Good Morning Prishtina

Terzo viaggio in Kosovo in meno di un anno. E tornerò a Prishtina di nuovo tra 3 settimane dove ho lasciato amici italiani e albanesi e un bel po’ di attrezzatura per fare un video documentario sul teatro nei Balcani. I miei due collaboratori molto attivi sono Giancarla Carboni, dottoressa in Storia del Teatro attrice e fotografa e Alessandro Di Naro, architetto, fotografo e videomaker. Giancarla è venuta con me in aereo da Verona, 26 chili nello zaino a testa, Alessandro ha voluto attraversare i Balcani in treno passando da Budapest.  L’odore di torba bruciata arriva appena scendi dall’aereo della compagnia low cost Belleair. Proviene dalla centrale a carbone di Obilic e non te lo togli più di dosso. Come la polvere. Ai militari -mi dicono- vengono lavati gli scarponi prima di salire in un aereo diretto in Italia. Chissà cosa c’è dentro questa polvere, mi domando. 

Abbiamo una schedule molto precisa di lavoro: interviste video da fare, location da scegliere e visitare, riprese dal set teatrale. Faremo una scappata anche a Belgrado per intervistare l’amico serbo Vlada Aleksievic ex attore della compagnia italiana Motus che ora è una specie di star nel suo paese perché presenta il format TV Serbia’s got talent. E se riusciamo, anche Biljana Srbljanovic, la famosa autrice dei diari dalla Belgrado bombardata pubblicati su Repubblica nel 1999. E’ autrice teatrale e anche cinematografica e televisiva. Riusciremo ad arrivare a Belgrado solo grazie a un nostro precedente passaggio serbo con tanto di timbro d’ingresso. Arrivare dalla frontiera kosovara diventa, infatti, un problema da giustificare al gate serbo. E’ sempre una questione di confini.  La vista dalle finestre di casa di Giancarlo, mio cugino poliziotto che abita qua, in missione Eulex, è quella che mi ricordavo: i tetti fumosi, la moschea, quegli strani uccelli neri, le taccole, che formano compatti e sinistri stormi e che fanno un rumore assordante. Gli uccelli di Hichtcock non a caso, è stato in parte girato qua a Pristina, a Film City, una specie di Cinecittà dei Balcani dove ora ci sono i Villaggi militari.

Nella piazza centrale un intero edificio bianco marchiato United Colours of Benetton. Stona parecchio. Come stona, del resto, il lussuosissimo Hotel Diamand nella stessa traiettoria, con i suoi colori rosa e oro. Questo edificio, insieme con la torre della Radio-TV del Kosovo e con la Banka Ekonomike rappresentano “la triade” del potere del tycoon (ed ex marito di Anna Oxa) Paccolli, nominato vice primo ministro, dopo che la sua elezione a presidente del Kosovo era stata annullata. Il cuoco dell’Hotel è italiano, di Varese. Facciamo amicizia con lui la domenica mattina, giorno in cui con 15 euro si può fare un brunch strepitoso nella grandissima terrazza che si affaccia sulla Piazza.  Gli italiani sono ben accolti, appena ci sentono parlare si scomoda lo stesso fratello del viceministro per darci il benvenuto. 

La guerra è finita da 15 anni ma il Kosovo rimane sotto l’amministrazione ONU; se fino a un anno fa le tracce di una ricostruzione massiccia erano evidenti sin dal centro storico con gettate di cemento ovunque, oggi la capitale del Kosovo (autoproclamatosi indipendente nel 2008 ma senza il riconoscimento della Serbia), sembra aver trovato una sua forma compiuta. Piazze nuove di zecca, illuminazione, fontane, parchi, negozi e moda in vetrina che guarda all’Europa dell’Ovest, sia pur con qualche anno di ritardo. Certo questa immagine della capitale non rappresenta la realtà kosovara, povera, senza lavoro e con case sovente senza acqua e elettricità. Ben due statue dedicate ad eroi del Kosovo con tanto di sventolio di bandiere, fanno bella mostra di sé nell’elegante Boulevard Madre Teresa, una di particolare importanza, quella dedicata a Rugova, personalità assai interessante, fautore di una sorta di resistenza non violenza alla Serbia. Uno dei tanti segnali tangibili dell’orgoglio nazionalista.

