Le preziose “Bolllicine” espressione di una cultura del territorio vitivinicolo in mostra a Palazzo Roccabruna a Trento

Sua Maestà le Bollicine, frutto di un lungo lavoro sul territorio alpino qual’è il Trentino. Il metodo classico degli spumanti ha in questa zona d’Italia uno dei migliori ambienti di produzione e il marchio “Trento Doc” ne raccoglie i frutti di un’esperienza iniziata con Giulio Ferrari, un giovane enologo diplomatosi all’Istituto agrario di San Michele all’Adige, divenuto negli anni a seguire un nome prestigioso nel settore vitivinicolo a livello internazionale. Grazie ad un intuito fuori dal comune, fu lui a capire come il territorio francese e quello trentino avessero in comune delle caratteristiche adatte per coltivare le uve adatte a produrre le ambite bollicine. L’istituto Trento Doc viene fondato nel 1984 con il compito di tutelare la qualità, l’origine, il metodo e la diffusione del vino spumante che nel 1993 ottiene il riconoscimento della D.O.C. per le bollicine denominate “classiche”, il primo dopo lo Champagne.

Merito di un rigoroso disciplinare che determina la serietà della coltivazione e selezione delle uve provenienti esclusivamente dai territori vitivinicoli trentini, la rifermentazione in bottiglia e il contatto con i lieviti prolungato fino alla sua maturazione. Trento Doc diventa nel 2007 un marchio collettivo che riunisce 39 aziende spumantistiche e oltre 100 etichette prodotte su una superficie coltivata a vite di ben diecimila ettari, la percentuale di uva base spumante è dell’8% con una produzione annuale di 8 milioni di bottiglie. Il metodo di produzione denominato, appunto, “classico” si ottiene dalla vendemmia di uve Chardonnay e Pinot nero e in parte anche dal Pinot bianco e menieur, che dopo la lavorazione in cantina assume la sua fragranza di sapori ed aromi, a seguito dell’aggiunta di lieviti e zuccheri. Il vino viene tappato in bottiglia e messo a riposare per un periodo che varia dai 15 mesi (per il brut) e almeno 24 mesi per un millesimato, fino ai 36 per ottenere un brut.

Le bottiglie vengono adagiate su cavalletti di legno che derivano dalla tradizione francese chiamati pupitres e quotidianamente rigirate (il termine francese è remuage) per muovere delicatamente il vino. L’ultimo passaggio si fa gelando il collo della bottiglia (dove si sono concentrati i lieviti esausti) , lo si toglie e si sostituisce con vino di pregio e zucchero. Trentodoc, è la diretta espressione del territorio da cui proviene. I vigneti, principalmente di Chardonnay e Pinot nero, sono posti in altitudine in una terra, quella trentina, che presenta le varietà climatiche e di territorio ideali per la produzione di questo vino. Le uve maturano al meglio e grazie a clima, altitudine, forti escursioni termiche e natura del terreno potranno una esprimere dopo la rifermentazione in bottiglia, tutte quelle caratteristiche esclusive, come sapidità, acidità, profumi e perlage, che rappresentano la qualità di un metodo classico capace di fare la differenza.

