Libriamoci 2013: e poi non rimase nessuno

Imbarazzante. È l’unico aggettivo che viene in mente leggendo il programma di Libriamoci 2013. D’altronde l’avevamo previsto già con la scorsa edizione quando anche Libriamoci era finito sotto la “tutela” della superdirettrice e il programma mostrava un impoverimento generale delle proposte. Ma quest’anno – complice la coincidenza con la Marineria – le istituzioni sono finalmente riuscite a colare la manifestazione “a picco”: nessun autore o editore locale (tanto per intenderci: parliamo di quelli che attirano il pubblico), tutti in castigo, forse rei di aver in una qualsiasi occasione espresso le proprie opinioni “non allineate” sulla gestione delle istituzioni o magari soltanto sugli alberi, su una piazza, su una scalinata o su… un palo della luce?

Un programma scritto in modo da non aver tra i piedi gli indesiderati (che a giudicare dal risultato sono diventati davvero tanti). Fuori quasi tutti gli spezzini: da Alberto Scaramuccia a Sergio Del Santo, da Ciccio Del Santo a Amedeo Zagone, da Marco Ursano a Sondra Coggio, da Gabriella Molli a Sabrina Mugnos. Fuori quasi tutte le Associazioni culturali tranne le inossidabili Aidea e Mediterraneo. Fuori persino il Secolo XIX. Fuori i libri su Spezia: quest’anno a Libriamoci niente libri degli editori spezzini. Fuori le Edizioni Giacché, (che inventarono Libriamoci assieme all’ex-direttrice Patrizia Gallotti oggi in pensione), fuori le edizioni Cinque Terre, Cut-up e tutti gli altri. Purtroppo, così facendo, non c’è alcun evento che possa fare da vetrina per il nostro Sindaco (che infatti non figura nel programma neanche il giorno dell’inaugurazione), ma pazienza! Niente notte in biblioteca, nessun incontro sul cinema, nessuna lettura in strada, niente nei centri sociali, nessuna lettura con merenda per bambini. La cultura “istituzionale” non dev’essere divertente. Dev’essere noiosa, muffosa e polverosa! E per poche, pochissime persone!

Poco importa se tutto il mondo fa iniziative attraenti, se la cultura ovunque cerca di rinnovarsi, di incuriosire un pubblico variegato. Se ovunque, proprio per via della crisi, si cerca di fare squadra e cercare nuove collaborazioni per fare iniziative a costo zero. Qui siamo in controtendenza e invece di dar spazio alla “società civile”, agli operatori del territorio, ci chiudiamo “a riccio” tra 4 mura (e soprattutto tra 4 amici). Con un piccolo inconveniente però, che mentre a noi cittadini dicono di no a tutto e non ci sono mai soldi per fare niente, siamo proprio noi che continuiamo a pagare gli stipendi di funzionari e amministratori del Comune.

Non sarà arrivata anche per noi l’ora di dire “no”?

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