Se l’insidia è sotto casa… di Nicola Giusteschi Conti

In questa temperie storica di crisi accade sempre più di frequente che gli enti proprietari delle strade non abbiano le risorse per mantenerle.
Questa carenza di manutenzione fa sì che le strade si deteriorino in poco tempo, diventando sovente potenzialmente pericolose per coloro che le percorrono. Può l’ente proprietario di una strada essere riconosciuto responsabile per i danni che si assumono essere stati causati da tale carenza di manutenzione? La risposta è senza dubbio positiva, a determinate condizioni.
Si discute se tale responsabilità discenda dal generale e diffuso obbligo di non ledere gli altrui diritti, oppure dal più stringente obbligo di custodia al quale è tenuto qualsiasi proprietario.
Nel primo caso grava sul danneggiato l’onere di provare non solo l’evento dannoso e il nesso causale, e così anche la condotta colposa dell’ente che non ha provveduto a una corretta e tempestiva manutenzione del bene (il manto stradale, e.g.), ma deve essere altresì provato che il danno è stato provocato da un fattore che non era né soggettivamente prevedibile, né oggettivamente visibile, ovvero che vi era un insidia (o trabocchetto), che non sarebbe stato possibile evitare con la normale diligenza.
Nel secondo caso, vice versa, quello del custode, la responsabilità è presunta e quindi l’ente proprietario per essere esonerato dall’obbligo di risarcimento deve provare che il sinistro si è verificato per caso fortuito. Appare di tutta evidenza che il secondo caso è più favorevole a chi assume di essere stato danneggiato, dacché dovrà solo provare l’evento dannoso e il nesso causale.
Occorre però sottolineare che il comportamento del danneggiato sarà in ogni caso valutato per gradare o escludere la risarcibilità del danno.
Occorre altresì sottolineare che vi sono stati casi nei quali la responsabilità è stata esclusa per impossibilità, ovvero eccessiva onerosità, della manutenzione rispetto al tipo di strada in relazione all’aspettativa degli utenti, per cui, secondo qualche pronunzia, i parametri di sicurezza richiesti (ed imposti) ad un’autostrada, per esempio, non sono gli stessi di quelli di una strada di campagna.
Di recente la Suprema Corte si è pronunziata nuovamente a favore del principio della responsabilità del custode ed ha stabilito che la prova liberatoria (per gli enti proprietari) del caso fortuito attiene alla prova che il danno si è verificato in modo non prevedibile né superabile con l’adeguata diligenza.
Negligente è stato considerato, ad esempio, un comune che non ha mantenuto in sicurezza le strade comprese nel perimetro urbano delimitato dallo stesso comune.
Diligente, dall’altra parte, è stato considerato l’utente che, a conoscenza delle cattive condizioni di una strada, ha scelto un percorso alternativo e quindi non si è esposto a possibili pericoli.

Ma cosa accade se una grande parte delle strade di un comune sono in stato di cattiva manutenzione, ovvero non vi sono percorsi alternativi agevoli?
Occorre chiedersi a questo punto cosa accada se tale obbligo è diffusamente trascurato, se grande parte delle strade sono trascurate, ovvero non manutenute?
Cosa accade di fronte a una così diffusa violazione dell’obbligo del custode di mantenere le sue cose in buono stato?
Può tale diffusa cattiva manutenzione essere già di per sé la prova della responsabilità risarcitoria dell’ente che omette di mantenere le sue strade in buono stato in caso di sinistro anche non insidioso?
In ogni caso è sempre consigliabile, ai fini dell’accertamento delle responsabilità nei sinistri che si assumono causati da cattiva manutenzione, che intervengano le forze dell’ordine che rilevino lo stato di fatto del manto stradale e dei danni da esso causati.

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