La Spezia-Pristina-Belgrado (via Skopje) per scoprire il teatro nei Balcani

Il mio quarto viaggio a Pristina per seguire un lavoro teatrale, è stato turbato da un evento inaspettato: il fallimento della compagnia aerea low cost Belleair, unica compagnia diretta per l’Italia. Appena arrivata, sotto la neve del gelido inverno kosovaro, questa notizia mi ha fatto giocoforza, cambiare itinerario, e ho comprato subito on line un biglietto da Belgrado. Così il previsto rientro dalla capitale del Kosovo è diventato un ritorno attraverso la Serbia. E come è comprensibile, avendo io un visto di ingresso dal Kosovo, sono dovuta prima passare dalla Macedonia (che è ancora più a Sud del Kosovo) per farmi mettere un visto riconosciuto dalla polizia di frontiera della Serbia (che è a Nord). I due pullman mi hanno portato a Belgrade in 10 ore e 30 minuti. Neanche 400 Km. La velocità dell’autista non c’entra. SI tratta delle soste obbligate ai gate di ingresso e di uscita dei confini.

Ma non dovevamo essere tutti in Europa??

Questo episodio non ha scalfito però, minimamente le ragioni del mio viaggio: il debutto a Pristina presso il Teatro Nazionale, di The demolition of the Eiffel tower, dal testo di Jeton Neziraj e regia di Blerta Neziraj prodotto dalla compagnia Qendra multimedia e che ha visto la collaborazione di molti artisti internazionali. Una presa in giro molto efficace, tra il surreale e il comico, dei luoghi comuni sull’Islam, sul burqa e sul terrorismo visti dagli europei occidentali. La penna sapiente di Neziraj smaschera le fobie fondamentaliste -e le ragioni politiche che nascondono- e le ridicolizza.

Lo spettacolo prevedeva in scena insieme agli attori (Shengyl Ismaili, Adrian Morina, Ernest Malazogu, Armend Ismajli) un teatrino di figura con un gioco di ombre manipolate con abilità direttamente dagli attori guidati dall’esperto marionettista francese Clement Peretjatko; sono del geniale ed estroso compositore Gabriele Marangoni i suoni e i canti dal carattere rituale e la composizione ritmica dell’intera scrittura scenica: senza l’ausilio di alcun strumento se non di alcune latte colorate ha creato una non-struttura musicale che offre un inaspettato e talvolta ipnotico, ambiente vocale e sonoro. La direzione di Blerta Neziraj, alla sua terza regia dai testi di Jeton, ha privilegiato alla parola, un ambizioso quanto singolare progetto teatrale che mette insieme linguaggi visivi, sonori e corporei connotati da un forte tratto simbolico e concettuale (con le coreografie dei ballerini bulgari Violeta Vitanova e Stanislav Genadiev), mettendo alla prova i quattro attori che hanno restituito con grande energia e bravura atletica e interpretativa, la varietà dei registri del testo di Neziraj. Standing ovation in un teatro pieno all’inverosimile, solo quasi esclusivamente di giovani. Cosa rara dalle nostre parti.

Uno speciale dossier su questo lavoro teatrale a mia firma è in corso di stampa per la rivista  Hystrio e per la rivista universitaria “Teatro e Storia” dell’Università di Roma.

Qua il sito della compagnia, in albanese e in inglese. www.qendra.org

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