Piazza Verdi, una riflessione di Giorgio Di Sacco Rolla sul TAR

Sulla vicenda di piazza Verdi sembra esser calata una coltre invernale. Con lentezza qualche operaio lavora a coprire le fosse; nulla si sa di che cosa accadrà : il futuro è nella mente degli dei, o meglio del TAR Liguria, di fronte al quale il Comune della Spezia si contrappone alla Sovrintendenza: un ente locale, allo Stato. Frettolosamente gli spezzini attraversano la piazza senza soffermarsi. Il commercio, già provato dalla crisi, boccheggia. Qualche esercente pensa di trasferire in altro luogo la propria attività, o di chiudere.
Nessuno può fare nulla; dalle trincee opposte i soldati si studiano. Tutto è affidato alle artiglierie legali. Questa situazione registra sicuramente un caduto: la politica, intesa come arte del possibile, della mediazione. In politica non vi è mai nulla di assolutamente certo e di stabile; il tempo modifica tutto: ogni posizione può e deve essere rinegoziata. Ogni scelta può venir messa in discussione. Perciò esiste sempre un’intersezione tra posizioni apparentemente antitetiche su cui una trattativa può essere iniziata.
Le battaglie legali, invece, al pari delle guerre, nascono quando la politica fallisce, quando la logica della forza prende il sopravvento; quando qualcuno, che è convinto di “avere Dio dalla propria parte” costringe anche l’altro a far appello alle proprie divinità. Allora l’oppositore diventa inimicus, nemico personale, allora prende il sopravvento il principio: o con noi o contro di noi.
Un tempo per dirimere la questione si sarebbe fatto appello alla saggezza del Sovrano; oggi dovremmo rivolgerci a quei frammenti di sovranità e di Stato che sembrano sopravvivere alla generale crisi di questo Paese.

Grazie per la cortese attenzione,
Giorgio Di Sacco Rolla

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