Paolo Rosa co-fondatore di Studio azzurro ci ha lasciato.

Cara Anna

Pur non essendo un assiduo praticante di firme, in questo caso per Piazza Verdi ritengo opportuno, al di là dell’amicizia, sostenere la vostra mobilitazione. Sottoscrivo volentieri il vostro appello e mi affianco alla vostra determinazione.Un abbraccio Paolo Rosa…14/08/2013

Così Paolo Rosa mi aveva scritto pochi giorni fa: condivideva la battaglia e ha sottoscritto l’appello. Lo ringraziai (“Caro Paolo, grazie, sai quanto ci tenevo alla tua adesione sincera, tvb“) ; lui, la persona che più di ogni altro mi aveva fatto comprendere la bellezza della tecnica, che mi aveva condotto per mano nei territori dell’io attraverso monitor, schermi e dispositivi interattivi. Lui per me era il poeta dell’elettronica. Più di Paik, più di Bill Viola. Quel suo sorriso bellissimo,occhi blu. Avevo scelto la mia immagine di twitter mesi fa: io e Paolo insieme.

Nel 1993 inizio a seguire le lezioni di videoarte (che all’epoca si chiamava massmedia) di Sandra Lischi per il Corso di Laurea in Beni culturali a Pisa, esattamente un anno dopo la mia laurea in Lettere. Lì inizio ad amare l’arte tecnologica, e la lego con i miei studi di Teatro. Sandra mi permette di fare un esame sperimentale sul videoteatro. Così scopro che Studio azzurro nel 1985 aveva creato un esempio faro di videoteatro con Giorgio Barberio Corsetti, riesco a recuperare i video da uno speciale su Studio azzurro di Ghezzi per Fuoriorario e da lì comincia la mia ricerca che continua ancora oggi in un territorio che va a lambire installazione, digital video, performance.

Nel 1994 con Sergio Fregoso al Centro della Comunicazione della Spezia e con Simonetta Cargioli diamo vita a Visioni elettroniche, manifestazione di videoarte e invitammo Paolo a parlare della sua attività tra arte e multimedia. Gli parlo dei miei studi e lo presento al pubblico. Dopo quindici giorni mi telefona per dirmi che ha deciso di inserirmi tra i 10 giovani studiosi che la casa editrice Lindau gli ha chiesto di selezionare per fare dei saggi su Studio azzurro. Per un mese ho visto solo video. Era agosto. Il mio pezzo si chiamava “Attraverso lo specchio (del video)”. Fui molto fiera di quel mio primo assoluto contributo critico, contenenti alcune ingenuità ma anche tutta la passione che conservo ancora oggi per l’arte.

Per inciso, tutti i giovani selezionati da Paolo oggi di mestiere fanno i curatori museali (Andrea Lissoni), i ricercatori (Alessandro Amaducci), i critici d’arte e di cinema (Fabio Francione). E anche io ho continuato sotto il segno della sua arte, quella tecnologica, insegnandola dal 2005 nella sua Scuola di Tecnologie, all’Accademia di Brera.

Il secondo decisivo incontro con Paolo fu a Pisa in occasione della prima installazione interattiva di Studio azzurro. Si chiamava Il soffio dell’angelo e si basava su un sistema pneumatico che soffiava aria e permetteva al passaggio del visitatore, di gonfiare alcuni paracadute che si animavano di immagini in movimento. Vidi l’installazione, e ne fui letteralmente folgorata, mi venne da scrivere qualcosa a casa, di getto, con un vecchio computer. Lo stampai e lo spedii via raccomandata a Studio azzurro. “Voglio condividere con te questi pensieri, caro Paolo“. Era una specie di regalo per ricambiarlo dell’emozione che l’opera mi aveva suscitato.

Dopo alcuni giorni la curatrice Silvana Vassallo mi chiama al telefono a Spezia: “Paolo Rosa mi ha detto di aspettare di andare in stampa con il catalogo perché vuole inserire il tuo testo. Ha un titolo?“. Mentre sto per svenire dall’emozione, me lo invento al telefono sul momento: “Si, Il rituale del respiro“. Paolo da allora mi ha sempre portato fortuna e ha creduto in me. Gli ho voluto bene e amavo la sua arte in modo totale.

Essendo studiosa di videoarte ed essendo per giunta, la compagna del videomaker Giacomo Verde per moltissimi anni, le occasioni per incontrarci con Paolo sono state numerosissime:convegni,lezioni, interviste, in giuria al Riccione TTV…. Nel 2004 fui invitata a Brera dove Paolo ricopriva un ruolo direttivo, a tenere un incontro pubblico nell’Aula Magna della Scuola di tecnologie. Parlai di Robert Lepage. L’anno dopo iniziai a insegnare alla Scuola di Tecnologie. La materia era (ed è) Digital Video. Nel 2005 eravamo solo in 2 donne a insegnarci.

Per molti anni ho seguito i suoi lavori digitali, i musei interattivi, gli spettacoli, le performance. Ho letto tutti i suoi scritti sull’etica tecnologica. Sin dai tempi del Manifesto per una cartografia del reale (1992) di fatto il manifesto dell’arte tecnologica in Italia. L’ho citato, ho riflettuto sui suoi lavori nei miei libri e lui generosamente regalò a me e Andrea Balzola un bellissimo testo inedito sui 10 punti per un’arte interattiva,pubblicato all’interno del nostro volume Le arti multimediali digitali (Garzanti 2004). Invitati da Ponte di Pino io e Paolo condividemmo una puntata di Piazza Verdi su Radio Rai sulle tecnologie a teatro. In quell’occasione mi parlò del fatto che Milano voleva omaggiarli con una retrospettiva gigantesca sul loro lavoro. Chissà se lo faranno. A novembre gli chiesi se poteva presentare il mio libro nell’ambito della kermesse Book city di Milano e fu davvero bello stare di nuovo insieme! L’organizzazione ha realizzato un video che è on line ma da oggi non ho più il coraggio di rivederlo.

Quante tesi ho discusso su Studio azzurro, quante volte ho citato nei miei saggi i pensieri profondi di Paolo, quanto ho studiato sui suoi progetti, quante volte ho fatto vedere le videoinstallazioni dal librp-video Feltrinelli (dell’amico Bruno di Marino)! E quante volte le farò ancora vedere….

Mi sento distrutta dal dolore, l’arte ha perduto una sua musa. E io ho perduto un maestro e un amico. Addio Paolo….

http://www.youtube.com/watch?v=3Ig7ZX7D_5c

 

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