaresche e gruppi sono possibili svariate attività laboratoriali.

Nel 1928 era stato inaugurato lo stabilimento delle Fabbriche Riunite Placcato Oro, in cui erano confluite tre realtà locali dedicate alla produzione del cosiddetto “oro matto”, nate alla fine dell’800 dall’impulso imprenditoriale di Giulio Galluzzi. La produzione delle Fabbriche Riunite continuò fino agli anni Settanta: fu a quel punto che, dimessi archivi e macchinari, a Casalmaggiore si pensò di conservare tanta parte di storia locale, ma anche nazionale, visto che le Fabbriche Riunite costituivano un caso unico in Italia, con clienti in tutto il mondo, dall’America Latina al Medio Oriente, fino all’Africa. Dai lasciti aziendali è nato nel 1986 il Museo del Bijou, che dieci anni dopo ha trovato la sua sede definitiva nel seminterrato dell’ex collegio dei Barnabiti. Sotto le suggestive volte in mattoni, le grandi teche in vetro illustrano un secolo di storia del costume e della moda, dall’era vittoriana fino agli hippies, attraverso l’esposizione di migliaia di pezzi provenienti dai campionari. Piccoli oggetti che testimoniano una produzione unica e dimostrano come nella moda tutto ritorna, con cicli creativi che attingono al passato”
Bell’Italia, n. 264 aprile 2008, pag. 167

Storia e collezioni
La produzione di bigiotteria a Casalmaggiore, oggi cessata, rappresenta l’unica esperienza di questo tipo in Italia che abbia assunto dimensioni industriali. All’inizio si trattava di una produzione artigianale, legata alla bottega dell’orafo Giulio Galluzzi che, avendo messo a punto la tecnologia del “placcato-oro”, intorno al 1880 avviò le esportazioni di gioielli in metallo non prezioso ad imitazione dei prodotti d’oreficeria. La produzione in serie consentì il moltiplicarsi dei laboratori e la fondazione di nuove fabbriche; Casalmaggiore, pur di fronte ad industrie europee e nordamericane già consolidate e affermate sui mercati mondiali, riuscì a conquistarsi una nicchia di mercato che andava dal sud America al Medio Oriente. Dai primi anni ’30, quando le tre maggiori imprese operanti a Casalmaggiore (Federale, Galluzzi e Maffei) erano ormai confluite nella nuova Società Anonima Fabbriche Riunite Placcato Oro, accanto al bijou d’imitation iniziò la produzione, di bigiotteria “fantasia”, fatta di forme e materiali nuovi, fortemente legata alla moda e influenzata dai fatti sociali, sportivi, politici, bellici, militari, religiosi. A quest’epoca risale anche la diversificazione della produzione: oltre alla bigiotteria si producono portasigarette, portacipria, portarossetto, oggettistica e medaglistica pubblicitaria e devozionale, soprammobili, servizi da scrittoio. Questa tendenza alla diversificazione si accentua nel dopoguerra: dopo il 1945 entrarono in produzione gli occhiali da sole e poi radio, registratori, televisori e, infine, motori elettrici; la denominazione stessa della ditta, da Fabbriche Riunite Placcato Oro, divenne Fabbriche Industrie Riunite (FIR). A seguito della completa conversione della produzione attuata dall’azienda alla metà degli anni ’70 che comportò la chiusura delle linee della bigiotteria, l’intero campionario della bigiotteria di Casalmaggiore avrebbe potuto andare disperso se non fosse intervenuta l’iniziativa meritoria dell’Associazione Amici del Bijou di Casalmaggiore (costituita in prevalenza da ex-dipendenti) che si attivò per la costituzione di un museo di archeologia industriale entro cui riordinare la raccolta, arricchendola attraverso il recupero di documenti, stampi, attrezzi da lavoro e macchinari.
Il patrimonio, donato nel frattempo al Comune (1985), è stato allestito nel 1996 presso la sede attuale, appositamente ristrutturata, che occupa una superficie di circa 400 metri quadrati nel piano seminterrato del settecentesco Collegio barnabitico di Santa Croce.
Le collezioni museali sono divise concettualmente in tre sezioni, oggettistica, archivistica e tecnologica, anche se tale suddivisione trova solo parzialmente riscontro nel percorso espositivo. Nelle due gallerie principali che compongono il Museo sono collocati tutti gli oggetti appartenenti alla collezione: 20.000 provenienti dalla donazione F.I.R. che ha portato alla costituzione del Museo e circa 5.000 donati dalla ditta milanese La Bigiotteria S.p.A. nel 1992 e recentemente restaurati. Gli oggetti sono cuciti su pannelli che hanno le caratteristiche delle antiche cartelle di campionario in uso presso gli uffici esposizioni e vendite delle fabbriche di Casalmaggiore e sono sistemati nelle teche espositive con un criterio alternativamente cronologico, tipologico o tematico. A fianco degli oggetti sono collocati macchinari originali provenienti dalle antiche fabbriche di Casalmaggiore, attrezzi vari per la lavorazione della bigiotteria, antichi cataloghi, documenti e fotografie d’epoca che offrono uno spaccato della vita del distretto industriale casalasco della bigiotteria. L’esposizione permanente è integrata da due laboratori didattici e da uno spazio adibito a Centro di documentazione. La documentazione fotografica in scala 1:1 e la catalogazione informatizzata di ogni pezzo consentono una rapida individuazione anche degli originali non esposti.
Dal 2011, il Museo dispone di un’ampia ed elegante sala espositiva, in cui sono ospitate mostre e conferenze relative alla produzione contemporanea di bijoux, a singoli artisti o alla storia locale. Gli eventi organizzati sono segnalati nella sezione “News” del sito internet e sulla pagina “Museo del Bijou” del social network Facebook.

www.museodelbijoux.it

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