Mio nonno era comunista, il secondo libro di Monica Granchi

Mio nonno era comunista (Edizioni Effigi) è il racconto di un’educazione sentimentale, sociale, politica ed intellettuale; il racconto di una bambina divenuta donna tra il rigore della famiglia materna, operaia e comunista, e quello della famiglia paterna cattolica e contadina. Uno spaccato degli anni ’70 in una delle province più rosse d’Italia: Siena. La figura del nonno intransigente ed idealista, onesto e lavoratore è il cuore di questo libro. Un nonno con una diffidenza per il nuovo, un’avversione per gli intellettuali e un vero disgusto per l’America; ma anche una passione per Totò, uno sviscerato amore per la musica imparata da autodidatta e per i versi di Dante e dell’Ariosto mandati a memoria. Tra giri di consegna de L’Unità e turni alle feste, anche quelle rigorosamente dell’Unità, si dipana la storia complessa di un’adolescenza combattuta tra sentimenti di gelosia e precoci disturbi alimentari. Sullo sfondo, una generazione povera ma in cammino per l’emancipazione. Un flusso di coscienza che rompe gli argini della narrazione in uno stile sincopato e denso di emozioni dove ricordi e valutazioni si rincorrono come in una seduta di analisi.

Monica Granchi è nata a Siena dove ancora oggi vive e lavora. Specializzata in critica teatrale, ha insegnato in alcune università italiane, ha diretto festival e fondato un’etichetta musicale indipendente. Questo è il suo secondo romanzo.

 

 

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