Moliere in bicicletta. Il teatro al cinema funziona.

E’ proprio un bel film Molière in bicicletta produzione indipendente di Philippe Le Guay visto al Nuovo. Un regista già noto per Le donne del sesto piano (curiosamente in programmazione televisiva lo stesso giorno in cui è uscito nella sala spezzina).

Il regista incastra una storia dentro l’altra, restituisce la vita come fosse una commedia già scritta di Molière e ha come effetto quello di far tornare lo spettatore cinematografico a leggersi un classicissimo del teatro, Il misantropo, da cui è tratto.

Un attore televisivo di successo Gauthier Valence partito dal teatro, sua passione mai spenta, decide di convincere un suo vecchio amico attore di talento ma che ha abbandonato la scena, Serge Tanneur,  a recitare con lui nella commedia di Molière Il Misantropo. Ma come fossimo già precipitati già dentro la commedia, l’amico è il misantropo. Vive in un’isola della Bretannia, molto ventosa e piovosa, poco abitata, ma con un paesaggio da incanto, e dove ci si muove in bicicletta. SI è rifugiato qua  come luogo di esclusione dal mondo. Nonostante non se la passi bene e decida di chiudere definitivamente ogni ponte con anima vivente, lo accoglie di buon grado nel nome più che dell’amicizia, del teatro, sua passione ancora viva. Però arde in lui un sentimento di invidia sotterranea per l’amico circondato da affetti femminili, da lussi e da fama. Per contro l’amico non è così puro e cristallino, perde spesso le staffe e tradisce la compagna.

Ma Molière è più potente di ogni altra cosa, di ogni litigio, delle differenze sociali, più potente persino del suono del cellulare che incombe a ogni battuta. E così decidono di provare nella sgangherata casa del misogino Serge, mettendosi alternativamente nei panni di Alceste e Filinte e cercando di scorgere la psicologia sottile dei due protagonisti di Moliere che capiamo sin dal primo minuto, sono esattamente simili a loro. Anzi, sono loro due. Uno, toccato dalla sventura dell’aver concesso amicizia a profusione, decide di isolarsi, l’altro che di amicizie ne ha anche troppe, cerca di convincere l’altro ad aprirsi ai sentimenti.

Quando tutto sembra volgere verso il classico happy end, ossia, la commedia si fa, ha successo e il misogino si ricrede, in realtà tutto va nella direzione esattamente opposta. Pietra dello scandalo: una donna per la quale il misogino era disposto a dividere un po’ dei suoi spazi di casa ma che invece, preferisce farsi consolare dal bello e famoso Gautier. Conclusione, lo spettacolo non si può fare perché il tradimento ha rotto l’incantesimo del teatro, che aveva portato i due a essere superiori al mondo, alle piccolezze e alle frivolezze della gente dello spettacolo. Di più: ha portato Gautier a indossare una maschera sopra una maschera. Dunque non esiste un’amicizia disinteressata? Forse che dobbiamo abbandonare ogni speranza di felicità? Il teatro è dunque una recita ma pur sempre meno finta della vita? Chissà. Fotografia superba, location eccezionale, colori di interni magnifici. Tutto torna. E quindi se anche nella vita non parliamo in alessandrini, forse Molière aveva ragione.

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