Weimar 1999: i cittadini in rivolta bocciano le strisce di Buren

La storia delle strisce di Buren inizia molti anni fa, come ci racconta Adachiara Zevi nel suo “Osmosi tra opera e luogo”, esattamente nel 1965, quando alla ricerca di una “soluzione visiva che fosse la più vicina a quello che consideravo il livello zero della pittura” – dice lo stesso Buren –egli scopre al mercato di Saint-Pierre a Parigi un tessuto rigato. “Esso ha assunto allora per me d’un sol colpo tutte le qualità che non avevo trovato nel mio lavoro. Questo tessuto mi è sembrato essere il supporto col quale avrei potuto veramente lavorare”.

Le famose strisce, che Buren porterà alla dimensione “canonica” di 8.7 cm e introdurrà in tutte le sue opere (in zeneise diremmo che “ha inventé le righe du Baciccia” che è un po’ come scoprire l’acqua calda…).

Ci ha provato anche a Weimar nella “culla del classicismo”, sulla Rollplatz, una piazza della bella cittadina tedesca dell’ex Germania Est. Il “nostro” Daniel Buren aveva progettato quella che vedete in foto con pilastrini a strisce, visione “ludica” dello spazio e tutto il consueto repertorio bureniano.

Secondo lo stesso artista in un’intervista pubblicata da Julia Draganovic nel libro ”L’arte fuori dal museo”, quello fu un vero e proprio “fallimento di successo”, un celebre fallimento insomma che potremmo riassumere così: l’iter del percorso amministrativo prevedeva momenti di confronto con la cittadinanza che portarono alla bocciatura del progetto da parte del Consiglio Comunale di Weimar.

Piazza” sarebbe potuto diventare un caso-scuola se qualcuno si fosse preso la briga di raccogliere la documentazione del percorso durato 3 anni, sempre ammesso che si possa fare un paragone tra le procedure delle nostre sgangherate istituzioni e il rigore di quelle tedesche.

Invece non è stato così. Gli spezzini dovranno vedersela anche con le istituzioni che sbagliano datazioni, paciugano, poi ci ripensano e correggono, dicono e non dicono.

Ma soprattutto dovranno vedersela in futuro con tutti quei “rappresentanti del popolo” che forse non l’hanno poi così ben rappresentato. Che a tu per tu si dichiarano perplessi o contrari ma poi non vanno in consiglio, si astengono o votano a favore.

Qualche lezione dall’estero si può anche prendere ogni tanto.

 

Marco Passano Gentili

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