Forcieri-Speziaviadalcarbone, una nota di Corrado Cucciniello

 Un Forcieri con livrea da colomba quello dell’ incontro che SvDC ha organizzato l’altro ieri al Parco Sabrina. Il clima è stato  tutto sommato tranquillo nonostante incombesse il pericoloso mattarello della terribile nonna di Pagliari Rita Casagrande. All’ assemblea non si è registrato il tutto esaurito ma vi è una discreta partecipazione.

Dopo le lunghe premesse di Daniela Patrucco (SvDC) che molto, molto professionalmente ha cercato di inquadrare le possibili condizioni per un dialogo tra l’Autorità Portuale e le Comunità, il controllo di palla è stato tutto dell’ex  presidente dell’Autorità Portuale. Colomba  .. come ho detto,  per il tono della voce ma anche ape sempre pronta a pungere.  

Un’arringa ovviamente a favore dello sviluppo del porto che è stata a tratti interrotta da alcuni interventi provenienti dalla sala: non poteva essere altrimenti, vista l’ora in cui è cominciato il dibattito e la volontà di Forcieri di andarsene verso le 20:15. Era consigliabile  “farsi largo” per parlare. Con quell’andazzo infatti,  difficilmente sarebbe rimasto tempo per prendere parola e pronunciare un discorso organico che abbracciasse non solo le ben note problematiche inerenti l’ impatto del Piano Regolatore Portuale ( di seguito PRP)   ma anche le vicende che ne hanno segnato il cammino autorizzativo. 

E a questo proposito avrei già qualcosa da dire su una delle “punture” di Forcieri per esempio quella con cui egli ha accusato la chiamiamola  >Controparte Ecologista<  di aver ritardato   -con effetti negativi sul piano sanitario e ambientale- l’attuazione del PRP.  Giacchè mi riconosco in quella Controparte ( all’ interno di queste note si capirà in quale componente) e mi ritengo  “informato dei fatti”,  voglio ricordare che subito dopo l’ Intesa (2001) passata in Consiglio comunale con il solo voto contrario della Lista Civica Città del Sole,  altro non si voleva che realizzare rapidamente i dragaggi del Golfo per poi partire con la costruzione delle nuove banchine. 

Dragaggi senza impedimenti e difficoltà che non comportassero costi troppo elevati, nel pieno di un’area inquinata riconosciuta  Sito di interesse Nazionale. Oggi come allora possiamo dire > in barba al DM 471/99 che ne imponeva la bonifica e ne dettava le modalità di intervento. Forse se qualcuno in Autorità Portuale avesse letto quel Decreto e lo avesse osservato,  Enrico Schiffini  non avrebbe ricorso alle carte bollate, cagionando la situazione di stallo in cui ci troviamo ancor oggi. L’ imprenditore aveva anche i suoi interessi ma a lui si deve per esempio la stesura del progetto di bonifica dell’Icram (2003-2004) grazie al quale oggi sappiamo che nel Golfo vi sono tre grandi aree ad alta tossicità (ma anche altre a media e bassa) e sei milioni di metri cubi di sedimenti da asportare o trattare!

Il contenzioso chiarì quanto disposto dalle normative: prima di intervenire in un sito inquinato prima deve essere fatta la messa in sicurezza d’ emergenza, poi la caratterizzazione, di seguito il progetto di bonifica e poi la bonifica stessa. 

Dopo lo studio di Icram si è poi potuto procedere con i dragaggi al Ravano -certo non speditamente come volevano l’Authority e la monopolista Contship-  nel mentre si approvò il PRP. Con l’estinguersi del vero spirito ambientalista che aveva animato la vertenza, si sono poi aperti nuovi fronti di scontro derivanti appunto dalla presenza dominante del già citato terminalista che nel frattempo ha ottenuto concessioni cinquantennali sulla quasi totalità delle banchine portuali a fronte di investimenti relativamente modesti. Altro contenzioso vede i Concessionari del Canaletto impegnati a comprovare l’ ineleggibilità di Forcieri a presidente dell’Authority e quindi anche l’illegittimità di un rinnovo della carica. 

Ora è chiaro che l’obiettivo vero è quello di non cedere la Marina del Canaletto in quanto l’indisponibilità della stessa blocca i programmi espansivi del PRP ma i rilievi mossi dai Concessionari risultano in punto di diritto e potrebbero a breve anche essere accolti dalla Giustizia Amministrativa. Ergo chi è causa del suo mal pianga se stesso! Il Comitato portuale,  l’Authority, gli Enti Locali hanno fatto le loro scelte, se ne assumano la responsabilità! 

