Teatro Civico: in commissione cultura il Comune si arrampica sugli specchi

Si è svolta stamani la commissione cultura richiesta dal Movimento 5 stelle per la nomina al Teatro Civico. Consiglieri dell’opposizione ben preparati (Guerri, Mirenda e Cossu) hanno dimostrato di aver chiari tutti i passaggi di questa assai triste vicenda che ha visto il Comune soccombere di fronte al Tar. Hanno portato argomenti ed evidenziato lacune e mancanze di tutta la procedura. Non così determinati i rappresentanti del Comune; i consiglieri di maggioranza sono rimasti in totale (e imbarazzato) silenzio, alcuni sono addirittura usciti.

Non tutti i componenti della commissione erano presenti, assenti Laghezza e Erba. A esporre le ragioni del Comune il dirigente Fusoni e l’assessore Del Prato. Grande assente Marzia Ratti, presidente della commissione. Il Tar ha dichiarato illegittima proprio la commissione da lei nominata (insieme a Repetti e Alosini) con decreto dirigenziale 101/2012. Illegittima perché secondo il giudice, sanzionata ex lege articolo 84 del codice degli appalti e articolo 51 del codice di procedura civile sull’incompatibilità e sull’obbligo di astensione. In sostanza Repetti secondo il giudice doveva astenersi dal giudizio nei confronti di Alinghieri sussistendo continuati rapporti professionali. Come afferma il giudice, tale norma “s’è da ultimo incaricata di qualificare come il precipitato giuridico dei principi generali d’imparzialità e di trasparenza, immanenti “al corretto funzionamento (della totalità n.d.r.) delle procedure di selezione pubbliche di scelta dell’affidatario”.

E’ proprio questo punto che viene contestato da Fusoni, pur ammettendo gli errori commessi:Forzature pesanti del TAR che vedremo di impugnare (…) il TAR si è inventato questi articoli, perché non aveva altri argomenti. TAR ha argomentato in modo discutibile citando norme che mal si attanagliano al nostro caso”. Difende l’operato del Comune parlando di un “eccesso di trasparenza” dell’amministrazione, e Del Prato rincara la dose ricordando a tutti che “nessuno è mai morto di eccesso di trasparenza“, frase che solleva l’ilarità dei presenti e la contestazione dei consiglieri Mirenda, Guerri e Cossu che uno dopo l’altro ricordano che “l’eccesso di trasparenza è un ossimoro: la trasparenza c’è o non c’è”  e proprio in questa procedura è mancata sia nella nomina dei commissari sia nella gestione generale del concorso. Guerri ricorda come il consigliere Galli della commissione controllo aveva richiesto di seguire e monitorare l’iter della short list e la risposta del Sindaco era stata che non lo riteneva opportuno: “Questo –puntualizza Guerri-è un atto contrario all’eccesso di trasparenza, è un eccesso di strapotenza”.

La Cossu (Rifondazione Comunista) allarga la problematica della (mancata) trasparenza dei bandi in altre situazioni cittadine come quella per il logo del Comune fatto “sul filo della norma di legge”. E sottolinea che questi comportamenti danno il segno dell’incapacità dell’amministrazione e dei dirigenti di riuscire a comprendere che quando si spendono soldi pubblici si deve accettare il principio della trasparenza. “Nelle liste dei collaboratori”, continua la Cossu “ci sono sempre gli stessi, ci sono rapporti di fiducia, non ci vedo la malafede ma anche se è compatibile con la legge, il dato di fatto è che per il Comune lavorano sempre  le stesse persone”.

Guerri, con composta eleganza e piglio battagliero, sottolinea che “Margini di confronto con il Comune non ci sono, di fronte a un pronunciamento così: “Leggerezze, forzature passate come procedure trasparenti che tali non sono. La risposta non è stata di scusarsi con la città e agire nella direzione che ci si aspettava, ma  agire muscolarmente, sfidare la collettività, prolungare la sfida di cui non si è voluto accettare l’esito. E si va avanti chissà con quale danno economico. Se si afferma che non si addebiterà nulla al dirigente in errore, questo potrebbe essere demandato alla corte dei conti. E’  più utile che “chi ha sbagliato paghi” o che chi ha sbagliato non paghi mai alla luce di una non meno definita etica? Ci sono delle evidenti responsabilità.” E chiama in causa il sindaco per un approfondimento in una prossima commissione cultura.

Del Prato ha riproposto vecchi temi già noti, l’errore di comunicazione trattandosi di un consulente e non di un direttore, strumentalizzazioni varie, attacco alla sua persona da parte della stampa, la tendenziosa interpretazione della ormai sua famosa “anticipazione divinatoria” della nomina ad Alinghieri nella terna. Ha detto però una cosa nuova. Ha annunciato che nonostante l’esito del Tar, la collaborazione con l’attore dello Stabile di Genova continuerà “considerato l’ottimo lavoro fatto da lui sino ad oggi”- (Guerri gli corregge il lapsus ricordandogli che la nomina era stata congelata dal Tar già dai primi di giugno).

Alla domanda del consigliere Mirenda se qualcuno risponderà di questi errori, di queste mancanze e del danno erariale conseguente, considerato che il giudice ha obbligato il Comune a pagare il risarcimento ai ricorrenti, Fusoni risponde che “i dirigenti hanno sbagliato in buona fede e non pagheranno in prima persona.” E aggiunge che “altrimenti il Comune si fermerebbe…. La dirigente ha sbagliato ma sarebbe grave “scandagliarli”. Si genererebbe un clima di terrore“. Terrore di essere sottoposti a sanzioni risarcitorie? Grave affermazione quest’ultima, anzi inquietante secondo la Cossu: “Che significa? Che i dirigenti si prestano a procedure non chiare e non rischiano di persona?” Ed è inevitabile il riferimento ad altri sbagli dei dirigenti: “Vorrei sapere come vi comporterete con tutti questi errori dei dirigenti, per Piazza Verdi,  per Monte Montada…”

Sauro Mannuncci (Pdl)  parla di una “difesa debole e balbettante del Comune”. E la mette sull’ironia del colore politico: “Un funzionario che dice che i giudici si sono inventati delle norme mi incorda una sfiducia nella magistratura che in genere è la mia parte politica a voler notare, non la vostra”.

Mirenda, in un crescendo di battute folgora la platea: “Chi rompe paga non è evidentemente un principio universalmente riconosciuto”. Ricorda che qua il primo sconfitto è la partecipazione ed elenca le battaglie legali perse dal Comune; chiede quanto costerà ai cittadini proseguire sulla strada del Consiglio di Stato dopo una sentenza così netta. Guerri e Mirenda affermano, poi, che si sarebbero aspettati delle scuse da parte del sindaco e del dirigente culturale ai cittadini e a chi aveva partecipato al concorso; invece il sindaco sulle pagine di Repubblica rimanda la responsabilità a nomi noti (il riferimento è a Vergassola e Sgarbi) che intervengono a gamba tesa contro l’amministrazione. Per rimanere nella metafora calcistica, occorrerebbe dire che in tutta la riunione l’amministrazione si è lamentata sostenendo che l’arbitro (Tar o Sovrintendenza) si è inventato un rigore che non c’era.

In attesa del Processo del lunedì…..

 

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