Sull’intitolazione del Teatro Civico: Mirco Manuguerra risponde a Vinicio Ceccarini

“Apprendo che l’amico Vinicio Ceccarini usa dividere l’umanità in tre categorie: chi costruisce i teatri, chi li demolisce e chi ci appiccica la targa. Io, per me, preferisco sempre le cinque categorie del grande Leonardo Sciascia: ci sono «gli uomini, i mezz’uomini, gli ominicchi, i (con rispetto parlando) pigliainculo e i quaraquaquà» (Il giorno della civetta, 1961). Ovviamente, io non ce l’ho con Vinicio, e mi asterrò qui dal patentare il Prossimo secondo il canone del grande scrittore siciliano, ma sono stato tirato in ballo tra coloro che “appiccicano le targhe” e questa, sinceramente, è cosa che non mi è piaciuta affatto. Sono stato io, in effetti, a sollevare per primo la questione dell’intitolazione del Teatro Civico. L’ho fatto nel pieno di questa sconcertante deriva culturale di cui è preda la nostra sfortunata città e proprio su questo stesso portale, che più volte ha ospitato le mie proposte per una città nuova e che torno a ringraziare una volta di più. L’ho fatto, credo, con cognizione di causa, dato che avevo da poco fondato il Wagner La Spezia Festival, l’unica rassegna che in città ha onorato il 200^ anniversario puntuale della nascita del genio di Bayreuth (22 maggio 2013) e il 160^ anniversario dell’intuizione spezzina dell’accordo in Mi Bemolle Maggiore su si struttura il Preludio de L’oro del Reno (5 settembre). Scusate tutti se è poco, ma, tanto per dire, dal Conservatorio “G. Puccini” non ci hanno neppure risposto: complimenti vivissimi.  Tengo, dunque, a precisare che io avevo un motivo assai concreto, rigoroso e coerente per muovere una proposta intorno ad una questione, pur sensibile, come l’intitolazione di un teatro civico. Altri, sinceramente, non so.

Mi preme così di sottolineare all’amico Vinicio Ceccarini che la tanto vituperata arte dell’appiccicare una targa non può essere responsabilità di chi pensa sinergie e crea nuove strutture. Insomma, invece di attaccare le proposte tese a valorizzare un’orma preziosa, come quella wagneriana, di dimensione specificamente europea, un onesto intellettuale impegnato dovrebbe piuttosto preoccuparsi di denunciare coloro che – proprio secondo la personale visione di un Ceccarini – il teatro lo “demoliscono”: mi sembra cosa ben più proficua e pure un tantino più etica. Spero vivamente, peraltro, che con il nuovo corso si possa parlare già di “ricostruzione” del Teatro Civico, piuttosto che di una sua ulteriore demolizione, anche se è assai presto per dirlo, nonostante i soliti trionfalismi ostentati dal nostro Bravo Sindaco sulla base dei risultati della campagna abbonamenti: non vorrei che al botteghino le cose funzionassero alla stessa maniera dei tesseramenti del PD…

Detto questo, se proprio devo fare una classifica delle proposte di intitolazione del Civico che hanno fatto seguito alla mia, le uniche che vedo dignitose sono quelle che elevano le figure di Domenico Cortopassi, autore spezzino e perciò di diritto candidabile, e della Contessa di Castiglione (idea lanciata da Flavia Cima), musa locale da molti non a torto considerata un vero profeta dell’arte dell’immagine. Al limite, qualora la nomination della nobildonna apparisse un poco forzata, non sarebbe male dedicare alla Contessa di Castiglione il foyer del teatro facendone un piccolo museo a lei dedicato.
Circa l’altra proposta, quella tesa a premiare una certa coreografa americana (peraltro ancora vivente), mi pregio di non commentare neppure. Piuttosto, vorrei di seguito ribadire le ragioni dell’opportunità della dedica a Richard Wagner. Da dantista ormai stimato, io non parlo (anche) di “Dante e la Lunigiana” soltanto perché il Sommo Poeta ha “passeggiato” per di qua, ma perché è soltanto nelle nostre contrade, e non altrove, che il Poeta ha potuto sviluppare, grazie all’esperienza diplomatica maturata con la Pace di Castelnuovo (6 ottobre 1306), quel mirabile modello di Pace Universale che troviamo dapprima allegorizzato nel Canto VIII del Purgatorio e poi rigorosamente sviluppato nel trattato filosofico maturo della Monarchia.

Ebbene, Wagner, proprio come Dante, è un genio che non appartiene alla dimensione degli uomini (figuriamoci a quella degli ominicchi e compagnia…): come ebbe a dire un ottimo direttore d’orchestra, Wagner è un Ufo approdato per caso sulla Terra. E qui alla Spezia egli ha creato, non ha soltanto passeggiato. Data perciò l’altezza di genio, nessuno come Wagner può essere degno di vedersi dedicare il teatro spezzino, tanto più che quel teatro lui certamente lo vide nel corso del suo fatale soggiorno del 5 settembre 1853. Lì nei pressi, al n. 45 di Via del Prione – dove sarebbe bene sorgesse al più presto una casa-museo a lui dedicata – Wagner ci ha lasciato una impronta indelebile che solo una comunità sciattona potrebbe mancare di onorare ai massimi livelli possibili. Tuttavia, va detto che non c’è soltanto la dedica del teatro in ballo: occorre pure pensare all’intitolazione di una piazza che possa farsi degna risposta al fasto di ‘La Spezia Platz’ di Bayreuth. A questo proposito ho già sollevato la proposta di invertire la denominazione delle nostre piazze Bayreuth e Mentana. Non si tratta affatto di idee arbitrarie: è pura coerenza.

Dunque la mia proposta complessiva è questa: 1) Il Teatro Civico va dedicato a Richard Wagner. 2) L’attuale Piazza Mentana diventa Piazza Bayreuth e viceversa. Non solo: al centro della piazza, di fronte al Teatro Civico, va eretto quanto prima un monumento al grande musicista tedesco. 3) Il foyer del teatro può essere dedicato alla Contessa di Castiglione e trasformato in una sala-museo in suo onore. 4) L’amministrazione dovrà fare di tutto per acquisire il n. 45 di via del Prione al fine di trasformarlo, in collaborazione con il Museo Etnografico, in una casa-museo wagneriana da porre a fondamento di ogni percorso turistico cittadino”.

 Mirco Manuguerra

 

 

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