Se poi per Forcieri ciò non è convincente aggiungiamo la questione dell’annoso dibattito sulla mitigazione dell’impatto ambientale  sul Levante Spezzino. Esso è ovviamente tutto incentrato sulla fascia di rispetto, se ha generato dei ritardi è perchè l’Autorità Portuale ha ritenuto che questa infrastruttura dovesse essere realizzata dopo i nuovi banchinamenti e non prima! Per l’Ente marittimo prima si devono dragare i fondali prospicienti le marine di Canaletto e Fossamastra, poi si devono interrare 140 mila metri cubi di mare (forse anche di più) e successivamente potrà essere allestita la fascia di rispetto. 

I Concessionari e forse anche una parte di ambientalisti invertono le priorità. Mi preme  intanto rilevare che al Canaletto non si potrà fare alcuna fascia di rispetto. L’area dove verosimilmente questa avrebbe dovuto essere realizzata è stata cementata ed ancora lo sarà: la palazzata dove si sono insediati gli uffici dei terminalisti, insieme alle decine di parcheggi, ne sono l’esempio. Decine di parcheggi, decine di macchine che circolano.!. Quale miglioramento in termini di qualità dell’aria è stato apportato?  Nessuno! Si può dire semmai che la situazione è peggiorata. Il tracciato di Viale S. Bartolomeo non è stato allontanato dalle case e dopo la foce del torrente Dorgia, in direzione Centro, si pensa ancora di costruire: sino a poco tempo fa nell’area adiacente, nascosta alla vista già da alcuni anni, campeggiava un cartello lavori della Terrestre Marittima. Altro cemento, altri parcheggi! 

Al Canaletto la fascia di rispetto coincide quindi con la pista ciclabile ed il nuovo ponte che conduce a Fossamastra il quale non occulta certamente la bruttezza del cavalcavia. Dal Varco Ravano in poi la fascia di rispetto è da tempo in fase di studio ma si ha come l’impressione che detto studio  sia condotto in qualche stanza segreta di Via del Molo civico 1. Ogni tanto viene presentata una versione “chiavi in mano” che dovrebbe essere recepita senza troppe richieste di aggiustamenti. E’ severamente vietato ipotizzare che la stessa possa risultare inidonea ad assorbire l’ impatto attuale, figuriamoci prendere in considerazione l’insostenibilità di un’ulteriore espansione portuale e la conseguente Opzione Zero.

 Tre sono stati gli incontri pubblici dedicati: uno nella sede dell’ Autorità Portuale, un altro nella fu V Circoscrizione,  l’ultimo una seduta consigliare della Commissione Ambiente. 

Al primo ho partecipato io stesso e ricordo un Forcieri meno colomba del solito, anche nei toni. In Circoscrizione  l’ipotesi di fascia di rispetto proposta fu rigettata dai Verdi mentre gli esponenti del PD la accolsero diligentemente. Ma guarda…! 

Stiamo parlando di un’area franca ampia mediamente una 20ina di  metri che dovrebbe abbattere l’inquinamento presente e quello provocato da un aumento del flusso dei containers (da stimarsi intorno alle 350 mila unità)  e l’impatto del maggior numero di navi e di mezzi  che li movimenterebbero. A questo si aggiunga anche l’ interramento di una porzione di mare pari a 20 campi di calcio. La stessa sorte che toccherà al Canaletto dove peraltro è ancora da effettuare il dragaggio dei bacini di evoluzione. Peccato che nell’assemblea pubblica a Pagliari non vi sia stata occasione per chiedere a Forcieri dove pensa di conferire i fanghi che quivi verrebbero prelevati! 

Questi temi  potevano essere debitamente argomentati nell’ambito del Tavolo di Concertazione promosso dalla Regione nel lontano 2006, quale supporto a quello della  V.I.A. che il Ministero dell’Ambiente ha prescritto per tutte le fasi di attuazione del PRP. Del resto esse prevedono interventi di modifica della Costa!

Chi ha seguito le vicende legate a tale pianificazione conosce bene quali ostilità  esso abbia incontrato, così come la posizione di Forcieri a riguardo della V.I.A.  ribadita anche nell’ incontro di Pagliari. La V.I .A. per Forcieri è già stata fatta ! A confermare ciò riporto quanto da Lui riferito quando ancora il Comune della Spezia intendeva cementificare Calata Paita: l’iter relativo all’ ultimo progetto Llavador  è giunto alla fase esecutiva.

Domando come si può anche solo pensare di poter concertare qualcosa con una classe dirigente così refrattaria al rispetto delle normative e ferma su programmi che costituiscono un colpo mortale per la città! 

