Articolo di Crecchi, un’altra risposta

In relazione all’articolo su piazza Verdi del giornalista Paolo Crecchi, pubblicato sul Secolo XIX in data 8 agosto u.s. – in una pagina della cronaca nazionale – vorrei fare delle importanti precisazioni, visto che il contenuto presenta vari errori:

1) I pini presenti in piazza Verdi appartengono alla famiglia del Pinus pinea (pino domestico), E NON del Pinus pinaster.
Il Pinus pinea è tipico dell’area mediterranea, e peraltro è il miglior tipo di pino per la produzione di pinoli.
Dato che il giornalista sostiene che questi pini “NON C’ENTRANO NULLA CON LA FLORA LIGURE”, mi sorge il dubbio che non abbia ben presente dove è geograficamente collocata la città della Spezia, e cioè in Liguria, regione che non solo si affaccia sul Mediterraneo ma che è anche famosa in tutto il mondo per la produzione del pesto, tipico e storico condimento che vanta tra gli ingredienti i pinoli, frutti di cui il Pinus pinea è il massimo produttore.

2) La perizia è stata svolta da un Dottore Forestale, E NON da una Guardia Forestale; inoltre l’incarico è stato conferito all’esperto proprio dalla civica amministrazione, contrariamente a quanto da lui sostenuto nell’articolo (vedasi la perizia sul sito del Comune).

3) Il giornalista – alla luce della valutazione sullo stato di salute di alcuni pini – si domanda retoricamente: “Si può giocare con la sicurezza dei cittadini?”. Risposta: “No, naturalmente”. E su questo siamo tutti d’accordo.
I cittadini, però, vanno oltre, e si chiedono come mai l’amministrazione in tutti questi anni abbia omesso di verificare lo condizioni delle piante, facendo ipoteticamente correre il rischio alle innumerevoli persone che hanno frequentato la piazza – tra cui tantissimi bambini e ragazzi – di morire schiacciati da un albero. E si chiedono anche come mai l’amministrazione abbia fatto svolgere la perizia solo ora. Il fatto di voler portare avanti a tutti i costi il progetto Buren non c’entra niente, ovviamente è solo premura per l’incolumità dei cittadini…

 

4) Il giornalista prosegue dicendo che al posto dei pini “arriveranno aranci, aceri, peri, rampicanti e prati”. Sì, e anche Heidi con le caprette.
Forse dovrebbe riguardarsi meglio il progetto Buren.

5) Continua poi l’attacco contro i pini, dicendo che “tanti disastri hanno provocato in passato, dalle infestazioni di processionaria agli INCENDI, dallo smottamento delle colline allo stravolgimento paesaggistico”.
Ecco, vorrei dire al Sig. Crecchi che:
– gli alberi non prendono fuoco da soli;
– quando sono colpiti da parassiti e funghi sono curabili, ma spetta all’uomo intervenire e apprestare le cure necessarie;
– lo stesso vale per gli smottamenti, perché non viene fatta la fondamentale manutenzione dei boschi e perché si continua a ridurre il verde e a sostituirlo con il cemento;
– idem per lo stravolgimento paesaggistico: il verde abbellisce, sempre e ovunque. Lo stravolgimento lo realizza l’uomo, spesso con sperpero di denaro (pubblico) e gravi ed irrimediabili conseguenze non solo dal punto di vista estetico ma anche da quello del dissesto idrogeologico (lo invito nuovamente a riguardarsi il progetto Buren).

6) Vorrei poi far notare che il giornalista ha scritto che i pini della piazza “hanno avuto una vita decisamente difficile”: tra i vari motivi, annovera il fatto che “non sono mai stati potati con cura”. E di chi mai sarà la responsabilità?!… con questo torniamo al discorso dell’incuria da parte di chi è tenuto a fare manutenzione e ai possibili disastri di origine UMANA. Quindi rendiamo grazie alla civica amministrazione.

Per concludere, è da sottolineare il passaggio dell’articolo in cui il giornalista sostiene che, grazie al nuovo progetto, in piazza Verdi avremo “sole d’estate e ombra d’inverno, il ritorno delle stagioni nel centro città”. Direi che si commenta da solo. Io mi astengo perché potrei beccarmi una querela.

Ramona Tellini

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