In Germania le centrali a carbone diventano luoghi d’arte e ospitano Festival…..

La Triennale di Ruhr, nella regione della Renania, ha luogo all’interno del distretto carbonifero di Zollverein, a Essen.

Per quasi due mesi (da 23 agosto al 6 ottobre) artisti di fama internazionale (da Bob Wilson a Douglas Gordon a Anna  Teresa De Keersmaker e Robert Lepage) con le loro installazioni, video-opere, spettacoli teatrali occupano il complesso industriale collegato con l’estrazione e la lavorazione del carbone, di smisurata grandezza offrendo al pubblico un’arte collocata in un luogo molto speciale, un nuovo paesaggio mutante, di memoria industriale con una vegetazione che è nata intorno in modo spontaneo.

Chiuso nel 1993 Zollverein, che ospitava una delle cookerie più grandi al mondo, è oggi sito Unesco Patrimonio dell’Umanità. Simboleggiato da un enorme struttura metallica a torre, Zollverein è un dedalo di vie tratteggiate da giganteschi e lunghissimi tubi e condotte, con edificie ciminiere. Ci si perde ed è anche questo il suo bello: la Regione ha collegato a questa area piste ciclabili che vanno a costeggiare i lati dei fabbricati, che pur in abbandono, sono ben tenuti ed evocano storie operaie con annessi rumori di macchinari.

Impossibile descrivere la sensazione percorrendo questo spazio gigantesco dove i caffè e relativi tavolini, sono ricavati da lamiere e vasche di lavorazione, dove accedendo al museo del carbone locato all’ultimo piano della struttura centrale,è possibile godere di un panorama mozzafiato.

Il Festival della Triennale è diretto dal compositore e regista multimediale Heiner Goebbels, forse uno dei più noti musicisti sperimentali. L’Italia lo ha ospitato al Festival di Modena mentre il Festival di Santarcangelo ha accolto una sua straordinaria conferenza alcuni anni fa.

Ci sono stati 300 eventi dislocati tra Zollverein, Essen e  Duisburg. 

Gli eventi dentro l’area industriale lasciano senza fiato: all’ingresso ci accoglie l’installazione monumentale d’acqua e luce di rAndom International, collettivo specializzato in Arte Urbana, che consta di getti d’acqua che vanno a formare una torre immateriale. Vengono forniti impermeabili perché è necessario andare sotto!

Percorrendo la fabbrica ci si imbatte nell’installazione sonora, video e luminosa di Douglas Gordon,un vero capolavoro di opera ispirata al luogo, quelloche si chiama “site specific work”. Collocata nel corpo centrale della Zollverein con annessa ciminiera, è un’installazione audio video che si sviluppa in verticale dove lo spettatore, scendendo in ripide scale fino alle viscere dell’edificio dove si lavorava lo zolfo, assiste a improvvisi e spaventosi fuochi e fumi proveniente dal basso. Qua nelle pareti risuonano note di violoncello e parole sussurrate; le ombre sono sottolineate da fasci potenti che lambiscono aree inesplorate e alcuni video raccontano storie di incubi, sogni: archetipi. Un corvo, una bambina che corre, una palla, un cane. 

Da una gigantesca finestra che con grande sforzo riusciamo a comprendere fatta solo di luce, fuoriescono all’improvviso vampate di fuoco e nuvole azzurre. Da una parte, come in una chiesa gotica, due donne compaiono dentro un video. Sono a grandezza naturale e il gioco di specchi che si crea è straordinario. Stanno suonando e cantando dentro quelle stesse stanze in cui è collocato il video. Lo spettatore sembra tuffarsi in un’altra dimensione. Evocate le fiamme dello zolfo,il luogo, cancellato dalla sua storia di produzione, si prende la rivincita nell’arte.

 

Infine lo spettacolo di Robert Lepage, debutto internazionale per Jeux de Cartes #2: Cuori nonché unica data europea per lo strapremiato regista canadese. Una drammaturgia ad incastri unisce storie lontane e luoghi distanti dentro una scenografia a ingranaggi e botole: nella Francia di fine Ottocento l’illusionista Houdin famoso per i giochi di prestigio e spettacoli con automi, viene arruolato durante la guerra in ALgeria contro un popolo, a detta del comandante francese che lo istruisce di “superstiziosi”; un algerino vuole ritrovare le origini del nonno di cui sono scomparse le tracce e scoprirà essere uno dei capi della guerra contro la Francia all’epoca del colonialismo e si imbatte nella primavera araba; una franco-canadese che lo incontra si innamora ma deve fare i conti con la sua famiglia québeccois contraria alla religione musulmana; intanto il padre della fotografia Nadàr in visita in Algeria insegna a un giovanetto l’arte chimica delle immagini riprodotte.  Una trama non lineare per uno spettacolo ricco di trovare sceniche straordinarie e con attori di altissimo livello. Per 4 ore di spettacolo.

 

 

 

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