Pristina e i suoi edifici.

Prishtina è la capitale del Kosovo, autodichiaratosi Stato indipendente nel 2008 ma mai riconosciuto dalla Serbia.

Lo sviluppo urbano a seguito della ricostruzione, dopo la guerra terminata con il bombardamento americano su Belgrado nel 1999, ha avuto una progressione vorticosa (il cosiddetto “turbo-urbanism”), apparentemente senza un vero piano regolatore, senza una progettazione urbanistica, lambendo aree collinari un tempo preservate dal cemento perché situate in zona sismica.

Coesistenze anche violente di stili e architetture poco coerenti con il paesaggio, fanno di Prishtina una città caotica e ben poco riconducibile a una sola tipologia edilizia. Basti comparare tre edifici molti vicini spazialmente: il Rilindja Press Center (un grattacielo dalla facciata a vetri e dall’apparenza ipertecnologica costruito dall’architetto macedone Georgij Kostantinovski), la Biblioteca Nazionale progettato in puro spirito socialista e infine, la Cattedrale ortodossa.

Crocevia di culture, come ricorda l’architetto Gyler Mydyti nel suo saggio Prishtina: the outcome of a ruined past, a chaotic present and an unplanned future, la città mantiene tracce evidenti della presenza Ottomana proprio nella sua forma urbana, ovvero sia nei “Imaret” (spazi pubblici) che nei “Mahale” (antichi aggregati residenziali delle grandi famiglie) entrambi rappresentati da una parte delle moschee (come quella del Grande Hamam e quella del Sultano Mehmet II) e dall’altra da alcuni complessi residenziali come quello di Emin Gjiku e la casa padronale di Kocadishi, oggi sede del Museo etnografico.

Questo Museo si organizza seguendo il tema del ciclo della vita, prendendo come riferimento proprio le numerose stanze della casa padronale rimasta praticamente intatta, e mostra gli ambienti e i luoghi dedicati alla preparazione del cibo, alla vestizione, alla devozione religiosa, al gioco, alla conversazione, alle nozze e al compianto dei morti. Il National Museum (che ospita sia il Museo archeologico che una terrificante esposizione stabile dedicata alla presenza militare dell’Onu in Kosovo) è collocato all’interno di un edificio di ispirazione austro-ungarica e servì quale quartier generale dell’esercito nazionale jugoslavo dal 1945 al 1975. Nel Museo si trova la famosa terracotta neolitica della Dea sul trono che è l’emblema della città.

Il Museo d’arte contemporanea e la Biblioteca Nazionale sono nell’area del campus universitario che ospita anche un piccolo parco della città. In effetti l’avanzata edilizia resa particolarmente aggressiva dalla necessità di ricostruzione, ha sacrificato molte aree verdi e alberi centenari: per costruire l’elegante Boulevard Madre Teresa, nel cuore della capitale, sono stati sdradicati-pare- più di ottanta alberi.

L’esterno della Biblioteca (iniziata a costruire nel 1975) ha un’improbabile e assai orribile germinazione di 99 cupole di vetro ricoperto di rete metallica come a nido, progettato dall’architetto croato Andrija Mutnjakovic e inaugurato nel 1982. Sia l’esterno che l’interno sono riconducibili a una tipologia edilizia sovietica, all’epoca in cui il Kosovo era parte della Repubblica Federale Socialista di Jugoslavia ma già in fase di crisi economica, sociale e politica.

E’ stata inserito tra gli edifici più brutti del mondo, nella classifica pubblicata dal Daily Telegraph. Allo stesso stile – il Brutalismo – sono riconducibili anche il Centro sportivo e dei giovani (una specie di astronave con il tetto a punta) e il Grand Hotel.

Il cuore pulsante della città si snoda sul lungo Boulevard Madre Teresa, oggi definitivamente terminato con l’allestimento di una fontana che si illumina di luci colorate e che sbuca direttamente dalla pavimentazione proprio davanti al Teatro Nazionale. Il Teatro Nazionale di Pristina è uno spazio di limitate dimensioni come accoglienza del pubblico (300 circa), ha una struttura piuttosto classica ma è considerato il “salotto buono” della città.

Qua sono in calendario molte manifestazioni governative ufficiali e qua vengono messi in programma 28-30 giorni al mese, spettacoli di teatro e di danza. All’interno è ricavato anche un piccolo spazio per 60 persone che ospita monologhi o piccole piéce teatrali.Con la posa della scultura dedicata al primo Presidente Rugova a una delle estremità del Boulevard la riqualificazione di quest’area centralissima si può dire conclusa.

Ma quello che colpisce di più di Pristina sono i quartieri immediatamente esterni al centro, come il distretto caratteristico di Dodona sede dell’omonimo e storico teatro, l’unico rimasto in piedi durante la guerra, con i bar e i negozi di barbiere ricavati da stretti locali fatiscenti, testimonianze di persistenze delle vecchie costruzioni con edifici moderni ma già cadenti per la mancata manutenzione.

Il mercato che rimane molto vicino alla Grande Moschea, rimane il luogo più  colorato della città, anche se ha perso il carattere e la configurazione originaria.

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