Nuovo ospedale al Felettino: l’assessore regionale alla sanità Montaldo a La Spezia

L’assessore regionale alla sanità ligure Claudio Montaldo  si è recato a La Spezia per l’audizione con la commissione temporanea sull’ospedale Felettino. La commissione aveva richiesto l’incontro per capire come si sta procedendo sulla nuova struttura sanitaria e qual è la posizione della Regione Liguria in merito al progetto.

Il nuovo ospedale avrebbe le caratteristiche di  un Dipartimento d’Emergenza e Accettazione (DEA) di II livello, cioè una struttura che, oltre alle prestazioni fornite dal DEA di I livello, sarebbe in grado di assicurare  funzioni di più alta qualificazione legate all’emergenza, tra cui la neurochirurgia, la cardiochirurgia, la terapia intensiva neonatale, la chirurgia toracica e la chirurgia vascolare, secondo indicazioni stabilite dalla programmazione regionale. Altre componenti di particolare qualificazione, quali le unità per grandi ustionati o le unità spinali ove rientranti nella programmazione regionale, sono collocati nei DEA di II livello.

Un DEA di II livello necessita di un bacino di utenza tra 600.000 e 1.200.000 abitanti. In tutta la provincia spezzina ci sono circa 200.000 abitanti. Ci si potrebbe accorpare con la provincia di Massa Carrara? Accorpiamo i comuni della Lunigiana? Del Tigullio? A queste domande l’assessore Montaldo non ha risposto, nonostante sia stato più volte sollecitato  anche in passato da più voci.  È come fare  i conti senza l’oste perché veri interlocutori per eventuali accorpamenti non ce ne sono.  Se  l’ospedale verrà realizzato non sarà pronto nel  2018 ma considerando i tempi di costruzione in Italia e i vari ritardi sarebbe pronto probabilmente dopo decenni visto che  l’edilizia, sanitaria e non, muove denari (e non solo) e come dice il saggio: “piatto ricco mi ci ficco”. Il fatto è che non ci sarà il personale per rendere funzionale una struttura del genere che rimarrà una delle tanti capitali nel deserto.

Esiste invece l’ ospedale a Sarzana, il San Bartolomeo, funzionale e funzionante, che il sistema di potere locale malato ha deciso di abbandonare, chiudendo un reparto per volta, quindi in modo anche si potrebbe dire subdolo. Rimane il Sant’Andrea, sicuramente meno funzionale del San Bartolomeo, dove comunque si stanno investendo soldi pubblici, perché sono stati aperti i reparti di psichiatria, infettivi, pronto soccorso pediatrico.  Tutto da demolire secondo i piani, nel giro di pochi anni. Ci si chiede se non converrebbe lasciare a  Sarzana reparti come la chirurgia, la cardiologia, l’ortopedia, la medicina e gli infettivi,  visto che i reparti sono strutturati con il blocco operatorio centrale dove convergono i vari bracci e al Sant’Andrea di La Spezia venissero mantenuti  un pronto soccorso, la maternità e la pediatria, la geriatria e gli ambulatori specialistici. Questo perchè a Spezia ci sono sia più anziani che più bambini. La distanza tra i due ospedali è minima e si potrebbero investire fondi per potenziare bus navetta.

 

 

 

 

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