LaSpeziaOggi intervista Rino Barillari, il re dei paparazzi

Incontriamo Rino Barillari al mitico Harry’s Bar di Via Veneto a Roma, simbolo della Dolce Vita quando Frank Sinatra suonava al piano e i vips nazionali e internazionali facevano la loro apparizione in questo bar-ristorante di sobrio gusto inglese, pieno di glamour e di stile.

Rino con il suo obbiettivo ha fotografato e documentato la storia del nostro Paese, dagli anni Cinquanta ad oggi, non solo la grandiosa stagione della Dolce Vita e dei suoi personaggi ma anche gli Anni di Piombo contrassegnati da un’escalation di fatti sanguinosi e che segnarono una tappa fondamentale nella sua carriera. Non è però il crudo cinismo del reportage di “nera” ad affiorare dai clamorosi servizi realizzati in quel periodo, ma una carica di umanità – riconosciuta da tutti – che distingue Rino Barillari dal fotogiornalista demonizzato dai media, proponendolo come protagonista positivo di una fotografia al servizio dell’informazione tout court e della nuda verità, senza ammiccamenti ai desideri morbosi del pubblico.

Dallo sport alla politica, dalla paparazzata alla sfilata di moda, dall’incidente tragico al delitto della mala – sempre e comunque con quell’intento di “testimonianza civile e sociale” che gli appartiene per innata vocazione – Rino Barillari non si fa mai scappare l’occasione di un click a sorpresa.  Del suo sterminato archivio di foto si amano immediatamente anche le istantanee di vita quotidiana che colgono l’aspetto più dimesso e commovente della gente alla quale il fotografo si rivolge sottovoce, con profonda adesione sentimentale. L’immagine dei barboni, la miseria dei campi nomadi, il dopolavoro delle sartine di Piazza di Spagna offrono indubbiamente le prove migliori di questo instancabile lavoro di ricerca umana, che mette a nudo l’anima stessa della città e dei suoi abitanti. Compresi quelli ormai reietti della società, come i carcerati di Rebibbia o gli ultimi arrestati le cui immagini forniscono un documento umano colmo di dolore ma anche di grande pietà.

Tommaso e Francesco, reporter in erba, con Rino Barillari all’Harry’s Bar

 

D. Rino, quali sono stati i suoi esordi?

R. Dalla Calabria arrivai a Roma che avevo 14 anni, giovanissimo. All’epoca si pensava meno allo studio e più al lavoro perchè ce n’era per tutti ed io cercavo un lavoro che mi piacesse, volevo fare l’attore o l’operatore di cabina, volevo fare tante cose e la mia fortuna è stata trovarmi a Fontana di Trevi, uno dei posti pazzeschi della Dolce Vita, tutto il mondo si riversava li per vedere la Fontana.  Io guadagnavo qualcosa aiutando i fotografi,  chiamati scattini, che fotografavano i turisti. All’epoca non era come adesso che tutti fanno foto con macchine fotografiche, telefonini e tablet. Aiutavo i fotografi poi consegnavo le buste con le foto ai signori direttamente in albergo. Poi sono riuscito a comprarmi la mia prima e piccola macchina fotografica a Porta Portese e ho cominciato a fare anch’io le foto, ma non ai turisti bensì ai personaggi famosi. Mio zio in Calabria aveva un cinematografo ed io stavo spesso li, il grande schermo mi aveva permesso di conoscere tutti i personaggi, li riconoscevo immediatamente. Le agenzie e i giornali mi compravano queste foto, è iniziata così la mia carriera da paparazzo.

D. Quali furono i primi personaggi famosi fotografati?

R. Irma Capece Minutolo, cantante e attrice compagna di Faruq Re d’Egitto. Poi ho fotografato tutti i personaggi più famosi, attori, cantanti, politici…

D. I divi di allora erano più o meno disponibili rispetto a quelli di oggi?

R. Erano tutti gentilissimi perchè tutti desideravano uscire sui giornali. Consideriamo che all’epoca non c’erano tutti quelli che ci sono adesso, i settimanali erano pochissimi, i più importanti erano Grand’Hotel, Sorrisi e Canzoni, Epoca, l’Europeo, Lo Specchio di Roma, erano richiestissimi i fotoromanzi e i giornali che regalavano i cartamodelli per farsi gli abiti. Era un mondo diverso, una cultura diversa. Io sorprendevo i personaggi scattando con il flash a pochi metri di distanza, qualcuno si arrabbiava, qualcuno no, oggi con i potenti teleobiettivi che esistono si entra nella vita delle persone senza che loro se ne accorgano. In quegli anni uno scoop durava mesi, addirittura anni, oggi si esaurisce nel giro di pochi giorni, non c’è più emotion.

D. Com’era l’Italia negli anni della Dolce Vita?

R. Era un paese meraviglioso che stava vivendo un momento magico, nonostante ci fossero ancora tante ferite aperte. Però c’era la voglia di fare, di continuare a dare il meglio, c’era solidarietà tra le persone e valori altissimi. Oggi invece tutto è più squallido, si mercanteggia ogni cosa.

D. Cosa cambierebbe del giornalismo e dei media di oggi?

R. L’informazione va dosata, il martellamento mediatico cui siamo quotidianamente sottoposti è eccessivo e soprattutto non si possono fare i “processi” in televisione prima che i veri processi si svolgano,  rischiando di distruggere delle persone innocenti.

D. C’è un personaggio che avrebbe desiderato ma non è mai riuscito a fotografare?

R. Purtroppo non c’è più, Marilyn Monroe.

D. Come si diventa un paparazzo di successo?

R. Lavorando onestamente, sapendosi guadagnare la fiducia delle persone. Il buon fotografo/giornalista deve essere disponibile quando gli altri sono impegnati, a volte si fanno le cose sbagliate ma è utile ricordarsi di aver anche sbagliato. Se  il lavoro scarseggia bisogna comunque andare avanti, allenarsi, perchè più t’alleni e meglio è. Questo è un lavoro che si può fare in mille modi ma le foto si fanno con la testa: non vuol dire avere la macchina fotografica ma avere la testa giusta, tutti hanno le macchine fotografiche ma siamo tutti diversi.

Potete visitare il sito di Rino Barillari all’indirizzo www.rinobarillari.com e il sito dell’Harry’s Bar all’indirizzo www.harrysbar.it

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