Ivan Mirenda: Perché il M5S difende la storica Piazza Verdi.

In molti ci hanno chiesto perché il M5S di La Spezia stia spendendo tante energie per preservare Piazza Verdi. Perché, ci chiedono, bloccare un cantiere, con il circuito di danari ad esso connessi, in un momento di crisi? Perché battersi per una “semplice” piazza, quando ci sono tanti altri problemi, magari più seri, in ballo? Abbiamo già descritto le molte storture tecnico-legali del piano di sventramento di Piazza Verdi, nonché l’ osceno sciupio di pubbliche risorse che tal progetto comporta.

Si va dal millantato risanamento conservativo, con cui sono stati ottenuti i finanziamenti, che dovrebbe quindi a norma di legge tutelare l’ identità del sito, laddove invece nel progetto verrà snaturato; si continua con la non ottemperanza alla legge 10 del 2013 sul rispetto delle piante monumentali, definita un pretesto, come se la legge fosse un semplice fastidio (brutta cosa sentir tali parole in bocca a pubblici amministratori); si è cercato di negare in tutti i modi l’ età dei pini, così come di spacciare la piazza per un area in grave stato di degrado. Non parliamo poi della superficialità con cui si è impostato il progetto, senza menomamente tenere conto dei costi effettivi a carico della collettività, tra realizzazione e manutenzione, delle molte criticità connesse a livello strutturale, idrogeologico etc, per non parlare del fatto che mentre La Spezia si indebita per circa UN MILIONE di euro per realizzare le “installazioni” di Buren, parallelamente si tagliano servizi essenziali.

Di tutto questo si è già molto e molto detto; vorremmo invece porre l’ accento su un concetto che in questi giorni è mancato del tutto dal dibattito, ovvero la MEMORIA. L’ individuo è memoria, ovvero è costituito dall’ esperienza passata proiettata al futuro; nella sua memoria sono indispensabili i luoghi della memoria, siti ove abbia a ri-costituirsi e a ri-fondarsi un’ esperienza, magari non diretta, per l’ individuo stesso basilare. Questi sono luoghi della memoria individuali, mentre sopra di essi, se ci e concessa una sorta di “gerarchia”, stanno i luoghi della memoria collettiva, la quale, come sostiene Carlo Socco riprendendo Jacques Le Goff,“accompagna il flusso del vissuto con la sua continua interpretazione narrativa, che poi non è altro che quell’incessante reinterpretazione del senso del vissuto, che ci è imposta da ciò che si prospetta come futuro possibile”.
Possono quindi essere punti di ritrovo, siti storici, luoghi simbolici, ma a prescindere da cosa siano, essi rappresentano uno dei cardini per la costituzione dello spirito di COMUNITA’. E’ su questi due termini, Memoria e Comunità, che verte il nostro ragionamento: il punto focale dell’ esperienza politico-culturale del M5S è la ricostituzione, dopo anni di iper-individualismo catodico-berlusconiano, di quello spirito di Comunità su cui si deve fondare una società che voglia definirsi avanzata. Sillogisticamente, senza memoria (o meglio, luoghi della memoria), non può esserci Comunità, e senza Comunità muore la società.
La tragica esperienza de L’ Aquila è evidente: dopo il terremoto, invece di ricostruire i luoghi della memoria, si è scientemente optato di abbandonarli, inseguendo una visione aberrante di ricostruzione de-memorizzata, collegando ad una logica “catodica” (nel senso di creazione di un luogo virtuale, modello set televisivo) il bieco interesse della speculazione edilizia. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: privata dei suoi luoghi della memoria, la Comunità, ergo la società, si è destrutturata, e con essa i suoi gangli economico-culturali: della storica L’ Aquila oggi resta un mesto set di cartapesta, depauperato di cultura, economia e ricchezza, a circondare un cumulo di macerie… E’ per questo che ci stiamo battendo contro lo scempio di Piazza Verdi: dietro gli archi di cemento e metallo, dietro i giochi d’ acqua, noi vediamo l’ abbattimento della memoria collettiva, primo passo per l’ “uccisione” della Comunità spezzina. E’ sotto l’ occhio di tutti la corsa sfrenata alla cementificazione delle periferie, all’ oscena proliferazione di quartieri-scenografie a far da corona alle cattedrali del consumismo sfrenato che noi chiamiamo centri commerciali: depauperare il centro, de-memorializzarlo, soffocarlo rendendone impossibile la fruizione è il primo passo della NUOVA DEPORTAZIONE a cui saranno soggetti i cittadini, costretti da una politica(?) schiava dell’ interesse del cemento alla fuga dal centro cittadino verso questi non-luoghi della memoria. Guai a far notare a questi soloni del falso rinnovamento urbanistico che questa strategia è, oltre che culturalmente ed antropologicamente, economicamente devastante (se muore il centro, muore l’ economia ad esso connessa): per una economia, ed una politica, che ci vorrebbe tutti dipendenti precari (quindi ricattabili?) guardare all’ interesse collettivo in visione strategica è non solo impossibile, ma impensabile. A chi ci accusa di un luddismo retrogrado, di un rifiuto acritico del progresso, di sostenere questa battaglia per mero opportunismo politico, rispondiamo che la nostra è, nel suo piccolo, una battaglia di civiltà, o meglio per decidere quale civiltà vivranno i nostri figli: o quella catodica, col suo individualismo sfrenato, il suo machismo, il suo disprezzo per il bene comune in nome di un (finto) benessere privato, o quella della Comunità, del bene comune, della memoria costruttiva. In mesi, dalla Turchia che in nome del verde urbano si ribella all’ islamizzazione, al Brasile che manifesta contro l’ osceno panem e circenses degli stadi miliardari (mentre milioni di brasiliani vorrebbero scuole e ospedali!), stiamo assistendo sempre più al rifiuto dei popoli di questa società fintamente libera e veramente schiava del mero profitto, merceologica e senza memoria. Piazza Verdi è la nostra linea del Piave, noi siamo in trincea, sostenuti dai cittadini, dalla Comunità, dalla, anche se molti esegeti della demolizione tendono a dimenticarlo, legalità. Diceva Dossetti (Atti dell’Assemblea Costituente 21 novembre 1946): “La resistenza individuale e collettiva agli atti dei poteri pubblici che violano le libertà fondamentali e i diritti garantiti dalla presente Costituzione è diritto e dovere di ogni Cittadino”.
Noi a questo Diritto e a questo Dovere siamo doverosamente obbligati a vincolarci.
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