Coordinamento spezzino per la pace, manifestazione il 5 dicembre davanti al Teatro Civico

Il “Coordinamento spezzino per la pace” ritiene «particolarmente preoccupante» lo stato di tensione dell’intera zona mediorientale in cui il gruppo navale Cavour farà tappa e evidenzia «il grave deficit di libertà democratiche a fronte di ingenti spese militari e di un livello basso di sviluppo umano di diversi dei paesi che saranno visitati. Ben 12 su 18 degli Stati ai cui governi si intende presentare il campionario di armamenti italiani sono definiti dall’Indice di democrazia dell’Economist come “Regimi autoritari” (Gibuti, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Bahrain, Kuwait, Qatar, Oman, Madagascar, Angola, Congo, Nigeria e Algeria), una buona parte di essi presenta livelli di spese militari tra i più alti al mondo (Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Bahrain, Kuwait, Oman, Angola, Marocco e Algeria) mentre in 8 su 18 paesi il livello di sviluppo umano è tra i più bassi del globo».

«Non possiamo andare a vendere armamenti a Paesi governati da regimi non democratici o in aree dove ci sono conflitti in corso, utilizzando per di più strutture dello Stato» – commenta Giorgio Pagano, presidente delle associazioni Funzionari senza Frontiere e Januaforum. «In questo modo provocheremo un ulteriore aumento delle loro spese militari, una diminuzione dei loro investimenti nel sociale e un’ulteriore crescita della povertà, soprattutto in Africa». L’operazione, che prevede la partecipazione di organismi umanitari come Croce Rossa Italiana, Operazione Smile e Fondazione Francesca Rava, ha delle inevitabili ripercussioni sull’azione delle organizzazioni non governative. «L’aiuto umanitario – evidenzia Letizia Tomassone pastora della chiesa evangelica metodista della Spezia – non deve essere utilizzato come strumento di politica estera o prestarsi ad operazioni commerciali promosse dai governi. Un tale impiego mette in discussione non solo l’indipendenza e l’imparzialità delle organizzazioni autenticamente umanitarie, ma la stessa possibilità che gli operatori umanitari continuino ad intervenire efficacemente e in sicurezza nei contesti di crisi».
Secondo le informazioni diffuse dalla Marina Militare la gran parte dei costi relativi alla missione (tranne stipendi ed indennità di navigazione) saranno sostenuti dagli “sponsor” che utilizzeranno la portaerei Cavour come piattaforma economica e commerciale. Si tratta di 20 milioni di euro (7 pagati dalla Marina e i restanti 10 milioni per i carburanti e 3 milioni per le attività di supporto nei porti toccati dagli sponsor) che solo in parte non saranno a carico della collettività perché molte delle aziende che finanzieranno la missione appartengono alla holding pubblica Finmeccanica.

«Fin dalla sua progettazione – conclude Giancarlo Saccani del Gruppo di Azione Nonviolenta – abbiamo posto all’attenzione pubblica la domanda sull’effettiva necessità di dotare la Marina Militare di una nave portaerei come il Cavour. Crediamo sia venuto il momento di interrogarsi seriamente, oltre che sugli elevati costi di mantenimento, soprattutto sull’esigenza di una nave portaerei per una Repubblica come l’Italia che ripudia la guerra come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali». Le associazioni spezzine richiamano infine l’attenzione su un problema ripetutamente
evidenziato da vari pronunciamenti dell’Unione europea: la crisi economica sta trasformando i ministeri della Difesa in espliciti promotori delle esportazioni di armamenti. «Una tendenza – commentano le associazioni – che, per sostenere la competitività delle industrie militari dei rispettivi paesi, rischia di mettere a repentaglio gli sforzi in ambito comunitario per definire una politica organica di sicurezza e di difesa comune».

Il Coordinamento spezzino per la pace organizza per domani, giovedì 5 dicembre, una manifestazione silenziosa davanti al Teatro Civico. L’evento avrà luogo a partire dalle ore 17.

 

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