Ruggia come John Belushi? L’assessore dice la sua sui ritardi di Piazza Verdi.

L’assessore Ruggia in vena di dichiarazioni, nell’intervista a Caiti del Secolo XIX di oggi cerca il classico capro espiatorio. Probabilmente la gente lo ferma per la strada per dirgli che succederà adesso che cominciano le scuole in Piazza Verdi e lui cerca di arrampicarsi sugli specchi o sui muri come i gechi: certo, le mamme possono anche venire a piedi se proprio non abitano a Sarbia, ma il problema non è solo la macchina: come è noto, alle elementari bisogna stare a ridosso del portone, farsi riconoscere e a quel punto la maestra lascia andare il bambino. Quindi moltiplichiamo il numero dei genitori per le classi dell’intero plesso, i genitori dei ragazzi delle medie che abitano lontano e che devono essere accompagnati a casa e vengono fuori dei numeri preoccupanti: ci staranno tutti su una mattonellina? Ricordiamo per chi non lo sapesse che per due mesi il cantiere ha lavorato  a singhiozzo, e per giunta con due operai per lo più, come si vede dalle numerosissime testimonianze.

E ora entriamo nel merito delle giustificazioni di Ruggia per i ritardi del cantiere, giustificazioni che ricordano molto quelle di John Belushi in Blues Brothers (“Ero rimasto senza benzina. Avevo una gomma a terra. Non avevo i soldi per prendere il taxi. La tintoria non mi aveva portato il tight. C’era il funerale di mia madre! Era crollata la casa! C’è stato un terremoto! Una tremenda inondazione! Le cavallette! “)

Non è affatto vero come dice nell’intervista il vicesindaco  familiarmente noto con il nomignolo di “motosega” , che il ritardo è stato causato dai commercianti con i loro ricorsi: gli operai non sono MAI stati stoppati per questo. Sono iter differenti, quello della giustizia amministrativa e quello della revoca dell’autorizzazione da parte della Sovrintendenza.

Soprattutto analizziamo la  sua frase “i commercianti dovevano fare ricorso prima dell’inizio del cantiere”. Signor Ruggia, ma ci prende per imbecilli? Abbiamo raccolto migliaia di firme chiedendo di far levare le transenne a un cantiere non operativo e poi è stato il sindaco in persona a chiedere ai commercianti sul piede di guerra e che minacciavano giustamente un ricorso collettivo per il transennamento con cantiere inattivo, di aspettare una settimana che poi sono diventati dieci giorni, perché avrebbe deciso sul da farsi. L’ha detto alla delegazione di commercianti incazzati e pure ai commercianti radunati all’edicola di Polerà quel famoso sabato pre-ricorso senza peraltro avvicinarsi -e profferire parola- a uno dei commercianti storici della Piazza: Fiorini. Io e Massimo Baldino c’eravamo e abbiamo immortalato l’evento. L’unico errore dei commercianti è stato di credergli.  Dopo dieci giorni non è successo niente, il sindaco non ha risposto, le transenne sono rimaste ed è partito il ricorso, ma, proprio a causa di questa attesa, a cantiere appena aperto.In realtà il sindaco voleva prendere solo tempo e intanto gli affari erano già a picco del 40% (scontrini alla mano).

Si chiama gioco sporco. Le regole devono essere chiare. Chiari gli obiettivi e trasparenti le motivazioni e il metodo. Soprattutto se trattasi di pubblica amministrazione. In realtà forse non erano proprio sicuri di essere nel giusto a cominciare i lavori, tuttavia è stato fatto per ostinazione e arroganza. Dovevano invece come più volte sostenuto dal Comitato e associazioni collegate, aspettare la conferma della sovrintendenza che, infatti, sta pensando adesso di revocare l’autorizzazione data nel novembre 2012 a causa del famoso documento storicamente inesatto.

Infine caro assessore Ruggia la smetta di scrivere idiozie, noi eravamo lì anche il 15 agosto, conosciamo tutto di quello che è successo in piazza, abbiamo registrato ogni singolo movimento del cantiere e a noi non può venire a raccontare balle: due operai da soli vanno poco lontano, e lei se è architetto come dicono, lo sa benissimo come si gestisce un cantiere di tale portata

Diciamo le cose come stanno, ecco quali sono le cause del ritardo, altro che invasione di cavallette!

1.gli operai hanno rotto per 2 volte i tubi dell’acqua -davanti alla banca e davanti a Fiorini- a causa di carte errate dell’ACAM -come è noto- e non sono stati in grado di intervenire celermente. Il fossato è rimasto così per un mese prima che qualcuno si ingegnasse con un’idrovora ma solo dopo aver provocato interruzioni di acqua all’intero quartiere, disagi e aver dato un senso di sporcizia e di fogne a cielo aperto davanti a bar, pizzerie, fornai e pasticcerie. La situazione prima di un intervento di ACAM è perdurata a lungo senza motivo.
2. Gli operai hanno trovato come era prevedibile una pavimentazione dell’800. Ed è NORMALE che intervenga una sovrintendenza a verificare se ci sia o meno interesse archeologico. Ma questo stop poteva essere evitato se si faceva come è richiesto e come è d’uso, la preventiva Valutazione di Impatto Archeologico come mi ha segnalato l’ANA -Associazione Nazionale Archeologi. Con strumentazioni adeguate si potevano fare i rilievi  e le stratigrafie prima degli scavi e chiedere alla sovrintendenza alla luce di tale documentazione, l’autorizzazione ai lavori. La metodologia di lavoro è importante, così come le autorizzazioni preventive, perché permettono di andare avanti celermente.

3. Il Comune ha voluto fare una perizia fitovegetativa di parte peraltro INUTILISSIMA visto che la Direzione generale e il Ministero richiede oggi un confronto con la Forestale e Istituti di ricerca universitari certificati. Questo ha portato via molto tempo. La perizia è inutile perché se anche i pini risultassero parzialmente malati o da abbattere sarebbero da sostituire e ripiantumare qualora la Sovrintendenza ponesse il vincolo e la tutela dell’intera area come concepita unitariamente urbanisticamente e storicamente parlando (alberi inclusi, cioè)

4 E poi la vera causa: i 120 giorni dell’istruttoria si collocano a partire dal 17 luglio. E’ l’unica cosa su cui Ruggia ha ragione. La tardiva partenza dell’istruttoria: ma SOLO a CAUSA DEL FATTO CHE COME RISULTA DALLA CIRCOLARE della Sovrintendenza, IL COMUNE NON HA PRODOTTO PER UN INTERO MESE (dal 17 giugno) LA DOCUMENTAZIONE RICHIESTA DALLA DIREZIONE GENERALE DEI BENI CULTURALI. La sovrintendenza si è vista costretta, cosa assai irrituale, a una istruttoria d’ufficio!! Ecco la vera causa del ritardo!
A questo si aggiunge l’imperizia, l’incapacità di gestione di un cantiere e di dialogo con la cittadinanza e la solita arroganza.

Infine una considerazione a margine:

Il ritardo a finire i lavori è quanto meno sospetto, viene da pensare sia fatto apposta proprio per creare disagio a commercianti e popolazione. Per farli cedere, provati dalla difficoltà concreta,  e accettare l’idea di finire al più presto e di fare questi benedetti archi purché si faccia in fretta. Purtroppo per Ruggia, sindaco e tutta la truppa comunale hanno incontrato gente testarda e che non molla. Gente resistente.

I commercianti,gli abitanti della piazza e i cittadini non ci credono più alle balle. E il gioco dello scaricabarile non funziona più.

Non c’è stata alcuna invasione di cavallette!

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