Piccola odissea in Piazza Verdi

La sera , alle cinque, o  come direbbe Pablo : “a las cìnco della tarde”, il sole è calato da un po’ sulla nostra Piazza Verdi e tra reti e attrezzi vari anche l’illuminazione non è proprio delle migliori. Un cosiddetto “diversamente abile”, che proviene dai portici del palazzo di Governo, attraversa al semaforo di via XX Settembre sulla sua  carrozzina, che traballa nell’affrontare lo scalino del marciapiede; prosegue spedito verso via Chiodo sul tratto ancora coraggiosamente pavimentato con le vecchie mattonelle rosse a “tavola di cioccolato” e fino alla scuola elementare non ha problemi, riuscendo a evitare magistralmente qualche imperfezione del lastricato.
Quando arriva ad incrociare via D’Azeglio incominciano i guai: una rete impedisce di avanzare e si è costretti a girare  a sinistra, dove la pavimentazione è fatta da quei grossi blocchi  di arenaria che hanno deciso di  iscriversi ad una scuola di danza ed il risultato è una serie di avvallamenti  e rialzamenti degno di una riproduzione orografica degli Appennini. Per l’amor d’Iddio, tutte cose che si superano con un passo, ma per chi il passo lo può  fare… Mentre il nostro eroe in carrozzina rimane in bilico pericolosamente. E’ abile e si tira fuori d’impaccio, retrocedendo di qualche centimetro, ma sbarra la strada ad un anziano signore che inevitabilmente stava guardando a terra. Non  succede nulla, ma il momento di stasi viene vissuto con tensione, poi l’anziano si appoggia alla carrozzina, fa un passo di traverso e riesce a trarsi d’impaccio con un sorriso di convenienza, ma per il nostro amico inizia un camel trophy che lo porta fino a via Minzoni , dove finalmente riesce ad attraversare.
Stessa scena si ripete quando arriva ad incrociare via Tommaseo, ma qui viene aiutato da due ragazzoni prestanti che lo sollevano quasi di peso per superare la cunetta di via Minzoni dove la carrozzina si era inevitabilmente bloccata . Piccole parole di ringraziamento, imbarazzo da parte di chi ha avuto doni maggiori dalla Natura, due mani  che si stringono sui pollici e l’avventura prosegue approdando ai portici di via Chiodo . Una piccola odissea durata pochi minuti, che però mostra la dimensione di una città che nel suo pieno centro è irta di barriere quasi invalicabili per chi non ha la  possibilità di muoversi come molti altri. Un emblema  del modus operandi  di chi non ha tempo  di pensare a questi dettagli, insignificanti quisquilie  dinanzi a progetti prestigiosi che renderanno imperitura  nei secoli la firma di un’amministrazione innovatrice.

Belin, Buren!

(Lettera firmata)

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