Secondo lotto Waterfront di Levanto: la questione è solo del partito

Il progetto relativo al secondo lotto del Waterfront di Levanto sarà oggetto di una imminente riunione nella sede del Pd levantese. Non un incontro pubblico, per spiegare ai cittadini l’opportunità e la convenienza economica di realizzare altri 162 box auto nell’ex viadotto ferroviario, bensì una riunione limitata agli iscritti di un solo partito. E’ vero che si tratta del partito che poi esprime l’amministrazione comunale di Levanto (sebbene ciò sia avvenuto con solo 96 voti di scarto: 1.914 contro 1.818), ma è anche il partito il cui segretario locale ricopre nello stesso tempo la carica di protagonista dell’operazione. E allora, proprio in vista di questo incontro, il Comitato Vallesanta coglie l’occasione per fare un promemoria sulla vicenda, riproponendo a tutti dubbi e perplessità. E ricordando, ancora una volta, che il Comitato fonda le proprie osservazioni sempre e soltanto su documenti e su atti ufficiali. Nello scorso ottobre, prima dell’inizio dei lavori di costruzione del depuratore, il Comitato sottoponeva all’attenzione del “Responsabile della prevenzione della corruzione nonché in materia di trasparenza”  del Comune di Levanto una nota sulla effettiva legalità di operare della società pubblica Levante Sviluppo SpA, di cui il Comune di Levanto detiene il 90 per cento delle quote.

La presunzione di illegalità deriva da una serie di atti e delibere (aumento di capitale, modifiche statutarie, acquisti e/o cessioni di immobili e quote societarie) sottoscritte e/o approvate da organi non competenti a farlo senza il preventivo assenso del consiglio comunale di Levanto: un passaggio, questo, indispensabile alle società pubbliche per predisporre e decidere azioni di straordinaria amministrazione sui beni pubblici. Un passaggio, però, che non è mai avvenuto. Così, le deliberazioni e gli atti  stipulati dal consiglio di amministrazione dalla Levante Sviluppo SpA, in particolare dal 2006 in poi, a loro volta presumono la conseguente non validità delle deliberazioni assunte dalle società collegate Levanto Waterfront srl e Azienda Speciale Levanto (poi trasformata in Levante Multiservizi), anche per presunti conflitti di interesse tra i vari amministratori delle società partecipate dal Comune di Levanto. Il consiglio comunale e l’amministrazione comunale di Levanto hanno delegato la gestione di opere pubbliche e di soldi pubblici (primo e secondo lotto del fronte a mare, depuratore) per oltre 20 milioni di euro al consiglio di amministrazione della Levante Sviluppo SpA  (composto da tre persone: presidente e due consiglieri), che a sua volta ha delegato la realizzazione delle opere ad altre società. In particolare, il secondo lotto del waterfront è gestito dalla Levanto Waterfront srl, società che, per stessa dichiarazione dell’amministrazione comunale, attualmente risulterebbe sotto inchiesta giudiziaria.

Il Comitato Vallesanta ha però ricevuto da parte del Comune di Levanto solo una risposta parziale e comunque inadeguata a tali segnalazioni di presunta illegalità. La mancata pubblicazione all’albo pretorio degli atti relativi ai progetti edilizi e dei prospetti economico/finanziari del fronte a mare e del depuratore, poi, contribuisce a rafforzare il dubbio che tali segnalazioni non risultino infondate.Comunque sia, la prassi deliberativa è ormai consolidata secondo uno schema purtroppo abituale: l’amministrazione comunale decide i progetti (secondo lotto fronte a mare, depuratore), li approva, li impone ai cittadini e poi, evitando ogni forma di pubblico confronto, li difende dalle critiche nelle ristrette stanze di un partito. Con buona pace della democrazia partecipativa.

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