Legambiente: non si archivi l’inchiesta sulle navi dei veleni

Le rotte delle navi dei veleni, le discariche di Pitelli, la morte del capitano Natale De Grazia, morto mentre si recava nella nostra città (avvelenato, oggi è ufficialmente riconosciuto), i traffici di rifiuti tossici e l’uccisione, in Somalia, della giornalista Ilaria Alpi. Questi temi sono tutti correlati tra loro e, per iniziare a fare chiarezza, Legambiente ha deciso di opporsi alla richiesta d’archiviazione sull’inchiesta che riguarda eventuali affondamenti di navi contenenti rifiuti tossici (articolo). Stamattina Paolo Varrella  e Stefano Ciafani di Legambiente, assieme al giurista Marco Grondacci e all’avvocato Valentina Antonini, hanno presentato alla stampa il dossier che presenteranno all’udienza del 22 gennaio 2014. Ad assistere, anche altre associazioni e comitati: la Fiom, i Murati vivi di Marola, Libera, il Comitato per Piazza Verdi e Speziaviadalcarbone.

Perché, come sottolineato da Stefano Sarti, il punto è sempre lo stesso, per tutte queste problematiche: sono i cittadini che si muovono e che sono costretti a rivolgersi alla Magistratura, perché la politica non li aiuta, sottomessa com’è alle esigenze economiche. C’è un filo conduttore per tutte queste vicende, ha detto Daniela Patrucco, ed è l’omertà. Varrella parla di abbraccio mortale tra politica, servizi segreti, organizzazioni militari. Marco Grondacci parla di opacità amministrativa e mette in luce come molte decisioni, come ad esempio quella della declassificazione del sito di Pitelli (da interesse nazionale a regionale) rispondano prevalentemente a interessi aziendali.

E riguardo a Pitelli, dice la sua anche Stefano Ciafani, che osserva come, tra i siti declassificati, oltre a Pitelli, ce ne sia anche uno che si trova proprio nella cosiddetta Terra dei fuochi, altro luogo in cui Legambiente è in prima line nella battaglia. Altro punto importante toccato nel corso della conferenza stampa è l’aspetto sanitario; è fondamentale, afferma Ciafani, che il diritto sanitario entri a far parte del codice penale, come Legambiente chiede da vent’anni. Sul tema sanitario intervengono anche Grondacci e Menegoni della FIOM.

Stiamo ancora lavorando per raccogliere dati” conclude l’avvocato Antonini “da presentare in udienza. Vogliamo che il caso non venga archiviato“. L’obiettivo dichiarato da tutti i relatori è quello di avere finalmente chiarezza. La speranza è che Pitelli non si trasformi in uno dei tanti, troppi, misteri irrisolti dell’Italia. Non resta che aspettare il 22 gennaio.

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