Valeria Grasso: la denuncia e l’abbandono da parte dello Stato

Mi è capitato, in questi ultimi anni, di parlare con i testimoni di giustizia. Le loro storie sono diverse, diversi i modi in cui sono arrivati a denunciare, ma il commento è unanime: “Lo Stato ti invita a denunciare e poi ti abbandona”.

Prendiamo Valeria Grasso, imprenditrice siciliana costretta a vivere in località segreta nel Nord Italia per sfuggire alle ritorsioni mafiose, dopo aver denunciato chi le chiedeva il pizzo per la sua palestra. Ma una delle figlie di Valeria al Nord sta male e torna a Palermo; è un’adolescente, non sa stare lontana dalla sua terra, dagli amici, dalla sua vita. Ma il malessere è forte e anche in Sicilia la depressione la porta anche a un ricovero. E così Valeria lascia il Nord, torna a casa, per stare vicino alla figlia in difficoltà.

E lo Stato le toglie l’indennità. Perché “al momento sta a Palermo”. Il fatto che Valeria a Palermo ci stia per motivi di famiglia e non per vacanza sembra non contare. Più dei soldi, ciò che pesa è questo senso di abbandono, di solitudine. Questo è uno Stato che lascia soli i testimoni di giustizia, che non sa (o non vuole?) difendere chi non si piega alla criminalità.

Eppure Valeria confessa che lo rifarebbe.

Nonostante le minacce, le ritorsioni, le intimidazioni, i soldi negati, l’abbandono e tutto il resto.

Al suo fianco si è schierato anche l’ex PM Antonio Ingroia, che ha dichiarato “Chi si ribella alla mafia non può essere abbandonato dallo Stato”.

Legalità è libertà. 

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