Street art da esposizione. Renzo Daveti al Caffè al Volo di Piazza Verdi

E’ suonando il flauto che si impara a dipingere”. Jean Dubuffet

Musica e arte sempre insieme: Renzo “Benzo” Daveti cantante del gruppo Fallout e dei disciolti Fabbrica Illuminata e Casamatta, pittore, graffitista, agitatore culturale, poeta, espone al Caffè al Volo di Piazza Verdi. I suoi quadri non sono altro che visi o maschere dai colori primari fatti con pennarello dal tratto grosso usato quasi di getto, d’istinto. Un loop colorato di volti quasi ossessivi, ma al tempo stesso ingenui e primitivi in cui si riconosce il segno dell’Art Brut e di tutto quello che è collegato ai temi di questa corrente d’avanguardia: infanzia, diversità, gioco. Inutile provare a vederci qualche riferimento, te li dice già tutti lui: fumetti, urban art, grafica underground.

E Jean Dubuffet, fondatore dello storico Hourlupe (il nome anche delmicrospazio artistico aperto da Daveti alla Spezia). Una specie di identificazione totale o omaggio a questo artista controverso, nemico della cultura e dei musei ufficiali, insofferente alle istituzioni artistiche.

Renzo Daveti mentre ci racconta qualcosa di queste sue nuove opere tra gente che fa colazione e legge il giornale, parla di arte e del caffè letterario che vuole mettere in piedi dopo l’esperienza che tutti abbiamo conosciuto, del Cabaret Voltaire (anche questo dedicato all’omonima esperienza Dada).

Che cos’è questa mostra e da dove parte?

E’ una cosa da gioco, senza pretese ma liberatoria. Io ho cominciato tardi come espressione artistica, ho fatto il liceo Artistica a Carrara, mi sono specializzato in disegno e grafica, anche se non l’ho mai praticato sul piano del commercio, solo ora faccio mostre. Ho ricominciato a disegnare, a tornare al segno. Vorrei fare un libretto tipo Moleskine con tutti i miei disegni.

Come lavori?

Inizio a pitturare quasi autisticamente. E’ una pittura ripetitiva, scelgo le cose migliori e poi non intervengo più. Uso pennarelli, che poi sono quelli usati nella cultura rapper, dai writers. Se vuoi questi visi sono come una sequenza, flash cinematografici. Unisco delle  immagini come fossero dei fotogrammi.

Che rapporto hai con la street art?

Queste opere possono avvicinarsi alla street art, sono segni, possono ricordare in realtà anche qualsiasi altra cosa, per esempio un disegno infantile, l’Art brut di Losanna, Dubuffet, Wolfi, pittore e musicista svizzero. Il Museo di Art Brut di Losanna per me è uno dei migliori al mondo. Ci sono disegni straordinari, visi, maschere. La street art mi piace molto anche se oggi va molto di moda, è un segno urbano, è un’arte degli anni Ottanta. E’ collegata alla cultura punk, all’epoca c’erano le mascherine per fare i graffiti, si usavano quelle. Anche i Clash si dipingevano le loro camicie e i Sex Pistols.

Quali sono i tuoi riferimenti culturali?

Sono legato alla grafica punk, al collage dada, al situazionismo. Mi piaceva la provocazione di Pinot Gallizio che vendeva quadri a metro, la loro cultura non era solo pittorica, racchiudevano un senso, e un’unione di persone.

Come il tuo Cabaret Voltaire?

 Cabaret Voltaire era musica e cibo, cultura, ospitavamo mostre, gruppi musicali.

La musica ti ha influenzato per la tua arte visiva?

 La musica che faccio mi ha influenzato tantissimo, anche la grafica della copertina dei dischi, tutti i dischi punk americani: i Dead Kennedys. Copertine che sono fatte da un artista, Winston Smith, un personaggio degno di 1984 di Orwell; Pettybond un disegnatore eccezionale. E poi il fumetto, Charles Burns anche GIPI. Il fumetto americano di Silver Surfer, condannato a vagare nello spazio, è la figura di un perdente, che non ha dimora, artista dannato, apolide che non trova la sua collocazione. La street art era un’arte legata a un intervento, messa su un muro o su un manifesto, oggi è meno al passo coi tempi.

Dove esponi?

In diversi luoghi, durante estemporanee, o manifestazioni, qualunque cosa. La nostra città non offre molto ma alcuni luoghi sono interessanti.

Hai fatto anche mail art

Mail art è libera, e anticommerciale, è un’idea di arte che non poteva essere venduta ma poi è diventata altro. Con Gianluca Lerici (Bad Trip) abbiamo cominciare con la fanzine classica, fatta a mano su acetato e a china, stampata in eliografia. Facevamo tutto a mano, sia i testi che la grafica, traduzione di testi, interventi politici. Andavamo a vedere concerti, ascoltavamo dischi, facevamo conoscere la cultura punk o la sottocultura punk. Ho sempre disegnato per riviste che uscivamo sporadicamente.

Cosa pensi del ruolo dell’arte?

Bisogna spingere in maniera collettiva affinché possano fruirne tutti, fare arrivare la cultura in luoghi dove non c’é. In ogni quartiere, arte come trasformazione di luoghi: pittura, teatro, musica. Deve essere politica nel senso che arrivi alla gente e faccia pensare. Prima c’era molta più voglia di conoscere e mettersi in gioco. Poi è venuta la stagione delle “passioni tristi”, tutto viene fagocitato e anche l’arte è andata in questa direzione, tutto viene visto e poi subito dimenticato. Come la musica, i gruppi nascono e muoiono di continuo. Deve anche esserci l’aspetto ludico, di divertimento e di comunicazione nell’arte. Io vivo nella comunicazione, bisogna scambiarsi idee sulla musica, parlare d’arte, dare delle cose e donarne altre, far girare le idee. Sono contento se le persone si conoscono e comunicano attraverso l’arte. Sono un’idealista utopista oppure anche un uomo bizzarro.

Vendi opere singole o multipli?

Vorrei fare anche produzioni che possono essere acquistate con i multipli, con le serigrafie, penso a cartoline, tele, borse. Multipli per t shrit. Nel nuovo caffe letterario ho in mente di mettere un angolo si possano acquistare prodotti, cose artistiche.

Come si chiamerà il nuovo luogo dell’arte e della cultura made in Benzo?

Lettera 22 in via Napoli. Spero diventi un luogo di cultura della citta, vorrei collegarmi con i piccoli editori, eventi, con iniziative, fuori dal circuiti e dal contesto dei grandi editori.

Chi ti piace degli artisti spezzini?

Lorenzo D’Anteo.

Finiamo il caffè e penso a come impaginare questa conversazione sconnessa, con Renzo che manda di continuo messaggi whats app e non vuole che gli faccio una foto.

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