MonterossoAmare, il nuovo libro delle Edizioni Giacché

Opera della bravissima Miriam Rossignoli, fotografa e designer monterossina, esce in questi giorni per le Edizioni Giacché “MonterossoAmare”, un percorso ragionato, che passa per le terribili foto dell’alluvione, con immagini che solo una persona, nata e cresciuta lì, poteva cogliere nella loro profondità.

Il libro si interroga sulla responsabilità che abbiamo nei confronti dello splendido territorio delle Cinque Terre, patrimonio Unisco, e del modo in cui lo stiamo mantenendo.

Le foto del territorio brutalmente ferito, degli oggetti salvati dal fango si alternano così alle immagini che abbiamo dimenticato dell’alluvione del 1966.

Allora il monito servì, si aprì uno squarcio di verità: si era rotto un delicato equilibrio idrogeologico costruito a fatica dall’uomo col passare di secoli. Dalle pagine della “Nazione” come dell’“Unità” dell’epoca, ricercate con cura dall’autrice e riprodotte nel libro, leggiamo di una terra “devastata da un’inconsulta e sfrenata politica di costruzioni di strade e speculazione edilizia” con precise accuse alle giunte centriste di allora. Vi fu un aspro scontro politico con iniziative e convegni, richiesta di interventi dei parlamentari liguri del PCI con l’anticipazione di temi e disastri che si ripetono oggi a dimensione tanto maggiore. Cosicché, a quasi cinquant’anni di distanza, osserviamo di nuovo, nelle immagini del 2011, lo smarrimento nei volti degli abitanti, il silenzio e la desolazione e il buio della notte dopo l’alluvione.

Un tema difficile da affrontare, che le immagini asciutte e senza retorica di Miriam scandiscono in tre tempi: le alluvioni del ‘66 e del 2011, la ricostruzione e il borgo risistemato, oggi.

Così Valentina Strada, giornalista, nella prefazione racconta il trauma del ritrovarsi improvvisamente a fissare ossessivamente l’andirivieni dei mezzi e dei volontari anziché lo sciabordio rilassante e senza tempo delle onde del mare sugli scogli.

Poco a poco si ritorna alla vita, si affrontano i problemi: il muro dei Cappuccini crollato, le strade da rifare, i coltivi da raggiungere a fatica sul monte tra mille difficoltà. Consapevoli del fatto che quel lavoro di cura è esso stesso vitale per la sopravvivenza dei borghi delle Cinque Terre.

Così il titolo del libro MonterossoAmare, coniuga, con un gioco di parole, il nome del borgo con il verbo “amare” e con l’espressione “a mare” nel significato di “buttar via qualcosa”; dichiarazione d’amore dell’autrice per la sua terra meravigliosa, amatissima ma poco rispettata.

“La nostra ‘cattedrale’, – conclude Miriam Rossignoli – il nostro museo a cielo aperto è il paesaggio, scolpito a fatica per opera dell’uomo. Questo, e i prodotti della nostra terra, sono il nostro bene da conservare. Tutto il resto è una semplice cornice.”

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