La pirateria che domina impunita

Piove, fa freddo, i bimbi sono raffreddati e la baby-sitter è occupata. La pigrizia ti incita a rimanere a casa, al caldo, comodamente seduto sul divano. Niente di meglio allora che accendere il computer, collegarsi con alcuni siti i cui nomi contengono obbligatoriamente la parola “video” e cercare, in una library sterminata, il film più adatto per la serata. L’unico dubbio è che cosa scegliere: un grande classico o un film appena uscito negli Usa e non ancora arrivato in Italia? Quale che sia la scelta una cosa è certa: quel film sarà molto probabilmente trasferito su uno schermo tv grande in alta definizione, con una qualità accettabile anche se non ottimale. E gratis.

Una sconfitta per tutti gli operatori del settore (produttori, distributori, esercenti) che si vedranno privati della loro giusta ricompensa economica per il cinema, divenuto oggetto di una fruizione fraudolenta che in prospettiva spegne loro gli introiti necessari alla sopravvivenza, mentre il pubblico perde progressivamente il sano e vecchio modo di fruirlo nei luoghi e nei modi corretti. Un’abitudine, quella della pirateria, attiva e passiva, presente e vincente soprattutto in Italia, dove i danni economici per il settore cominciano ad essere incalcolabili. Il tutto nell’assoluta indifferenza legislativa, politica e culturale della nostra classe dirigente. Quasi come se abituare prima, e legittimare poi, un popolo a rubare sia un sano esercizio di vita civile e di insegnamento etico.

Ecco, nel momento in cui una nuova classe dirigente sembra affermarsi, pronta a governare questo “strano, ma meraviglioso Paese” (per dirla alla Sorrentino), insieme alla riforma della legge elettorale, al taglio dei costi della politica, alla lotta alla corruzione e al degrado sociale, un posticino piccolo, ma egualmente significativo, dovrebbe essere ritagliato alla lotta alla pirateria del cinema e dei suoi prodotti. Per restituire a chi lavora in questo settore quello che gli spetta e per insegnare a tutti, giovani e meno giovani, che non si ruba. Tutto questo può accadere anche continuando a vedere i film in streaming e sul computer, mollemente adagiati in salotto in compagnia di amici e parenti. Ma pagando il giusto fee previsto da una legge in grado di regolamentare il settore ponendo diritti e doveri. A differenza di quanto sta accadendo ora, dove il cinema è abbandonato a se stesso. Cercando di imitare gli altri paesi occidentali (Usa, Francia, Germania) che hanno imparato a coniugare i nuovi modelli di fruizione con altrettanto nuovi modelli di regolamentazione e gestione.

Articolo di Carlo Macchitella
BestMovie (febbraio 2014)
www.bestmovie.it

 

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