Le vene violate entra alla Camera dei Deputati

Un momento storico, un evento inimmaginabile fino a poco tempo fa. La storia di Attilio Manca, l’urologo “suicidato” dalla mafia a Viterbo nel 2004, ha varcato la soglia di un luogo istituzionale. Ieri, lunedì 30 settembre, di Attilio si è parlato nella Sala del Refettorio della Camera dei Deputati, alla presenza di chi questo evento l’ha voluto fortemente, i Parlamentari del MoVimento 5 Stelle. Di Attilio hanno parlato il fratello Gianluca e la madre Angela (il padre, Gino, era tra il pubblico), il Presidente dell’ANAAM Stefano De Barba, il dottor Antonio Ingroia (che ha annunciato la sua intenzione di occuparsi, nella sua nuova veste di avvocato, del caso Manca assieme all’attuale avvocato della famiglia, Fabio Repici), il giornalista e scrittore Luciano Mirone e Luciano Armeli Iapichino, autore del libro “Le vene violate”, di cui gli attori (bravissimi) Annalisa Insardà e Vincenzo Crivello hanno letto alcuni brani, in maniera molto convincente e commovente.
La vicenda di Attilio Manca non smette di essere incredibile, è una storia che (come dice lo scrittore Armeli Iapichino) nessun lettore vorrebbe mai leggere, è una storia che si vorrebbe dimenticare, ma dimenticare non si può.
E’ la storia di 9 anni di ingiustizia, di verità negata, è la storia di un dolore che distrugge la vita e lacera l’anima, che fa sprofondare nel dolore una famiglia perbene. Un famiglia normale. La storia di un giovane medico, che nulla aveva a che fare con la mafia e che dalla mafia è stato ucciso. Ma è, al di là della mafia, una storia di malagiustizia. Di giustizia assurda. Di magistrati che non fanno quello che dovrebbero, che trascurano indizi, che ipotizzano una scena che ha dell’incredibile: un uomo che si picchia, si procura lesioni, si droga (iniettandosi le sostanze con la mano che non usava mai), rimette a posto le siringhe usate e poi muore.

Ma è anche la storia di un dolore che esce dalla famiglia Manca, da Barcellona Pozzo di Gotto, dalla Sicilia e diventa di tutti coloro che conoscono la storia, che leggono il libro, che guardano negli occhi Angela, Gino e Gianluca. E quella di Attilio è una famiglia che cresce, giorno dopo giorno, grazie alla forza dei genitori e del fratello che parlano di lui in tutta Italia. Che parlano a tutte le persone che hanno voglia di ascoltare e conoscere. E’ una storia che i barcellonesi non vogliono ascoltare, che ignorano, che vorrebbero nascondere: la famiglia Manca è abbandonata dagli amici, dai concittadini, ma da Nord a Sud oggi sempre più studenti, professori, giovani e meno giovani parlano di Attilio, lo considerano parte della loro vita, lottano per la verità e la giustizia. E ora la storia di Attilio entra anche nei Palazzi del potere. La speranza è che l’evento di ieri non sia un punto di arrivo, ma di partenza. Che sia un nuovo inizio, per la famiglia Manca e per tutti i cittadini italiani. Perché Attilio è anche nostro fratello.

Foto: Giorgio Speciale

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