L’ARCI e le slot: una riflessione di Vinicio Ceccarini

Ricordo l’ARCI di molti anni fa nel quartiere più popolare di Spezia: il Favaro. Era fatto di persone semplici, profondamente dignitose. Bravissime a fare il
vino, i testaroli, gli sgabei, ma anche profondamente convinte dell’importanza della cultura e di una morale al di sopra della legge. Nel bar c’era una
biblioteca dove trovavi Gramsci, Togliatti, Pirandello.  L’ARCI era un motore tra la gente per realizzare il sogno di un mondo nuovo. La gente giocava a carte e a biliardo, ma alla fine c’era in gioco una bevuta tra amici e ciò che era importante era stare insieme e se volavano parole grosse era solo uno scherzo.
Oggi in molti locali ARCI si trovano le slot machine, dove la gente si rovina e sta da sola davanti a queste macchine infernali. Certo con le slot i locali
guadagnano, ma la logica del guadagno non giustifica che siano moralmente accettabili, anche se legittime.
I tempi sono cambiati e anche l’ARCI.
Una riflessione finale: che diritto ha oggi l’ARCI, che usa le slot per fare soldi, di avere tanti vantaggi fiscali?

(Vinicio Ceccarini)

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