“Vite in Transito”: Adrian Paci al PAC di Milano

Si tratta di una delle mostra più convincenti e d’impatto attualmente visitabili in Italia, ora  al Padiglione d’Arte Contemporanea di Milano e proveniente dal Centre Pompidou di Parigi.

Adrien Paci coglie in questa mostra Vite in transito il tema attualissimo della perdita d’identità quale conseguenza delle nuove ondate migratorie. Paci arriva dall’Albania (da Scutari) ma da molti anni vive e lavora a Milano; dopo gli studi accademici si specializza in pittura anche se diversi sono i linguaggi in cui si adopera, dalla scultura al mosaico al video, coinvolgendo anche la performance. In tutti i suoi lavori dominano motivi autobiografici in cui si evincono i segni dolorosi e sofferti della guerra, di viaggi, di memorie, di lotta per affermarsi come artista. A cura di Paola Nicolin e Alessandro Rabottini, la mostra al PAC presenta un’ampia selezione di opere realizzate a partire dalla metà degli anni Novanta fino alla produzione più recente. Molte le pitture a tempera (montate su tela ma anche su strutture in legno o su mattoni) come omaggio a Pasolini (I Racconti di Canterbury, Decameron) e a Michelangelo Antonioni.

Toccante e pregnante la videoperformance The encounter in cui lo stesso artista, seduto sul sagrato di una chiesa, dà la mano ad uno ad uno a tutti gli abitanti del paese di Scicli in Sicilia. Una straordinaria inquadratura dall’alto incornicia un flusso umano a semicerchio che va a incontrare e conoscere l’artista.

In un altro video Paci, come fosse registrato da una telecamera di sorveglianza,  ripropone una convocazione al distretto di polizia di Milano effettivamente accaduta. Venne infatti imputato di maltrattamenti sulla sua bambina, quando invece si trattava di un’azione artistica di tatuaggio per rappresentare i visti dal paese di origine come marchi indelebili. Nel video che si intitola appunto Believe me I am an artist, Paci cerca di convincere il poliziotto che è un artista.

Ma il lavoro più significativo resta il video di cinque minuti Centro di Permanenza Temporanea(2007), in cui una fila di immigrati sale su una scala aeroportuale che non conduce ad alcun aereo, rimanendo fermi in una situazione di stallo, tra la permanenza e il viaggio.

 

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