Le Canzoni da Marciapiede, una recensione di Roberto Di Maio

Martedì 13 agosto

 

Finalmente! Era ora! Nella piacevole ed invitante cornice del Parco del Colombaio, all’interno della manifestazione denominata “Trovare il tempo” – rassegna di musica e teatro, diretta da Bacchus – si è respirata una… educata, accattivante e deliziosa atmosfera di Café chantant.

Andrea Belmonte, autore e musicista a “tutto tondo”, Valentina Pira, affascinante e convincente mattatrice teatral-musicale della serata, la piccola Alice Belmonte, figlia d’arte e tre pudiche donzelle discintamente vestite – nel caso, l’ossimoro è di prammatica – hanno dato vita ad uno spettacolo coinvolgente e rilassante al tempo stesso.

L’ingresso delle tre ragazze di cui sopra – per la cronaca, Chiara, Camilla ed Ila – ed il loro posizionamento nella postazione “postribolo” principia una carrellata di canzoni d’epoca (dal Trio Lescano a Natalino Otto, da Milly ad Edith Piaf, passando per Marlene Dietrich, Cinico Angelini, Achille Togliani, ecc..) che si alternano, con intelligente costrutto e continuità, ai brani originali presenti nell’album di Andrea e Valentina ““Al pranzo di nozze”.

La tastiera di Andrea accompagna, segue, precede ed interagisce magistralmente con Valentina che, stanislavskijanamente, interpreta tutte le canzoni come se vivesse in quell’esatto momento le frasi, i concetti e le emozioni espresse nei brani cantati. Alternando i notevoli registri posseduti, Valentina è sempre credibile e godibile; una mimica facciale prodigiosa ed una postura sempre intonata al contesto, conferiscono alla pièce il valore aggiunto alle sue, già encomiabili, capacità canore.

Dobbiamo anche doverosamente rimarcare – per amor di spezzinità – quanto ci sia particolarmente piaciuto uno spettacolo che, INIZIATO riferendosi alle gesta letterarie d’uno degli spezzini più geniali – Giancarlo Fusco,autore, fra l’altro, dell’irriverente raccolta di racconti avente per titolo “Quando l’Italia tollerava” – DISPIEGATO attraverso mostri sacri della musica continentale, si sia poi COMPIUTO con “A me mi piace vivere alla grande” del brillante e sfortunato cantautore spezzino, Franco Fanigliulo.

Fuor di metafora e/o da retrivo campanilismo, l’avere inquadrato territorialmente – oppure, averne avuto solo l’impressione – la carrellata umana dei toccanti personaggi incarnati nelle “Canzoni da Marciapiede”, nulla toglie alla professionale universalità dell’esibizione di questo fantastico DUO, anzi, semmai lo qualifica ulteriormente… rendendolo ancora più affettuosamente, nostro. Bravi davvero!

(Roberto Di Maio)

Foto: Samuel Fava

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