E’ periodo di elezioni amministrative e continuamente nel Boulevard vediamo un improvvisato set con telecamere e qualche candidato provare e riprovare il suo messaggio elettorale per la TV. Davanti alla Statua di Madre Teresa (nata a Skopje, nella vicina Macedonia), una fornitissima libreria dove trovo la bibliografia completa della mia scrittrice albanese preferita Elvira Dones. In vetrina la traduzione in albanese di Gomorra di Saviano. Banchetti con libri riempiono tutto il boulevard alternandosi ai venditori di castagne arrosto. Siamo a ottobre ma fa un caldo estivo e quasi tutti i ristoranti e i bar lasciano i tavoli all’esterno. L’impressione è che ci siano meno militari in giro; il contingente italiano chiuderà la missione a giugno. 

Non sembra, comunque, di essere in Kosovo. E’ chiaro che Pristina sta vivendo una rinascita che la potrà portare ad essere in questo processo di decentramento culturale verso Est, una delle città europee della cultura.  Vivace è sia l’evento annuale di letteratura POLIP che SKENA UP, festival di arti sceniche e di cinema collegato con l’Accademia di Arte Drammatica. Pristina è diventata una città piena di attività, colma di giovani e di locali per ascoltare musica fino a tardi. Le Facoltà universitarie, collocate tutte su un lato della importante via Rugova, pullulano di ragazzi e ragazze che potresti tranquillamente scambiare come studenti di qualche college inglese o americano.

La Biblioteca Nazionale, dalla chiara architettura socialista, ha alcune sezioni di interesse internazionale, per esempio la biblioteca d’arte con fondi librari tedeschi, per lo più. Al piano terra l’American’s corner dove è possibile trovare riviste e libri americani e ogni tipo di informazione per studiare negli Stati Uniti.

La Galleria Nazionale d’Arte ospita in questi giorni, al piano inferiore le opere dei giovani vincitori di un concorso per arti visive in cui in palio c’era una residenza artistica di sei mesi negli States, spesso una specie di miraggio o di obiettivo per molti giovani kosovari. L’ultima volta che sono venuta alla Galleria d’Arte era per l’inaugurazione della mostra di un artista albanese che è diventato una vera celebrità a livello internazionale dopo la sua comparsa alla Biennale di Venezia: Adrien Paci. La mostra era stata curata dall’italiana Angela Vettese, critico del Sole 24 ore.

Il Teatro Nazionale (Teatr i Kombetar) è dentro il triangolo di Paccolli, e ora si affaccia su una fontana direttamente collegata alla pavimentazione, con giochi d’acqua e luce colorata: le mamme con le carrozzine ci passano in mezzo per far divertire i piccoli con gli schizzi. Il Teatro ha una programmazione di 31 giorni (o 30 a seconda dei mesi…). Molti spettacoli restano in cartellone per più di un giorno ma si alternano balletti e prosa. Entrare costa un euro. Poco, anche se gli stipendi raramente superano i 300 euro al mese.  Ma non è qui il vero centro d’interesse della ricerca teatrale.

Non distante dal centro, passando in un trafficatissimo boulevard intitolato a Bill Clinton si arriva allo spazio Qendra, fulcro delle attività teatrali di Jeton e Blerta Neziraj, motivo del nostro viaggio in Kosovo. Qua si progettano spettacoli, si pubblicano opere di letteratura, si traducono testi di autori internazionali, si organizzano concerti. Jeton è un drammaturgo molto conosciuto, le sue opere sono rappresentate in Europa, soprattutto in Germania e in Svizzera e i suoi libri sono tradotti in diverse lingue; un’antologia delle sue opere è stata appena tradotta in inglese con l’introduzione di vari critici internazionali (tra cui un mio testo pubblicato su Repubblica on line). 

Jeton Neziraj è una delle personalità culturali maggiormente attive in Kosovo; sin da giovanissimo ha cominciato a creare occasioni di incontri culturali, di studio, di ricerca individuando una strategia di creazione identitaria del proprio paese a partire dalla specificità della lingua, della letteratura, della tradizione. Questo è stato motivo di varie censure alle sue opere, che cercano di superare i confini assai angusti del nazionalismo imperante. Recentemente censurato anche in Cina, Jeton e la sua compagnia rimane uno dei punti di riferimento di quella che ci piace chiamare una sorta di “resistenza culturale”, rispetto sia alle tematiche del nazionalismo sia della colonizzazione culturale. 

