Alcune precisazioni su Piazza Verdi

In relazione all’articolo apparso il 5 agosto su Repubblica “Salvate il progetto Buren alla Spezia” (che riprende analogo articolo pubblicato il 2 agosto su Liberation) ci preme inviare le seguenti precisazioni:
Piazza Verdi è l’unica piazza storica della città risparmiata dai bombardamenti dell’ultima guerra, ed è circondata da edifici liberty, déco e umbertini costruiti tra fine ’800 e primi ‘900. Qui troviamo uno dei simboli della città liberty: la Libellula Posata in ferro battuto.
È in questo contesto di una tipica piazza italiana che l’Amministrazione Civica prevede di realizzare una spianata, abbattendo le alberature centrali e installando portali in cemento armato rossi e verdi alti oltre tre metri, pilastri luminosi di 5 metri e vasche d’acqua squadrate. Progetto che non prevede (come dichiarato) la pedonalizzazione dell’area, ma solo l’interdizione al traffico privato, lasciando attive le corsie bus-taxi a doppio senso di marcia.
Il progetto ha suscitato vivaci proteste nella cittadinanza in primo luogo il metodo verticista seguito, che ha mancato di condividere con la popolazione un così radicale rifacimento della piazza, presentata abusivamente dal Comune alla UE come “zona degradata” per ottenere i fondi necessari.
Non è stata fatta alcuna consultazione, sono state ignorate le raccolte di firme contro il progetto e un sondaggio che dava al 70 % i residenti contrari. A pochi mesi dalla campagna elettorale che lo ha visto eleggere, il Sindaco aveva rassicurato la città a mezzo stampa, dichiarando che il progetto sarebbe stato accantonato. Poi, subito dopo le elezioni, partono le richieste di autorizzazione alla Soprintendenza, corredate da documentazione incompleta e fallace, e dopo meno di un anno si avviano i lavori, e si affida l’appalto, dichiarando che «il percorso scelto dall’Amministrazione non è di tipo partecipato».
Peccato che i co-finanziamenti europei prevedano il coinvolgimento della cittadinanza!
Anche la legge di tutela e il Codice dei Beni Culturali italiani sono state disattese in quanto il Comune ha presentato negli atti ufficiali una datazione posteriore dei pini fornendo così una lettura sbagliata del quadro storico-architettonico della piazza, errore che ha viziato anche l’esito del concorso vinto da Vannetti e Buren.
È stata necessaria una ricerca da parte dei cittadini negli archivi comunali (!!!) per far saltar fuori la datazione corretta e dunque il fatto che la piazza è vincolata dalla legge vigente.
È su questo aspetto che è intervenuto il Ministro, richiamando al rispetto della normativa di tutela e attualmente il progetto è stato sospeso dalla Soprintendenza per carenze istruttorie nella definizione dell’interesse culturale e storico degli elementi della piazza.
Per questo più d’un esposto, ora al vaglio degli inquirenti, è stato presentato dai cittadini. Anche il gruppo dei Verdi Europei, con il vicepresidente Raul Romeva ha presentato interrogazione al Parlamento Europeo al fine di verificare il rispetto delle modalità di finanziamento del progetto in esame, come disciplinato dai regolamenti UE.
Il progetto Buren prevede inoltre sotto la piazza degli impianti (altamente energivori) necessari a far funzionare le installazioni dell’artista francese, che causeranno l’abbattimento (in parte già fatto sotto gli occhi dei cittadini esterrefatti) di tutti gli alberi esistenti. I lavori di scavo, invasivi, secondo la perizia del geologo incaricato dal Comune interesseranno una falda acquifera molto vicina alla superficie, rischiando di compromettere il delicato equilibrio di tutta l’area.
Il sospetto è che la petizione a sostegno di Buren sia un tentativo di “forzare” le leggi di tutela che anche l’artista francese è tenuto a rispettare.
Egli peraltro non è nuovo a polemiche neppure in Francia: a soli 10 anni dall’inaugurazione dell’opera da lui realizzata nella Corte d’Onore del Palais-Royal, Parigi ha dovuto sostenere un’ulteriore spesa (4 mln di €) necessaria per il restauro delle installazioni già in stato di degrado.
Non vorremmo trovarci nella stessa situazione, il progetto di Piazza Verdi (co-finanziato solo per 2/3 dalla UE), costa già 3 mln di € e le opere previste fanno temere che anche la nostra città debba in un prossimo futuro sobbarcarsi spese di restauro spropositate o abbandonarle in assoluto degrado!

Comitato difesa Piazza Verdi, Italia Nostra La Spezia, Legambiente La Spezia

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