Una riflessione sulla scuola, di Giorgio Di Sacco Rolla

Il caso del professore di Saluzzo, già stimato professionista e pilastro della scuola, oggi pervertito corruttore, suscita clamore e morbosi interessi. Presto però sulla vicenda cadrà l’oblio e la scuola italiana continuerà ad andare avanti come se niente fosse accaduto: troppo distratti da altri e ben più gravi problemi gli italiani per chiedersi a chi vengano affidati i loro figli. Fondamentale è che siano tranquilli e prendano buoni voti; poco rilevante indagare che cosa vi sia dietro quei numeri.

Insegno da quasi trent’anni nella scuola superiore; ho superato cinque concorsi ordinari in cui sono stato interrogato sul contenuto delle discipline che avrei insegnato e sulla loro didattica: mai sottoposto ad un colloquio attitudinale; nessun accertamento sul mio equilibrio psichico.Unico controllo medico: la Wasserman a 28 anni, quando entrai in ruolo, ed  un test per la tbc; dopo più nulla. E questo vale per tutti i miei colleghi; come se i docenti fossero immuni ope legis dalla depressione e dalle altre malattie e devianze psichiche che colpiscono l’umanità.

Solo quando un professore od un maestro “passano il limite” in modo palese , non riescono più a stare in classe, obtorto collo , con mille difficoltà , le gerarchie intervengono, meglio se costrette da un’indagine penale.

Troppo occupati al Ministero ad imporre gli “innovativi” modelli didattici già dismessi da altri paesi e a trasformare i presidi in manager ; troppo presi dalle dinamiche di categoria i sindacati per occuparsi della scuola che è costituita da una relazione tra adulti e bambini o adolescenti all’interno di un’aula in cui, stando a Platone, Eros era ed è presente! Meglio far finta di niente ed illudersi che il tutto si risolva asetticamente con lavagne luminose, registri elettronici e superflui adempimenti burocratici.

Grazie per la cortese attenzione

Giorgio Di Sacco Rolla

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