Ogni anno a Trento viene organizzata la manifestazione “TrentoDoc bollicine sulla città” (manifestazione curata con molta cura da Sabrina Schench) che si svolge dal 22 novembre fino all’ 8 dicembre a Palazzo Roccabruna. Dodici giorni dedicati alle degustazioni guidate da sommelier di fama internazionale come è il caso di Luca Martini, miglior sommelier del Mondo 2013 per la Worldwide Sommelier Association, associazione internazionale che riunisce gli esperti di vino nel mondo. Un riconoscimento che premia una carriera iniziata a soli 17 anni come ci racconta dopo aver guidato una degustazione di spumanti confermando la sua straordinaria conoscenza del Nettare di Bacco. Nato ad Arezzo nel 1980, appassionato di vino fin da giovanissimo, dopo aver ottenuto il diploma di sommelier nel 2005, ha maturato moltissime esperienze all’estero. Vanta anche il premio conseguito per il miglior Professionista dell’anno 2010 Solidus, miglior Sommelier d’Italia 2009, oltre ad aver vinto il Master del Sagrantino ed essersi laureato nel 2007 Miglior Sommelier di Toscana. «Da ragazzo ho scelto di andare a Londra per iniziare un percorso di studi nel settore del vino e ho lavorato qui anche con Steven Spurrier di Decanter Magazine. Devo molto anche all’Associazione Italiana Sommelier che mi ha sostenuto fin dal mio esordio e insegnato ad avvicinarmi al vino. Senza dimenticare le mie radici di famiglia e a mio padre che mi ha trasmesso la passione. Io consiglio a tutti coloro vogliano iniziare questa professione di farlo con umiltà. Ci sono tanti che ci mettono il cuore nel valorizzare il vino in tutto il mondo. Mai peccare di presunzione quando si degusta. Io ho imparato dalla gente del posto dove mi trovavo per conoscere il vino e mi sono sempre messo in discussione per porsi un obiettivo con caparbietà ma sempre con amore e non in modo assolutistico.»

Al centro della foto il sommelier Luca Martini e sulla destra Sabina Schench curatrice della manifestazione Trento DOC

 

La degustazione condotta dal celebre sommelier “Trento Doc , Magnum da campioni del mondo” si è rivelato un affascinante viaggio nei sentori e sapori che le Bollicine sapevano esprimere e che venivano descritti con una ricchezza espressiva nel descrivere attraverso metaforici rimandi la specificità dei singoli spumanti versati nei calici. Un percorso guidato in grado di suggestionare il naso e il palato dell’assaggiatore che sapeva cogliere le indicazioni olfattive prima e quelle gustative dopo, descritte con sapienza dal sommelier. “Sentori di nocciolo di mandorla, pesca bianca e lemon gras” emergevano dall’assaggio del Pisoni Millesimato 2009 dei fratelli Pisoni, prodotto nella Valle dei Laghi, “dove il clima alpino risente delle escursioni termiche più marcate” – ha spiegato Luca Martini – o il “disequilibrio voluto” che il sommelier ritrova nell’assaggio del Rotari Alpe Regis Extrabrut 2007 della Cantina Rotari, in grado di “soddisfare le papille gustative”.

Luca Martini insieme a Mariano Francesconi, Presidente A.I.S. del Trentino 

L’esperienza del campione del mondo si è espressa con grande profusione nel descrivere la freschezza gustativa abbinata ai sentori di pepe bianco, frutta candita come nel caso del Letrari Riserva 2008, arrivando a fare dei parallelismi con la musica come nel caso del Methius Riserva 2008 paragonato al film Lezioni di Piano, e il riconoscimento dato al Ferrari Perlè 2001 dei Fratelli Lunelli, marchio prestigioso conosciuto in tutto il mondo. “Uno spumante che rappresenta bene il territorio capace di esprimere sentori di pane tostato e pepe”. Un’occasione unica di poterlo degustare in esclusiva per i pochi fortunati presenti, in quanto non è stato messo in commercio. Tra i 39 produttori figurano Francesco Moser, il ciclista italiano che è stato numerose volte campione, Isabella Bossi Fedrigotti, scrittrice e giornalista, molte donne produttrici come Lucia Letrari, Camilla Lunelli, Roberta Stelzer di Maso Martis, Martina, Valentina e Romina Togn della vinicola Gaierhof, Donatella e Chiara Pedrotti, della Pedrotti Spumanti di Nomi, Clementina Balter, della omonima Azienda agricola. Anche le nuove generazioni si stanno avvicinando con sempre più passione a questo settore importante dell’economia trentina: Francesca Moser e il fratello Carlo, dell’Azienda agricola Moser, Chiara e Federico Simoni delle Cantine Monfort di Lavis, Paolo e Michele Dorigati dell’azienda Metius, Rudy Zeni dell’Azienda agricola Zeni, Stefano e Giacomo Malfer della Cantina Revì di Aldeno.

 

 

 

 

 

 

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