Delude la conferenza sui teatri storici all’Urban center

Affrontare la questione dei teatri storici nella nostra città è impresa affascinante e qualcuno c’è pure riuscito con discreto successo, pubblicando libri e cataloghi. Significa fare un tuffo nella memoria della nostra comunità e questo c’è molto caro. La conferenza di oggi pomeriggio all’Urban center (che apre una mostra regionale, ovvero 12 pannelli fotografici), pur limitandosi al Teatro Civico che è stato inserito da poco nella rete dei teatri storici della Liguria, dal mio punto di vista ha mancato alcuni obiettivi centrali.

Lodevole l’intervento del relatore, musicista intento in una ricerca più specificatamente dedita al settore musicale e all’area di Sarzana, che ha mostrato bellissime foto, ma è stato poco convincente sul piano della ricostruzione storico-artistica. Per me da studiosa di arte scenica, parlare di Teatri e in particolare di Teatri dell’Ottocento, significa collocarli sempre nel tessuto storico-urbanistico di una città, metterli in relazione con il contesto sociale, economico e persino con la produzione artistica nazionale o regionale. Significa parlare del repertorio di musica certo, ma soprattutto di prosa, delle compagnie di capocomicato così importanti in Liguria a fine Ottocento (a Genova c’è la compagnia di Tommaso Salvini e alla Spezia debutta una giovanissima Eleonora Duse); momento storico che viene caratterizzato sul piano nazionale proprio dal “teatro d’attore”, per distinguerlo -come da manuali- dal “teatro di regia” già spinto verso il Novecento. Insomma è l’epoca di Adelaide Ristori ed  Ernesto Rossi e ancor prima, di Gustavo Modena, che visse per un certo periodo anche in Liguria. Ma basterebbe citare solo Tommaso Salvini a cui Genova ha dedicato il Museo dell’attore.

Gli anni in cui viene progettato il Civico sono quelli che precedono di poco, la nascita dell’Arsenale Militare. Sono gli anni della crescita demografica, di una trasformazione anche economica importante della città. Allora bisogna capire in questo quadro storico, un teatro quali bisogni va a soddisfare, quali le esigenze di intrattenimento, e a quale pubblico viene indirizzato un certo repertorio. Anche dal pubblico che frequenta il teatro possiamo avere uno squarcio della struttura sociale cittadina di questi vitali anni della Spezia. Quindi la ricerca attraverso fonti archivistiche variegate, cronache locali e nazionali, ma anche archivi dello spettacolo e quelli delle compagnie possono riservare interessanti sorprese. Di tutto questo non c’è stata traccia nella conferenza, ed è un peccato che non sia stato coinvolto il gruppo (assai attivo sui social media) dal nome Spezia nell’Ottocento che avrebbero potuto dare un contributo sostanziale a inquadrare la costruzione del teatro. In sostanza, nella conferenza al Teatro Civico si è parlato molto di aneddottica facilmente reperibile anche in rete  (le raccomandazioni di decoro nel vestire a teatro e così via) e poco delle ragioni profonde che hanno portato la filodrammatica specializzata nel teatro di Alfieri, a creare le basi di un Teatro al coperto.

Ma la cosa che veramente pare molto più che una svista e per il quale tiriamo amichevolmente le orecchie al conferenziere, è l’aver citato il Politeama Duca di Genova (definito impropriamente storico: quando è stato abbattuto aveva cinquant’anni, insomma meno dei famosi pini di Piazza Verdi) e non aver citato il Teatro Monteverdi,  la cui apertura fu collegata proprio alla temporanea chiusura del Civico e che assolverà ai bisogni di spettacolo dell’epoca,  che andavano dalla lirica, al balletto, allo sport, al cinematografo.

Quindi anche se l’imperdonabile dimenticanza viene giustificata dal relatore con il fatto che si parlava del Civico, non ci pare corretto non ricordare che per molto tempo, il Monteverdi fu il vero Teatro della città, nel cuore pulsante della Spezia moderna: in Piazza Saint Bon vicinissimo al quartiere umbertino.

Ci siamo permessi queste chiose per meglio ricordare la nostra storia e ricordare pure che c’è una rete di persone, storici, collezionisti, amatori, giornalisti che hanno dedicato a queste tematiche importanti studi e ricerche e forse, valeva la pena coinvolgerli. Invece a parte una classe di ragazzi, un membro della commissione culturale, la Ratti, alcuni funzionari del Civico, una giornalista, sindaco e altri pochi avventori più o meno casuali, l’evento è passato come si dice, sotto traccia e neanche pubblicizzato a dovere. Come al solito, l’ennesima occasione sprecata delle Istituzioni culturali di questa città.

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