Roberto Maroni e il suo pensiero per le vittime di Lampedusa

Roberto Maroni, è intervenuto ieri con Claudio Burlando sulla nave scuola Amerigo Vespucci per il lancio della società Explora e per siglare un “patto” per il turismo tra Liguria e Lombardia (ma di questo ne riparlerò).

Roberto Maroni, classe 1955, ex Ministro dell’Interno ed ex Ministro del Lavoro nei governi Berlusconi, oggi presidente della Regione Lombardia, inizia la sua “collaborazione” politica con Umberto Bossi nel 1979, coofondatori della Lega Lombarda nel 1984 e della Lega Nord nel 1989.

Ho avuto un moto di fastidio quando il secessionista Roberto Maroni ha detto che il suo pensiero andava alle vittime della tragedia di Lampedusa. Volevo intervenire e ricordargli le parole vergognose ed offensive pronunciate dal suo compagno di Carroccio Gianluca Pini che ha accusato Boldrini e Kyenge di avere sulla coscienza tutti i clandestini morti negli ultimi mesi. Parole offensive sia per le due interessate, come ha ribattuto Cecile Kyenge, sia per le vittime che per gli italiani. Sono d’accordo in questo con Matteo Renzi: “Oggi le lacrime ma da domani via la Bossi-Fini, caccia agli scafisti e che l’Europa si svegli”. Volevo intervenire e ricordare al Maroni di quando era Ministro dell’Interno e la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo condannò l’Italia per aver respinto verso la Libia migranti  libici, somali ed eritrei.

Chi emigra purtroppo non ha scelta, fugge da guerra, fame, miseria, violenza. Il sistema mondiale, non solo economico, è perverso ed ognuno di noi, se non avesse avuto la fortuna di nascere in Italia e fosse nato in un Paese in guerra, farebbe altrettanto avendone la possibilità, per se stesso ma soprattutto per i propri figli.

Consiglio un bellissimo libro del comboniano Alex Zanotelli, I poveri non ci lasceranno dormire, dal quale il grido di Padre Alex si eleva forte e chiaro: smettiamola di dire che non possiamo fare nulla per cambiare le cose! Il peccato più grave della nostra società è di restar sordi, imprigionati nel sonno torbido dell’indifferenza. Ma i poveri non ci lasceranno dormire tanto facilmente. Il loro soffocato grido continuerà inesorabilmente a graffiare i nostri cuori fino a farli sanguinare, pugnalando il nostro egoismo con semplici parole, quelle di Gesù: se la tua vita la tieni per te, sei morto.

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