Cinecittà, il musical di Christian De Sica: musica e risate sul filo della nostalgia

Episodi di vita vissuta, monologhi poetici sulle figure nascoste che rimangono sempre dietro le quinte, divertenti gag su provini e attori, sul doppiaggio improvvisato, ma anche canzoni evergreen enfatizzate dalle abili doti del Christian De Sica crooner ed entertainer.

Non pretendo di fare la storia di Cinecittà“, dice Christian, “ma voglio raccontare la Cinecittà che io conosco“. Lui in questo luogo celebre e leggendario è cresciuto, prima da adolescente accompagnando il padre Vittorio, poi con i primi piccoli ruoli per approdare agli Studi infine da attore affermato. Ha quindi vissuto la trasformazione di Cinecittà che da tempio assoluto del cinema ha dovuto adeguarsi ai tempi ed accogliere le telecamere della tv.

Nel cassetto di Christian rimane un sogno, la realizzazione del film “La porta del cielo“, per impersonare suo padre e raccontare quel Vittorio De Sica che, sconvolto dal rastrellamento nel ghetto di Roma, salvò centinaia di ebrei dalla deportazione scritturandoli come comparse per il suo film. Da 40 che dovevano essere le comparse divennero 300.

Cinecittà è una favola accompagnata da musiche indimenticabili, da parole e canzoni che fanno parte del nostro quotidiano. Una storia che appartiene alla cultura italiana ma che ha ispirato tutto il cinema internazionale.

Christian De Sica non ha tradito le aspettative, mettendo in scena uno spettacolo di buon livello. Non convince però il corpo di ballo, poco elegante e poco coordinato.

 

 

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