Il Fronte antiporto si è davvero reso conto di questo ?  Se si è reso conto di questo, allora perché non dice apertamente che non è disponibile ad accettare interramenti ed incrementi del traffico portuale? Comitati Spezzini non hai mai sposato il criterio della scala delle priorità che vede al primo posto le opere di mitigazione, poi la ricollocazione ed infine i banchinamenti. Ritiene altresì poco convincente perseguire strategie contra personam, in quanto anche mettendo fuori gioco Forcieri, i piani della lobby portuale non cambierebbero. 

E poi se un presidente nuovo di zecca accettasse le rivendicazioni dei Concessionari  e concedesse dieci, facciamo venti metri in più a Fossamastra e soprattutto una ricollocazione congrua e conveniente… dovremmo poi dire SI al PRP? Su quali basi si può essere indotti a sperare di ottenere anche in una sua revisione con significative riduzioni delle superfici da interrare?

 Ovviamente nell’ incontro di ieri (lunedì, n.d.r.) non sono certamente emersi risvolti e domande come questa. Forcieri ha largamente elogiato gli interventi a tutela dei quartieri realizzati negli ultimi anni (certamente non quelli di maggiore importanza), il tutto all’insegna  “dell’abbiamo fatto, si può fare di più ma lasciateci lavorare”… 

Uno dei punti fermi del Commissario pro tempore è stato il seguente: se l’inquinamento atmosferico rientra nei limiti di riferimento allora si può potenziare il flusso delle merci containerizzate! 

Ma è da chiedersi:  la salute pubblica può essere tutelata da valori medi e dalla non eccedenza di superamenti nell’arco di un anno ? 

Altro punto fermo: se l’inquinamento acustico va oltre i limiti di legge ecco che vi installo dei bei pannelli fonoassorbenti e magari un dispositivo di nuova generazione capace -tramite onde magnetiche-  di abbattere i rumori. 

Ma la qualità di vita di una Comunità  si può tutelare con misure tampone (magari anche nocive) ad integrazione di una fascia di rispetto di 20 metri o magari in sostituzione di questa ?

 Chi scrive è convinto di no anche perché, al di là di ciò che dicono i dati di Arpal sulla qualità dell’aria, il carico ambientale che grava sui  cittadini non pare per nulla mutato.

A conti fatti possiamo affermare che le posizioni definite più intransigenti di alcune espressioni del mondo ambientalista per esempio quelle di Comitati Spezzini, vengono legittimate e rafforzate. Sin dagli esordi della vertenza abbiamo manifestato totale contrarietà al PRP in quanto figlio di un modello di sviluppo devastante. Siamo ancora convinti che la movimentazione delle merci debba essere contenuta, semmai si dovrebbe movimentare il know out evitando il decentramento della produzione. 

Una quota rilevante di attività viene trasferita laddove latitano o vengono meno le tutele per l’Ambiente e per i Lavoratori. A fronte di una maggiore occupazione che si può registrare in alcuni paesi, ecco che in altri migliaia di officine ed uffici chiudono i battenti.  Premesso che si sta parlando di vite umane si tratta peraltro di uno scambio al ribasso tenuto conto che le condizioni di lavoro e di vita non sono certo equivalenti. 

E gli effetti negativi non finiscono qui, l’Ambiente viene compromesso non solo nei paesi dove viene trasferita la produzione ma anche in quelli dove, grazie a questa, vi era prosperità. Le lobbies del cemento si propongono per la realizzazione di grandi opere quali: Gronde autostradali, TAV, immense Vasche di Colmata e sterminate aree retro portuali. 

Com’ è noto il PRP è assolutamente coerente con tutto questo, tuttavia come Comitati Spezzini non abbiamo mai auspicato la dismissione delle attività portuali ma ci siamo detti in favore di un Porto dalle dimensioni ragionevoli, considerata anche la sensibilità dell’ambiente marino del nostro Golfo.

 In questi anni si è guardato principalmente a conseguire nuovi record in fatto di movimentazione di containers anziché adottare misure di salvaguardia ambientale e sanitaria quale per esempio l’allaccio a terra delle navi. 

A questo proposito vogliamo sottolineare che se l’Autorità Portuale avesse tra i suoi obiettivi quello di tutelare le Comunità, avrebbe impiegato gli svariati milioni di euro inutilmente spesi per i ponti di Fossamastra e del Mirabello, proprio per predisporre le colonnine per l’ alimentazione energetica delle navi. Evidentemente ognuno ha le sue priorità: gli abitanti di Levante quella di non essere avvelenati dai fumi dei motori marini, l’Ente di Via del Molo le operazioni di immagine!

Cucciniello  Corrado

  Comitati Spezzini

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