Sono molto legata al teatro di Jeton, comprendo la necessità con cui lui porta sulla scena (coraggiosamente…) problematiche scottanti e attualissime; il suo è un vero teatro politico incisivo e ricco di riferimenti colti alla storia del teatro mondiale, da Brecht, a Genet a Beckett. Quale compito deve avere un critico se non portare alla luce queste voci impegnate nella realtà del proprio tempo e fare da cassa di risonanza per farle conoscere? Siamo qua per questo. Giancarla e Alessandro registrano, riprendono, fotografano, fanno test audio, riguardano i materiali a casa: abbiamo discusso a lungo in Italia su quale attrezzatura portare, quante telecamere, quale impostazione dare al lavoro.  Senza di loro non avrei mai intrapreso questo progetto a cui da tempo volevo dare una forma concreta di testimonianza non solo scritta. E ora Giancarla e Alessandro sono in Kosovo, hanno deciso di rimanere un mese e mezzo per vivere la realtà del posto. Li raggiungerò appena possibile.

Il 26 novembre ci sarà il debutto dello spettacolo The demolition of the Eiffel Tower al Teatro Nazionale a firma di Blerta Neziraj dal testo di Jeton (una tragicommedia in cui terroristi poco credibili hanno obiettivi di vendetta contro l’Occidente ma la motivazione del loro odio verrà smentita dalla realtà).

In scena ci sarà un manovratore di marionette francese, giochi d’ombra in una scenografia realizzata da artisti bulgari e le musiche create da un musicista italiano, virtuoso e sperimentale, che collabora da tempo con Qendra, il fisarmonicista Gabriele Marangoni.  

Di tutto quello che accade nel mondo dell’arte, dei luoghi della creatività giovanile, del teatro, della letteratura sono informata sia dalla pubblicazione “Balcan Contemporary” che dalla rivista “Kosovo 2.0”.

In questo primo breve passaggio in Kosovo, ritornando ancora una volta nella bella città di Skopje, sono riuscita anche a incontrare l’addetto culturale dell’Ambasciata italiana, dott. Marinò che ci informa delle iniziative con cui gli uffici intendono creare occasioni di incontro tra la cultura italiana e quella kosovara. Salutando ci ricorda di non andare nella città di Mitrovica, nel Nord perché troppo pericolosa. “Ci sono già stata”.

Il rientro in Italia stavolta è in macchina: 30 ore circa di viaggio passando dalla Serbia, dalla Croazia, dalla Slovenia, attraversando confini nuovi e vecchi teatri di guerra pagando il pedaggio in euro, guardando il tramonto a Belgrado, attraversando di notte Novi Sad, aspettando l’alba a Spalato, facendo colazione a Trieste.

…continua

Non me ne voglia MICHELANGELO SEVERGNINI se ho “rubato” il titolo del mio articolo dal suo completo e bellissimo resoconto dal Kosovo appena liberato, alla fine del 1999 (Good morning Pristina! Dario di un giornalista radiofonico tra Kosovo e Serbia, Prospettiva edizioni). Il mio è solo un omaggio.

Un ringraziamento speciale a Giancarlo Monteverdi senza il quale il mio progetto Teatro in Kosovo non avrebbe avuto motivo di esistere; grazie per le giornate che mi ha dedicato, per i viaggi in macchina, per i racconti, per le albe e i tramonti.

Anna Monteverdi insegna Storia dello Spettacolo all’Accademia Albertina di Torino e Digital video all’Accademia di Brera; ha insegnato presso il Dams di Bologna e di Genova e il Cmt di Pisa. E’ docente a contratto di Storia del teatro alla Facoltà di Scienze umanistiche di Cagliari. Ha pubblicato 7 volumi sul teatro (sul Living theatre, su Robert Lepage, sulla digital performance, sulla regia teatrale). Cofondatrice di ateatro.it scrive per Rumor scena, Hystrio, Culture teatrali. Il suo Progetto Teatro in Kosovo è attivo da un anno e sono usciti articoli su ateatro.it, su Repubblica on line (tradotti in albanese su Gazeta express), saggi e dossier per riviste universitarie (Teatro e storia) e riviste teatrali (Hystrio). Ha scritto un’introduzione per il volume antologico dei testi in inglese dell’autore albanese kosovaro Jeton Neziraj.                             anna.monteverdi@gmail.com

anna.monteverdi@gmail.com

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