Lettera di un professore di liceo al Ministro della Pubblica Istruzione

Domande di un oscuro professore di un liceo di provincia al Ministro della Pubblica Istruzione che venerdì 29 novembre sarà alla Spezia.

Signor Ministro,
in questi giorni Ella ha autorizzato  una sperimentazione che prevede la riduzione del percorso liceale da cinque a quattro anni: due bienni ed non più un biennio ed un triennio, come è attualmente . Un progetto, questo, elaborato dai suoi predecessori per portare gli studenti italiani alla pari con quelli degli altri Paesi europei. Un progetto che sembra essere acclamato da coloro che vedono nella rapidità e nella semplificazione, i farmaci più adatti per salvare il Paese e la sua scuola.

Sicuramente vi sono vantaggi ad entrare con un anno in anticipo nel mondo del lavoro; i giovani cresceranno più in fretta, saranno costretti a tagliare prima i cordoni ombelicali con la famiglia.

Io, però, intravedo anche alcune ombre: una compressione delle materie e dei programmi, magari supportata con strategie di didattica breve, rischiano di trasformare la scuola in una sorta di fast food intellettuale e formativo; mentre i nostri licei, classici e scientifici, erano improntati a quello spirito di lentezza che oggi, in campo culinario, viene esaltato come slow food.

La cultura richiede lentezza, lo spirito ha bisogno anche dei tempi allungati per digerire le cose più dure; la riflessione epistemologica, che va di pari passo con la presa di coscienza di noi stessi, richiede sedimentazione . Forse con tempi più brevi riusciremo ad ottenere competenze settoriali, correndo il rischio però di trascurare quella dimensione “non professionale” dell’individuo. Se non aiutiamo i giovani ad acquisire  non solo capacità critiche, ma anche consapevolezza , come possiamo sperare che essi riescano a superare quelle terribili  prove che la globalizzazione porrà loro?

Una connotazione accomuna da anni la maggior parte dei miei studenti, compresi quelli scolasticamente eccellenti: un diffuso senso di smarrimento e di sbigottimento . Sempre più spesso le loro conoscenze appaiono come ninfee galleggianti e senza radici. Manca quella strutturazione intellettuale e passionale su cui possono far presa le motivazioni.Sottoporli ad ulteriori accelerazioni potrebbe non essere del tutto produttivo

I tempi perduti dell’adolescenza non sono sempre perduti, sono il momento di compressione di molle destinate scattare.

Per riuscire a superare la crisi intellettuale e morale, prima ancora che economica, in cui versa  questo Paese si deve ricominciare a pensare diversamente; dunque si deve favorire lo sviluppo del pensiero divergente. Pensiero che richiede una forte sicurezza in se stessi e nelle proprie capacità per poter essere portato alla luce.

Forse, tra le centinaia di difetti e di mancanze della nostro sistema scolastico, questa capacità di favorire il pensiero astratto e la sua dimensione di “buona inutilità” costituisce una delle poche peculiarità da conservare e da coltivare.

Grazie per la cortese attenzione,

Giorgio Di Sacco Rolla

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