“Non guardi Iddio la nostra mesta sfida”. Le sorti di Faust secondo Murnau e Sokurov

Doppio appuntamento con l’ A.C.I.T. (Associazione Culturale Italo Tedesca) di La Spezia che, a breve distanza dall’anniversario di nascita di Johann Wolfgang Goethe (1749-1832), prosegue felicemente con i suoi appuntamenti incentrati su alcune pagine memorabili della Storia del Cinema, introdotti per l’occasione dal dott. Giordano Giannini.

Sabato 26 ottobre, ore 15:30, la sala conferenze del Castello San Giorgio (Via XXVII Marzo; Tel. 0187/751142) ospiterà in esclusiva la visione dell’ormai introvabile “Faust” (1926) di Friedrich Wilhelm Murnau (1888-1931), capolavoro assoluto del cinema espressionista tedesco: nel tentativo di ottenere il pieno controllo della Terra, Mefistofele (un immenso Emil Jannings) scommette con l’Arcangelo Gabriele che riuscirà a corrompere l’anima dell’anziano professor Faust (Gösta Ekman). Proprio come i cavalieri dell’Apocalisse piombano giù dal cielo seminando distruzione e rovina, allo stesso modo Mefistofele scatenerà una pestilenza nella città natale di Faust. Incapace di trovare una cura per i concittadini, il tormentato sapiente rinuncia sia alla fede in Dio che agli strumenti della scienza, evocando il Principe delle Tenebre per mezzo di un misterioso manoscritto … Ultima pellicola girata in patria dal maestro di Bielefeld, “Faust” fonde abilmente la parola goethiana con suggestioni dalle diverse narrazioni della nota leggenda popolare germanica, tenendo conto oltretutto del libretto d’opera di Jules Barbier e Michel Carré e persino del dramma The Tragical History of Doctor Faustus (1588) di Christopher Marlowe, del quale sembra conservare in molti passaggi il tono scabro. Per il resto la stupefacente fotografia di Carl Hoffman nonché la scorribanda di trucchi ottici e invenzioni scenografiche, tra l’ingenuo e il visionario, mantengono tutt’ora la facoltà di stupire.

Giovedì 7 novembre, ore 17:15, presso il Cinema Teatro “Il Nuovo” (Via Colombo, 99; Tel. 0187/24422), avrà luogo invece la proiezione del discusso “Faust” (2011) di Aleksandr Sokurov, vincitore del Leone d’Oro al Festival di Venezia. Nel prologo del film lo “sguardo” della macchina da presa si fa strada rapidamente in un cielo plumbeo, inquadrando prima una specchiera rettangolare, che fluttua irrealmente tra le nubi, e affacciandosi poi su una città spettrale, incastonata in un paesaggio nordico … pochi elementi ma più che sufficienti per dischiudere un orizzonte di possibili intuizioni: l’immaginario fisico e disturbante del cineasta russo (autore dei ponderosi Moloch [1999] e Arca Russa [2002]) incontra suoni e tinte della terra di Goethe. Tra Bosch e Dürer, masse di carni fumiganti e macerie, tavoli anatomici sui quali scovare la residenza dell’anima, il Faust di Sokurov possiede l’incedere lento di una marcia funebre, squarciata tuttavia da un flebile soffio di speranza in cui l’umanità, spinta dal proprio desiderio di conoscenza, sembra ancora avere la forza per sfidare se stessa e la Natura.

Quindi, due esiti cinematografici egualmente potenti sebbene li dividano più di ottant’anni di trasformazione del linguaggio e dell’estetica cinematografici. Speriamo di cuore che possano invitare alla discussione. Buona Visione!

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