La scomparsa di Edoardo Fadini, padre dell’avanguardia teatrale italiana

Edoardo Fadini ci ha lasciato oggi a 85 anni. Il teatro perde la sua memoria puntuale e appassionata. Firmatario del Manifesto di Ivrea, data di nascita dell’avanguardia italiana, per molti anni critico titolare dell’”Unità”, Edoardo Fadini è stata una delle personalità che negli anni Sessanta e Settanta ha dato maggiormente vita al vivace dibattito sul nuovo teatro. Con Quadri, Bartolucci, Capriolo tra cantine e sottoscale, stavano dando vita a quella critica militante che seguiva l’ “altro teatro“.

Ho conosciuto Edoardo tardi e la ragione fu la mia passione per il Living Theatre, la compagnia teatrale anarchica fondata da Julian Beck e Judith Malina che lui portò in Italia. Edoardo non fu solo la voce dell’avanguardia ma anche un organizzatore che al mitico Cabaret Voltaire ospitava artisti di teatro, per lo più americani, che rappresentavano il fiore della sperimentazione scenica di quegli anni di innovazione pura e di utopistica creazione collettiva. Fadini aveva organizzato sin dagli anni Sessanta incontri con personalità eccezionali: John Cage, Peter Schumann, Carmelo Bene, il Living Theatre, l’Institutet for Scenkonst, e il primo spettacolo dopo la morte di GrotowskiDies irae di Thomas Richards del Workcenter di Jerzy Grotowski.

Andai da lui per il Living e lo intervistai: fu un fiume in piena:

Il Living qua ha sempre trovato ospitalità. L’avventura con loro è di lunga data. Abbiamo fatto Mysteries nel ’64 all’Unione Culturale, lo spazio che avevamo prima del Cabaret Voltaire, una sala per 50 spettatori. Ricordo la folla e l’attesa degli attori: il gruppo era a sedere in attesa del pubblico. E ti guardavano…. Avevano un modo di guardare… E di alzare il pugno! E poi ricordo un OM del gruppo in cerchio che saliva al cielo e lo slogan “Stop the war” di Beck. E poi Antigone, Paradise Now. Non portammo invece The Brig: costava troppo. Vidi a Berlino Paradise Now e subito lo programmammo per Palazzo Carignano: 300-400 persone si accalcarono dentro e all’uscita ci aspettavano 25 gazzelle della Polizia. Ospitammo 419 spettacoli di cui il più tradizionale è stato Caligola di Aldo Trionfo. Venne da noi perché era stato rifiutato dal Teatro Stabile. Ospitammo Richard Schechner in Dyonisus in ’69.Ricordo il lavaggio del sangue in scena. Siamo stati noi poi, a produrre Antigone del Living. La prima fu fatta qua- Per l’Antigone ho visto come Judith dirigeva il gruppo: nella prima fase del lavoro tutti erano in fila attaccati al muro, lei ordinava di alzarsi, di allontanarsi, regolava scrupolosamente questi movimenti, singoli e di massa. Quando si passava alla voce questa era all’inizio, rigorosamente senza testo. L’ Antigone fu un grande evento. Mi telefonarono dalla segreteria particolare di Gianni Agnelli. Volevano dodici biglietti per lo spettacolo. Venne la famiglia Agnelli al completo”. 

Ho sempre amato cercare materiali del Living in ogni biblioteca in cui mi trovavo. Alla Biblioteca di Arti dello Spettacolo dell’Arsenal di Parigi, nel quartiere della Bastiglia, ho duplicato alcuni dattiloscritti dell’epoca della presenza del Living a Parigi nel Sessantotto. A Montréal, alla Biblioteca Cittadina e in quella universitaria di Québec City fotocopiai alcuni testi tra cui una tesi di laurea degli anni Settanta su Marcuse e il Living. Gli amici poi, negli anni mi hanno aiutata a racimolare materiali sul Living: Fernando Mastropasqua il mio professore di tesi, si separò dalla locandina di Paradise Now con il famoso diagramma, Andrea Balzola mi lasciò un’edizione rarissima stampata in numero limitato da una tipografia anarchica di un libretto sul Living datato novembre 1966.

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Un bibliotecario californiano mi fece avere una copia del diario di Judith The enormous despair destinato al macero con ancora annotate le persone che negli anni lo avevano preso in prestito. Giacomo Verde mi fece avere il libretto sulle Sette meditazioni e mi rilegò il copione del Frankenstein che mi ero fatta spedire da New York. Luca Fregoso, fotografo spezzino presente alla Biennale di Venezia della fine degli anni Settanta, mi regalò una stampa in bianco e nero di un suo ritratto inedito di Julian Beck. Maurizio Maggiani mi ha regalato la sua copia di Paradise Now comprata quando uscì, negli anni Settanta, molto sottolineata e con la copertina tenuta insieme al resto da un elastico.

Anni fa vivevo per il Living Theatre, poi ho deviato percorso. Ma in quella corsa alla documentazione incontrai Fadini. Vissi dentro uno scantinato umido della sua associazione ORSA in via Botero a Torino dove era accatastata la memoria del Living, mai catalogata. E lì mi capitò una delle esperienze più folgoranti della mia vita: scatole, cronologicamente catalogate, “pizze” in 35 mm ancora chiuse con vecchi nastri adesivi, video dai formati ormai desueti, tesi di laurea, fotografie.

Tra i titoli delle videocassette alcune rarità: il documentario Être libre che testimonia il Living ad Avignone nel ’68 (con frammenti di Paradise Now e registrazioni della rivolta del maggio con le assemblee, le azioni di strada, gli interventi del Living nel movimento politico, le riunioni, le feste), un’inconsueta versione di Mysteries a doppio palcoscenico del 1967, le Sette meditazioni in varie situazioni, dalla Biennale di Venezia del 1975 a Francoforte e Amiens nel 1978, l‘Oratorio in appoggio a uno sciopero nel 1976, la lettura di Julian Beck del monodramma di Beckett That Time al Café La Mama il 4 aprile 1985 per la regia di Gerald Thomas; ed ancora, audiocassette con vari interventi, interviste, letture di poesie, incontri e il sonoro di vari spettacoli. E’ inoltre documentato tutto l’ultimo Living, da Utopia a Waste a Zero Method, basati su testi di Hanon Reznikov, e varie azioni di strada, performance tra cui spicca senz’altro Equinox rite. Shamanizing Julian, un rito sciamanico con canti, danze e poesie per la guarigione di Julian Beck (1983).

Ora ho tutto questo duplicato e catalogato. Purtroppo i contenuti delle altre casse non ci sono più, copioni, lettere, fotografie, dispersi. Finito tutto. Ma sono fortunata. Per un piccolo momento ho rivissuto gli anni del Living dal racconto di Edoardo e dai preziosi materiali che mi mostrava e commentava. Impagabili momenti.

Grazie EDOARDO, per avermi permesso di scoprire quell’avanguardia da cui tutto ma proprio tutto è nato….

Ora il vuoto. Più o meno.

Faccio mie le parole di Roberto Del Gaudio che ha scritto un ricordo di Edoardo Fadini per Rumor Scena:

Il teatro propugnato da Edoardo Fadini era pura rivolta, sempre e comunque, contro il potere, inteso come linguaggio. I suoi scritti, i suoi saggi critici, i suoi preziosi interventi nelle pubblicazioni di Carmelo Bene, la sua stessa attività, hanno nutrito qualche generazione di teatranti. Le istanze primarie di quella stagione, diciamolo, sono svanite nel nulla dell’approssimazione e nelle stanze sempre troppo affollate del servilismo.

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