Fabio Fiori: tutti i segreti del vento, anima della gente di mare

«Ogni volta che issiamo una vela, entriamo a far parte di un mondo antico. Rinnovando un rituale di comunione con il vento, entriamo nell’ánemos del Mediterraneo». E Anemos, vento in greco antico, è il titolo del libro che Fabio Fiori presenta alla Festa della Marineria della Spezia (Auditorium del mare – Passeggiata Morin – Sabato 5 ottobre ore 18,00). Marinaio, ricercatore, insegnante e collaboratore di quotidiani e riviste specializzate, Fiori ha raccolto nel libro edito da Mursia una sorta di almanacco eolico in cui storia e scienza si fondono dando vita a una lettura avvincente

D – Lei si definisce un anemofilo, un amante del vento. Una definizione singolare, viene quasi da chiedersi quanti siano gli anemofili in Italia.

Fiori – Tutti quelli che vanno per mare sono, consapevoli o meno, anemofili. Il vento segna il confine tra le genti di terra e quelle di mare. Mal sopportato dalle prime è per le genti di mare un’opportunità, da temere a volte, ma sempre un segno vitale. Personalmente mi definisco anemofilo perché penso che il vento metta in moto tante cose, e non solo ciò che muove, ma in senso più ampio la curiosità. È movimento. Lo preferisco decisamente alla bonaccia.

D – Il suo libro è ricco di miti antichi, ci ricorda ad esempio che i venti, Euro, Zefiro, Borea e Austro, erano fratelli ma Poseidone non aveva permesso loro di dominare l’aria e vennero ordinati secondo i quattro punti cardinali. Tra tutti i miti qual è il suo preferito?

Fiori – Nel mito pelasgico sull’origine della vita si racconta di Eurinome che cattura il Vento del Nord, detto anche Borea, e lo sfrega tra le mani, fino all’apparire del serpente Ofione. Questo, vedendo poi la dea danzare con un ritmo sempre più selvaggio, si eccita e la stringe. Si accoppiano ed Eurinome si trasforma in una colomba, che vola sopra il mare, per andare a deporre l’Uovo Universale, da cui escono tutte le cose. Questa idea del vento fecondatore è secondo me potente, straordinaria. È senza dubbio il mio mito preferito.

D – Qui alla Festa della marineria ci sono equipaggi delle Tall Ships che provengono da tanti Paesi, quale storia di venti le fa venire in mente questa foresta di alberi?

Fiori – Prima di tutto mi sembra un grandioso omaggio al mito greco degli inventori di alberi e vele: Dedalo e Icaro. Poi non posso non pensare alle bussole che da secoli orientano i marinai, una perfetta simbiosi tra la rosa dei venti mediterranea e l’ago magnetico cinese. Oggetto simbolico degli straordinari incontri che il mare consente, fin dalla notte dei tempi.

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